Michelle Obama, un modello per le donne

09 11 2018 di Cristina Sarto
<p>Michelle con le figlie Malia e Sasha, che oggi hanno 20 e 17 anni, durante un viaggio in Estremo Oriente, sulla Muraglia Cinese <br data-mce-bogus="1"></p> Credits: Pete Souza

Michelle con le figlie Malia e Sasha, che oggi hanno 20 e 17 anni, durante un viaggio in Estremo Oriente, sulla Muraglia Cinese

Il 13 novembre esce l'autobiografia - attesissima - di Michelle Obama: una first lady moderna e concreta, che nel libro racconta anche di aver perso un bambino 20 anni fa e di aver concepito le figlie con la fecondazione assistita.

Cara Melania, fatti più in là. Il 13 novembre debutta in contemporanea mondiale Becoming. La mia storia (Garzanti), l’autobiografia di Michelle Obama. Sarà pubblicato in contemporanea in 24 lingue, grazie a un contratto (che comprende anche un libro dell’ex presidente Barack Obama) da 30 milioni di dollari. L’ex first lady presenterà il libro in un tour già sold out: 10 tappe nei palasport Usa, con i biglietti delle prime file che sfiorano i 1.800 dollari. 

Il libro ripercorre l’incredibile ascesa dell’ex first lady Michelle Obama, oggi 54enne: dall’infanzia nell’umile South Side di Chicago agli 8 anni alla Casa Bianca, passando per il matrimonio con quel Barack che nel 2008 sarebbe diventato il primo presidente nero della storia americana. Un libro-evento atteso con la stessa trepidazione riservata alle rock star: cachet da 30 milioni di dollari (che comprendono anche un futuro memoir del marito) e tutto esaurito per il tour di presentazione in 13 palasport. Ma come mai Michelle è ancora la più amata? «Perché è stata rivoluzionaria, e non solo per il colore della pelle» dice Riché Richardson, docente di studi Afroamericani alla Cornell University. «Ha rotto tutti gli schemi, in virtù di una sola regola: restare sempre fedele a se stessa». Ecco le sue piccole, grandi rivoluzioni.


<p>Michelle nel 2015 in posa con Barack per partecipare al contest Instagram #GimmeFive.<br data-mce-bogus="1"></p>

Michelle nel 2015 in posa con Barack per partecipare al contest Instagram #GimmeFive.

1. Si è spinta oltre i cliché

Sorrisi di circostanza e qualche iniziativa benefica: questo ci si aspetta di solito dalla moglie di un presidente. «In realtà si tratta di un ruolo malleabile, che viene plasmato da chi lo interpreta» ha spiegato Michelle. E lo ha dimostrato. «È stata una first lady moderna, accessiCbile e concreta» spiega Richardson. «Ha lanciato progetti visionari come “Let’s Move”, per la lotta all’obesità infantile, e “Let Girls Learn”, a favore dell’istruzione femminile. Li ha sostenuti con discorsi accorati, che dimostravano un attaccamento sincero per quelle cause. In questo modo, ha spinto le donne a esprimere se stesse per quello che sono realmente». Non solo. Per suo volere, la Casa Bianca è diventata un luogo più aperto e meno formale: oltre all’orto biologico, i visitatori hanno avuto accesso ad aree un tempo off limits, mentre lei in giardino si esibiva nel salto alla corda e nell’hula hoop (con record di 142 giri ininterrotti).

2. È stata al fianco del marito (ma un passo indietro)

Poco importa se lui è stato per 8 anni l’uomo più potente al mondo. Con Barack, Michelle ha mantenuto una dinamica paritaria, arrivando a prenderlo in giro e a contraddirlo davanti ai microfoni. Nulla di strano, se si considera che all’epoca del loro primo incontro la gerarchia era ribaltata: lei era un avvocato di successo, lui uno stagista. E se si pensa che, per assecondare la scalata politica del marito, lei ha abbandonato il suo lavoro di manager ospedaliero, concentrandosi poi su quello di mom-in-chief di Malia (oggi 20 anni) e Sasha (17). «Una donna così non poteva certo scomparire dentro la figura di lui, con il rischio di apparire meno indipendente di quello che è» ha scritto la rivista New Yorker. Amore sì, ma sudditanza zero. Una ricetta che, a giudicare dal primo discorso sullo stato dell’Unione dell’ex presidente nel 2010, funziona benissimo: «Se facciamo una lista dei miei 100 successi fin qui, il numero 1 è il matrimonio con Michelle».

3. Ha inventato il suo stile

Può un golfino nero diventare un simbolo di emancipazione? Sì, se è quello indossato da Mrs Obama per festeggiare la prima vittoria di Barack. «Molti l’hanno trovato orribile, ma faceva freddo e mi serviva!» ha commentato l’ex first lady. «Mi piacciono i vestiti, ma la prima regola la praticità». La seconda è l’eleganza, vista la sfilza di brand d’alta moda sfoggiati nelle occasioni speciali: Versace, Alexander McQueen, Narciso Rodriguez, Oscar de la Renta, solo per citarne alcuni. Una contraddizione? Assolutamente no. «Quando scelgo che cosa mettere, mi chiedo: “È carino?”» ha spiegato Michelle in occasione della sua terza copertina su Vogue America. Anche in questo, è stata un modello. «È una liberazione quando una first lady del suo calibro, con laurea a Princeton e master ad Harvard, ammette che ciò che indossa deve essere bello. Finalmente tutte le donne intelligenti possono godersi la moda senza il timore di apparire superficiali» ha sentenziato il New York Times.

4. Ha puntato sul fattore umano

«Quando ti parla, ti fissa con grande calma» ha raccontato il giornalista André Leon Talley a Vogue America. In un ambiente cinico come quello di Washington, Michelle ha sfoderato i sentimenti. Uno su tutti: la solidarietà femminile. Una volta alla settimana, la first lady andava a fare spinning con le ragazze del suo staff. E nelle occasioni importanti era sempre accompagnata da un trio di amiche fedelissime. «Se noi donne nutriamo dei sospetti l’una verso l’altra, o aspettative folli, è il momento di fermarci» ha detto solo un anno fa. Solo parole? No, tanto che nel 2016 si era battuta per l’elezione dell’ex rivale di Barack, Hillary Clinton, nello scontro (perso) contro Donald Trump. L’insegnamento: sosteniamoci, anche quando non siamo perfettamente allineate.

5. È volata in alto

«Ma dove pensi di andare?». È questo il ritornello che ha accompagnato la vita di Michelle. Glielo dicevano quando voleva accedere alle università più prestigiose, lei che era cresciuta in un bilocale angusto, con la mamma casalinga e il papà operaio. E glielo hanno ripetuto durante la campagna elettorale del marito, quando la consideravano troppo arrabbiata e sicura di sé (ovvero, troppo nera) per diventare first lady. La risposta a quella domanda così bieca è l’indice di gradimento di Michelle, fotografato alla perfezione da un’analisi del New Yorker: «È dovuto alla sua capacità di stare bene con se stessa e a un principio cardine della sua parabola: mai pensare che ci sia un luogo dove non hai diritto di entrare».

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