5 cose da sapere sui Mondiali in Russia

13 06 2018 di Gianluca Ferraris
<p>Giovanissimi tifosi alla presentazione della Nazionale tedesca in partenza per la Russia</p> Credits: Getty Images

Giovanissimi tifosi alla presentazione della Nazionale tedesca in partenza per la Russia

Gli Azzurri non ci saranno. Ma il grande appuntamento calcistico, in partenza il 14 giugno, è sempre una fucina di racconti bellissimi o tragici. Che vanno oltre il pallone e i suoi rituali. Ecco i più curiosi

Al Mondiale di calcio, lo sappiamo, l’Italia non ci sarà. Abbiamo finito i popcorn durante le consultazioni per il nuovo governo e non avremo bisogno di farne scoppiare altri, almeno non davanti alle partite degli Azzurri. Ma questo non significa che la 21esima edizione della kermesse, in Russia dal 14 giugno al 15 luglio, sia qualcosa da trascurare.

Intanto perché per la prima volta dal 2002 si potranno guardare tutte le partite in chiaro e in diretta, sulle reti Mediaset (Canale 5, Italia 1, Canale 20 e Mediaset Extra). Ma soprattutto perché nulla come un Mondiale di calcio sa offrire storie di ogni tipo: allegre, tristi, bizzarre, curiose, spesso in grado di raccontare altro rispetto al pallone e ai suoi rituali un po’ stanchi. Eccone alcune, da leggere in attesa dei Mondiali di Calcio Femminile del 2019 in Francia, dove le nostre Azzurre ci saranno eccome.

La maledizione delle vittorie annunciate

Gary Lineker, ex capitano della Nazionale inglese e oggi telecronista per la Bbc, ha una massima: «Il calcio è quello sport dove si gioca 11 contro 11 e alla fine vince la Germania». Difficile smentirlo, visto che la sua Inghilterra è uscita 7 volte su 10 contro di lei, 2 delle quali in semifinale. Anche questa volta i tedeschi partono in pole position. Ma la palla è rotonda e non sempre le cose vanno come previsto. Lo sa bene il Brasile, 5 coppe in bacheca e altro grande favorito. Nel 1950 i verdeoro ospitarono l’Uruguay in una finale che pareva una festa annunciata: a gremire il Maracanà di Rio c’erano 200.000 persone e l’unico dubbio era il numero di gol con i quali avrebbero sepolto gli avversari. Che invece vinsero 2-1 e dovettero abbandonare lo stadio nascosti nelle ambulanze per non essere linciati dalla folla, mentre 36 tifosi brasiliani si suicidarono e l’allenatore chiese asilo politico in Portogallo. L’episodio passò alla storia come Maracanazo (gioco di parole fra il nome dello stadio e il termine strage).

Il sogno di Essam, in porta a 45 anni

Il padre di Essam Kamal El-Hadary aveva lavorato duro nei cantieri edili del Cairo fino a lesionarsi la colonna vertebrale: tutto perché suo figlio potesse studiare e diventare il primo ingegnere della famiglia. Ma Essam sognava altro: voleva diventare un calciatore, aveva la stoffa per farlo e il coraggio di rivelarglielo. Papà non la prese bene: lo costringeva ad andare a piedi agli allenamenti, gli negava i soldi per il pranzo e un giorno bruciò la sua divisa da portiere. Non lo perdonò neppure in punto di morte: «Quando da lassù mi vedrai difendere la porta dell’Egitto in un Mondiale, ti ricrederai» disse Essam al suo capezzale. Poi tornò al campo per inseguire il suo sogno. Quando nel 1989 la nazionale egiziana staccò il pass per Italia 90 era ancora troppo giovane e gli dissero di aspettare. Poi una serie di disastri sportivi e personali, fino al 2010 quando, da numero uno dell’Egitto, Essam vide la qualificazione svanire all’ultimo match. A 37 anni compiuti sembrava la fine del sogno. Non per lui, che ha sempre portato tra i guanti l’aquila di Saladino, versione mediorientale della fenice ed evidente portatrice degli stessi effetti. O forse, come dicono le malelingue, è merito della sua mai celata simpatia per il regime. Fatto sta che in Russia Essam ci sarà. E se dovesse scendere in campo, con i suoi 45 anni e mezzo sarà il più anziano di sempre ad averlo fatto.

Il primo volo del netturbino di Panama City

A Russia 2018 giocheranno almeno 2 comprimari che fino a qualche mese fa non avrebbero mai osato sperarlo. Uno si chiama Gabriel Victoria: fa il netturbino a Ipanil, piccolo centro a 60 chilometri da Panama City. La storica qualificazione della sua Nazionale ai Mondiali ha obbligato Panama, come da regolamento, a fornire anche una terna arbitrale. E lui, che nei fine settimana arrotonda facendo il guardalinee e non è mai uscito dal Centroamerica, si è trovato in tasca un biglietto per Mosca. L’altro è Birkir Mar Saevarsson, terzino dell’Islanda. Lui di aerei ne ha presi parecchi, perché fa il pilota di linea, e il debutto del team scandinavo lo ha costretto a mettersi in aspettativa per 2 mesi. Perderà circa 8.500 euro, equivalenti più o meno a 7 ore dello stipendio di Messi, capitano dell’Argentina e calciatore più pagato della rassegna iridata.

Lo zar in cerca di riscatto

Niente come lo sport fa impazzire le relazioni internazionali. Atteso alla prova è soprattutto il leader russo Vladimir Putin, che a 4 anni dal disastro organizzativo delle Olimpiadi invernali di Sochi vuole mostrare una Nazione efficiente ai suoi ospiti. Tra i quali però si annunciano parecchie defezioni: Angela Merkel ha già detto che non ci sarà, Emanuel Macron e Theresa May sono in dubbio. Mancherà anche Bashar al-Assad: la Siria è stata fino all’ultimo in corsa e, sorteggi alla mano, avrebbe dovuto affrontare proprio la Russia. Presentarsi in tribuna a fianco del potente alleato sarebbe stato un bel colpo di propaganda per il dittatore. Della strategia mediorientale dello zar fa parte anche l’ospitalità offerta dalla Cecenia, presunto baluardo al fondamentalismo islamico, per i ritiri premondiali delle squadre africane.

La leggenda delle wags

Il quotidiano inglese Sun ha stilato la classifica delle immancabili mogli e fidanzate “di” (chiamate wags), ormai presenza leggendaria sugli spalti. Sarà una gara nella gara: si contendono il podio Georgina Rodriguez, sposa di Cristiano Ronaldo, l’attrice Yoo So-Young, fidanzata del sudcoreano Son Heung-Min e la modella Lena Gercke, compagna del tedesco Sami Khedira.

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