Perché in Spagna le donne diventano sindaco (di Podemos). E in Italia no

Manuela Carmena a Madrid e Ada Colau a Barcellona, sindaci con Podemos
A Madrid, l'ex giudice Manuela Carmena. A Barcellona la pasionaria Ada Colau. Avanzano le donne candidate dagli "indignati". La Spagna si rinnova. E l'Italia?

In Spagna le donne, sostenute dal movimento Podemos, vengono elette sindaco. La capitale Madrid dovrebbe essere guidata, dopo trattative tra i partiti, da Manuela Carmena. A Barcellona l'alcalde sarà con ogni probabilità Ada Colau. Un trionfo per il partito degli "indignati".

Manuela Carmena, 71 anni, è stata avvocato e poi giudice, è l'unica superstite di un terribile attentato terroristico di estrema destra in cui morirono i suoi colleghi e da qualche anno faceva la pensionata. Seppure impegnata.

MANUELA CARMENA
Manuela Carmena a Madrid e Ada Colau a Barcellona, sindaci con Podemos


Ada Colau, 41 anni, è una attivista per i diritti sociali, si è battuta a Barcellona per dare una casa agli sfrattati e ha organizzato proteste animate e rumorose davanti alle abitazioni dei politici catalani (è stata anche arrestata). Promette aiuti ai disoccupati, ai lavoratori precari, alle famiglie con bambini denutriti (un problema diffuso, in Spagna).

Ada Colau
Manuela Carmena a Madrid e Ada Colau a Barcellona, sindaci con Podemos


Perché in Spagna si eleggono donne nelle principali città, mentre in Italia è impossibile (salvo rare eccezioni, come anni fa Letizia Moratti a Milano)?

Lo ho chiesto al giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli, che ha scritto con Giacomo Russo Spena Podemos, la sinistra spagnola oltre la sinistra (edizioni Alegre). Sono stati a Madrid, hanno visto da vicino il movimento degli "indignati", intervistato il leader Pablo Iglesias (il prof con il codino che si veste come Bruce Springsteen) e parlato con donne che sono dirigenti e attiviste del partito.

 

Come mai in Spagna le donne vengono candidate a sindaco di città importanti, ed elette, mentre in Italia è così difficile?

«La differenza con noi c'è e si vede: la presenza delle donne nella politica spagnola è più alta. Ma non ne farei una questione di genere. O di pari opportunità. Certo, alle elezioni iberiche la metà dei candidati in lista sono rigorosamente donne. E la parità è un tema molto sentito e dibattuto. Ma le donne non si fanno largo perché ci sono delle corsie preferenziali pensate per loro».

 Merito di Podemos, allora?

«Sì. Questo movimento di protesta, diventato un partito, è aperto a tutta la società. A differenza delle forze italiane, che spesso creano gerarchie inamovibili e non fanno venir voglia di avvicinarsi, Podemos ha spalancato le porte anche a chi non ha esperienza politica. A tutti, non solo alle donne. Se non fosse così, non avrebbe sostenuto come sindaco di Barcellona Ada Colau, una attivista e pasionaria che in passato è stata anche arrestata. Scomodissima».

 

Sei stato al Congresso di Podemos, l'anno scorso: com'era l'ambiente?

«Militanti e simpatizzanti sono quasi tutti giovani: l'età media è di 30-35 anni. Una grande differenza rispetto all'Italia. Il modo di discutere, e di decidere, è diretto, trasparente, condiviso, proprio perché i giovani hanno cambiato le regole. E tra i dirigenti del movimento ci sono moltissime ragazze. Alcune hanno appena 25 anni e arrivano vestite in jeans e maglietta. Un po' come il loro leader, Pablo Iglesias. L'ambiente è effervescente e dinamico, fa pensare più a un'aula universitaria che a un centro sociale».

 

Podemos assomiglia al Movimento 5 Stelle?

«Le differenze sono maggiori dei punti in comune. Podemos, proprio come il M5S, ha dichiarato guerra alla "casta". Ma i suoi militanti si riconoscono nella sinistra, cantano El pueblo unido e alzano il braccio con il pugno chiuso. Il movimento di Beppe Grillo, giusto per fare un esempio, raccoglie invece scontenti sia di destra che di sinistra».

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