Alzheimer, il punto sulle cure

25 05 2017 di Flavio Pagano
Credits: Alex Tennapel

L'Alzheimer coinvolge in Italia 700.000 pazienti e milioni di “caregivers”, familiari che si prendono cura di chi soffre di questa malattia. Lo scrittore Flavio Pagano ci racconta le storie di questa umanità. Qui pubblichiamo un'intervista a un luminare della ricerca, che fa il punto sulle cure 

Dopo il gran parlare che si è fatto recentemente a proposito di presunte scoperte scientifiche nel campo dell’Alzheimer, e addirittura di imminenti cure – il che genera, come è facile immaginare, enormi aspettative nei pazienti e nelle loro famiglie – abbiamo sentito l’opinione di un luminare della materia, il professor Marco Trabucchi, professore ordinario di Neuropsicofarmacologia all'Università di Roma “Tor Vergata”, per chiarire in via definitiva quanto vi sia di vero in questi annunci, e quanto invece sia frutto della cattiva divulgazione.  

Professor Trabucchi, di tanto in tanto appaiono sui media annunci di scoperte clamorose nel campo della medicina, e di recente è capitato proprio con l’Alzheimer: ma a che punto è realmente la ricerca?  

«Sono decine di migliaia i laboratori che si occupano della ricerca di base sull’Alzheimer e sulle altre demenze. Entro il 2025, come annunciò Obama nel corso della sua permanenza alla Casa Bianca, quando si fece promotore di un fortissimo investimento, si spera di trovare qualcosa che possa curare o rallentare la malattia di Alzheimer. E io ritengo che questa visione sia realistica. Del tutto diversa è la posizione di chi, per rubare cinque minuti di gloria, fa annunci avventati e trionfalistici. Dunque la speranza è assolutamente lecita, ma deve essere accompagnata da una buona dose di prudenza. Per il momento continuiamo a concentrarci nella ricerca, e i farmaci arriveranno».  

Quindi sul medio periodo possiamo essere ottimisti?  

«Sì. Nel volgere di una decina d’anni, ma anche meno, ci si può aspettare senz’altro qualcosa di concreto».

A che punto è la ricerca in Italia?

«In Italia operano centri avanzatissimi che danno un importante contributo a livello internazionale. Il punto è proprio questo: oggi la ricerca è sempre più un fenomeno corale; poi c’è quello che ci mette il nome, è chiaro, ma la vera scienza oggi si basa sulla capacità di mettere in sinergia il lavoro di tutti. Quando Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha deciso di dare un contributo economico alla ricerca biologica, il suo sforzo si è orientato proprio in questa direzione: offrire risorse per migliorare il lavoro d’insieme dei vari istituti di ricerca. Per fare sistema, per mettere in rete il meglio del lavoro di tutti a livello internazionale: e l’Italia è in questa rete».  

Un altro tema di cui si parla sempre più spesso è quello delle cure alternative: massaggi, aromaterapia, cromoterapia e via dicendo. Ma queste tecniche hanno un impatto reale sui pazienti? O il loro sviluppo è dovuto solo al tentativo di sopperire, almeno psicologicamente, alla mancanza di cure mediche vere e proprie?  

«In attesa di trovare le risposte definitive, e purché non vi siano speculazioni, per non dire imbrogli, si è verificato che certe tecniche danno vantaggi di diverso tipo, soprattutto nel ridurre l’ansia e la paura che il paziente con l’Alzheimer prova rispetto all’ambiente che lo circonda. Si tratta cioè di tecniche che possono permettere di vivere la malattia meglio, ma non impedire alla malattia di fare la propria strada. Tuttavia non per questo bisogna sottovalutarle, poiché la soggettività del paziente, e la qualità della sua vita quotidiana, sono di fatto la cosa più importante. Occorrono però anche qui chiarezza di intenti, trasparenza e onestà. Attenzione, ripeto, al costo di queste terapie parallele, perché le speculazioni sono sempre in agguato».  

Com’è l’assistenza pubblica in Italia?

«L’Italia è un Paese strano. In alcune regioni del Nord il servizio offre risposte ottime sia a domicilio che negli ospedali. Al sud, invece, questo purtroppo non avviene. Il grande impegno deve dunque essere quello di omogeneizzare l’intero sistema, e far sì che in Calabria siano disponibili gli stessi servizi che ci sono in Veneto, e in Sicilia quelli disponibili in Lombardia. Un Paese che non riesce a realizzare questo, non può definirsi un Paese civile».

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