Le mamme di Barcellona: i bambini devono vedere

  • 25 08 2017

Siamo stati sul luogo dell'attentato del 17 agosto e abbiamo incontrato le mamme di Barcellona con i loro bambini. «È giusto portare qui i figli, anche piccoli, perché sappiano e vedano». Siete d'accordo? 

Sulla Rambla di Barcellona, a una settimana dall’attentato del 17 agosto, la vita sembra aver ripreso il suo corso. Noi siamo lì, sul luogo dove la camionetta ha seminato la morte. E la Rambla è più gremita che mai, ma non solo di turisti. La maggior parte sono bambini e mamme, famiglie intere che, imperterrite, da quel giorno vogliono essere qui. I bambini, con i loro grandi occhioni sbarrati, stringono in una mano quella della mamma o del papà e nell’altra un disegno, un peluche, una candela, un lecca lecca, un fiore. 


Estephanie Parodi col figlioletto Halid e la cugina
Pau e Aina con mamma e papà
La famiglia di Martina Morral
La famiglia catalana di Irene ed Edurne lungo le Ramblas
Il piccolo Alex scrive il suo nome col gessetto
Una bambina con la madre
Una coppia di bimbi deposita fiori
Alcuni dei tantissimi pupazzi lasciati dai bambini di Barcellona sui luoghi della strage
Scritte di pace compaiono sui tronchi delle Ramblas

Gli adulti hanno detto da subito “No tenim por”, “non abbiamo paura”, ma i bambini ne hanno avuta, e tanta. Alcuni, i più grandi, per giorni non hanno voluto uscire di casa, come ci raccontano i genitori. I più piccoli invece hanno faticato a capire che le immagini della tv appartengono alla realtà, la loro realtà. Anche per questo il pellegrinaggio sulle Rambla, ci dicono le mamme e i papà con i loro piccoli per mano, può aiutare i figli ad accettare quanto è successo: esserci fisicamente, con un fiore o un peluche, trasforma le immagini in esperienze concrete, in sensazioni, pensieri ed emozioni che possono sedomentare nel tempo una coscienza di pace e ribellione contro la violenza e la follia del terrorismo. «Abbiamo aspettato qualche giorno per portarli» racconta Belen, mamma di Pau, 6 anni, e Aina, 11 anni: «Erano terrorizzati. Non volevano nemmeno uscire di casa. Di notte fanno ancora fatica ad addormentarsi. Oggi li abbiamo accompagnati a lasciare un fiore, qui, nel posto che per loro era il più terribile. Per chiudere un capitolo con un gesto di pace, perché non abbiano paura di scendere in strada».

I cellulari hanno cambiato il mondo, anche quello dei nostri bambini. Le informazioni ormai viaggiano senza controllo. «Eravamo ad Amsterdam quando i cellulari hanno cominciato a trillare e i messaggi di WhatsApp a moltiplicarsi senza sosta. Le bambine l’hanno saputo così» raccontano Begoña e Toni, genitori di Irene, 12 anni, ed Edurne, 11. «Certo, se fosse dipeso da me - dice la mamma - non avrei mostrato loro molte delle immagini che hanno ricevuto. Ma i telefonini hanno cambiato tutto e la cosa sta sfuggendo di mano, a grandi e piccoli. Anche per questo siamo qui con loro oggi: perché non si limitino a farsi testimoni di pace su un gruppo WhatsApp o un post di Facebook. È il mondo reale ad aver bisogno dei loro occhi pieni di speranza. Oggi servono gesti tangibili, concreti, proprio come quella parola - PAZ - che hanno voluto incidere nella corteccia di uno degli alberi della Rambla”. 

Esserci, guardare, dedicare qualche minuto al pensiero di quanto è successo, perché i bambini capiscano che è accaduto davvero. «Alex pensava fosse un film» racconta Luís, padre di Alex, 10 anni. «Continuava a chiederci perché mandassero sempre la stessa pelicula in tv, così lo abbiamo preso in disparte e, insieme a sua sorella di poco più grande, abbiamo spiegato loro che, purtroppo, era tutto vero. Alex ha detto: "ma perché questi ragazzi vogliono la guerra? SE QUIERE LA PAZ! Bisogna volere la pace!" Oggi lo abbiamo portato qui perché perché potesse scrivere questo suo pensiero in strada con i gessetti tra la gente, alla gente. Esprimerlo nel mondo reale, non solo davanti allo schermo di un televisore”. Per i genitori venire sulla Rambla e condividere questo pellegrinaggio con i bambini ha un valore fortissimo: è un gesto di presenza e testimonianza che è giusto che i figli vivano a qualsiasi età. Come ci dice Estefani, la mamma di Halid, 2 anni: «Visto quanti passeggini? E quel biberon lasciato lì, tra le candele e i fiori? Tutte le mamme di Barcellona stanno venendo con i loro figli, anche piccolissimi. Il mio ha solo 2 anni: non può ancora capire, ma presto dovrà fare i conti con questa brutta pagina di storia e voglio che sappia da che parte stava la sua famiglia. Io sono nata qui, ma suo padre è marocchino. Halid è un nome arabo. Forse sarebbe stato meglio ascoltare mio padre che ha origini italiane e chiamarlo Marco”.

Ogni genitore vorrebbe il meglio per suo figlio. Ma oggi, rispetto a qualche tempo fa, è ancora più difficile immaginare il futuro dei nostri bambini senza farci prendere dalla paura e dall'irrazionalità. Ci vuole coraggio, dobbiamo ancorarci ai nostri valori di pace. Che anche un semplice gesto come la nostra presenza può costruire. Siete d'accordo? 

Testo e foto di Nina Gigante

Piangiamo i morti di Barcellona, ma la paura non ci fermerà

VEDI ANCHE

Piangiamo i morti di Barcellona, ma la paura non ci fermerà

Abbiamo imparato a reagire agli attentati?

VEDI ANCHE

Abbiamo imparato a reagire agli attentati?

Riproduzione riservata