Tutti portiamo un pezzo del Muro di Berlino in noi

06 11 2014 di Myriam Defilippi
Berlin, Germany --- Graffiti on parts of the Berlin wall --- Image by © Svenja-Foto/Corbis
Berlin, Germany --- Graffiti on parts of the Berlin wall --- Image by © Svenja-Foto/Corbis
25 anni fa cadeva il Muro di Berlino. Un evento vissuto in diretta da molti, un momento cruciale per tutti. Tra tensioni, speranze, disillusioni

Il 9 novembre di 25 anni fa veniva fatto cadere il Muro di Berlino. Per chi è mia coetanea e veleggia attorno ai 50 anni rivedere quelle immagini è un tornare alla prima metà della sua vita quando i confini dell’Europa e del mondo avevano tutt’altra andatura. Per le millenials credo sia una passeggiata in un mondo noto ma anche alieno. Io penso che tutti però portiamo in noi, seppure in modi diversi, ombre, frammenti e varchi del Muro.

Proprio in quell’epoca mi sono trovata due volte a Berlino, nell’87 all’Ovest, nel l’89 all’Est. Facevo quelle che più avanti si sarebbero chiamate vacanze studio low cost. Non potevo immaginare che il pacchetto comprendesse porzioni così corpose di Storia. Come “guida turistica” avevo letto Il cielo diviso, uno dei romanzi più celebri di Christa Wolf (edito da e/o) ambientato in quella città spezzata.

Berlin, Germany --- Graffiti on parts of the Berlin wall --- Image by © Svenja-Foto/Corbis
Berlin, Germany --- Graffiti on parts of the Berlin wall --- Image by © Svenja-Foto/Corbis



 


  • Il mio amore per Berlino è partito dall’Ovest è stato un colpo di fulmine.


Un sentimento provato anche da Roberto Moliterni che ne parla  in questo post. E’ stato però subito velato di inquietudine per le parole di Klaus, il mio prof di allora, e per i trasbordi mattutini in metropolitana. Klaus era vissuto anche a Firenze e diceva:
“Noi dell’Ovest possiamo viaggiare liberamente ma quando ci muoviamo ci sono documenti da preparare e mille controlli a cui sottoporsi ai confini. Tanto che anche a Firenze non pensavo a uscire dalla città”.

Quella gabbia fisica ed emotiva mi stringe ancora oggi il cuore. Sensazione simile anche al mattino quando dovevo raggiungere la scuola nel quartiere di Kreuzberg, a ridosso del Muro. Prendevo una linea della metro che transitava per un tratto sotto Berlino Est. Alla vecchia fermata di Friedrichstrasse il treno rallentava, nessuno poteva scendere o salire, si vedevano solo le mattonelle lucide della stazione e i fucili, altrettanto lucidi, dei soldati schierati a guardia del vuoto.

 

 

Berlin, Germany --- Graffiti on parts of the Berlin wall --- Image by © Svenja-Foto/Corbis
Berlin, Germany --- Graffiti on parts of the Berlin wall --- Image by © Svenja-Foto/Corbis



  • Nell’agosto dell’89 ho frequentato l’Herder Institut di Radebeul, Dresda.


In quell’estate che ricordo soffocante mi hanno portata a Lipsia, Francoforte sull’Oder e naturalmente Berlino Est. Dell’allora capitale della DDR, la Repubblica democratica, mi resta un unico flash: il celebre viale Unter den Linden che arrivava alla Porta di Brandeburgo attraverso tre grigi (dell’asfalto, dei palazzi e del cielo). Con due verdi a contrasto: le foglie dei tigli e le divise dei soldati sovietici schierati ai lati.

Tornando a Dresda in treno, nel tardo pomeriggio, parlai a lungo con Katharina, la figlia di uno dei docenti della scuola. Aveva un paio di anni meno di me, era una ragazza molto determinata e altrettanto arrabbiata. Con un desiderio forte di uscire, di andare al di là. I suoi genitori insegnavano inglese (una vera eccezione da quelle parti allora) e anche lei lo conosceva bene. Mi stupii non poco quando mi disse:
“Per non farci capire è meglio parlare inglese”.

Lì in effetti ti decriptavano se ti esprimevi in tedesco o russo , la lingua che tutti dovevano studiare. Sapevo della Stasi, la polizia segreta che spiava i cittadini dell’Est ma sapevo anche di essere di interesse nullo per loro. Katharina invece poteva essere spiata e trovava rifugio nell’inglese per le sue considerazioni politiche.

A Dresda vetrine e scaffali dei negozi erano semivuoti, i monumenti schiaffeggiati dall’inquinamento. I libri di tedesco dati a noi studenti stranieri erano di carta grigiolina quasi evanescente e privi di foto, avevano qualche disegno e brani tracimanti propaganda. Ricordo però anche Helmut, un insegnante molto bravo che nelle sue lezioni parlava di Goethe e Beethoven, glorie tedesche abbracciabili da entrambi i lati del Muro.

Due momenti della vacanza oggi posso leggerli come indizi di quello che sarebbe successo tre mesi dopo, nel novembre del 1989. Una mia amica e io conoscemmo due giovani ingegneri di Mosca che, una mattina, senza doversi procurare autorizzazioni, lasciapassare, beneplaciti diplomatici ci portarono dentro la base sovietica a Dresda. Gita, quella, che suppongo fino ad allora sarebbe stata vietatissima. Ma l’Europa dell’Est si preparava a ridisegnare la sua mappa e i suoi interessi.

Una sera fu anche organizzata una festa tra gli studenti di vari istituti: io arrivai con i compagni di corso italiani e spagnoli, ad aspettarci c’erano rappresentanti di tutto il mappamondo comunista. Cosa significava che, nel cuore della Sassonia, una sabauda come me potesse bersi una birra con una pianista quarantenne rumena e un ragazzo del Camerun? Che molti confini si stavano spianando: l’abbattimento del Muro fu il fragore di un movimento lungo, complesso, accidentato.

 

 

Berlin, Germany --- Graffiti on parts of the Berlin wall --- Image by © Svenja-Foto/Corbis
Berlin, Germany --- Graffiti on parts of the Berlin wall --- Image by © Svenja-Foto/Corbis



  • Sono tornata altre due volte a Berlino. Nel 2008 e l’anno scorso.


Vederla senza Muro ha significato riscoprirla, reinventarla dentro di me. Ogni volta ci incontro amici artisti dall’Italia saliti lassù, emigranti della cultura che come bagaglio si portano appresso le loro tele. L’ultimo, un pittore-restauratore che qui ha perso il lavoro, è partito due giorni fa. Proprio due giorni fa la Linke, il partito che ha raccolto l’eredità degli ex comunisti della Repubblica democratica, ha vinto le elezioni in Turingia, uno dei Laender dell’Est. E’ la prima volta che succede dall’89. Non so quanto il richiamo del passato sia una protesta contro il presente che si fa cupo.

Di recente, mentre la Cancelliera Angela Merkel definiva la riunificazione della Germania un capolavoro, ho sentito Nikolaus Nuetzel, un amico che conosce bene l’Italia e lavora come freelance per alcune radio bavaresi. Era in partenza per il Meclemburgo e il Brandeburgo, le regioni attorno a Berlino. Mi ha detto:
“Vado a vedere cosa succede là. Le ultime ricerche confermano un forte aumento della disoccupazione tra le donne, spesso single con figli. E della povertà, soprattutto dei giovani e dei bambini. Il nostro Nord Est è il vostro Sud”.

 

  • Tornerò a Berlino più avanti, dopo i festeggiamenti di questi giorni.


Proverò ancora a carpire il segreto di una città che riesce a reggere un tale sovraccarico di Storia, tragedie, disillusioni ma anche, costantemente, ad alimentare nuove speranze. Prima di partire mi piacerebbe leggere le testimonianze vostre, di chi ha conosciuto Berlino con il Muro e di chi l’ha scoperta dopo l’89. Me le scrivete qui?

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