Chi ha paura del gatto nero?

17 11 2014 di Giusy Cascio
1996 --- Black Cat with Glowing Eyes --- Image by © Annette Fournet/CORBIS
1996 --- Black Cat with Glowing Eyes --- Image by © Annette Fournet/CORBIS

Il 17 novembre, da qualche anno, è la giornata nazionale del gatto nero. Alcune associazioni animaliste si mobilitano perché i micetti che hanno la sola colpa di avere il colore del pelo scuro non vengano maltrattati, cacciati, bistrattati e additati come... ahem "porta-sfiga".

E io oggi non posso che pensare alla mia amica Renata. Insegnante precaria di Roma, una figlia, un ex marito, 3 fratelli, 2 nipoti, 1 cane e 7 gatti a carico.
L'ultima arrivata si chiama Nira (nera, appunto, in siciliano). Una trovatella che oggi ha 5 mesi. Renata l'ha adottata a Salina, una delle isole Eolie più piene di gattini randagi. E ha cercato di affidarla a una famiglia. Ha tentato in tutti i modi di trovarle un padrone affettuoso.
Eppure, vuoi il pregiudizio, vuoi la superstizione, vuoi la scaramanzia, nessuno ha voluto prenderla in casa con sé.

Guardate com'è carina, Nira:

1996 --- Black Cat with Glowing Eyes --- Image by © Annette Fournet/CORBIS
1996 --- Black Cat with Glowing Eyes --- Image by © Annette Fournet/CORBIS



Curiosa, vispa. Una "micia da biblioteca". Ma resta un gatto nero. Quindi, a parte Renata, nessuno ha avuto il coraggio di regalarle un tetto e una cuccia.

Ma quella del gatto nero non è l'unica delle superstizioni che, spesso, ci tolgono il senno.

Vogliamo parlare degli specchi rotti e dell'olio che si rovescia sul pavimento? Se avessi dovuto credere al fatto che portino sfortuna, a quest'ora, altro che 7 anni di disgrazie...

A tavola, poi, vedo sguardi di fuoco tipo film di Sergio Leone se, per caso, prima di passarlo, mi dimentico di poggiare il sale. Anatema! Sciagure!

E mia figlia? Per lei è normale poggiare i cappelli sul letto e aprire gli ombrelli in soggiorno quando gioca a fare le sfilate di moda. Io, per scaramanzia, faccio le corna dietro la schiena. Ma poi mi dico: «Sciocca!» da sola.

E tremo all'idea del Natale che si avvicina: una volta regalai a mia suocera una spilla. Lei mi disse: «Presto! Pungimi!». Ho imparato: le spille, come i coltelli, non si regalano. Perché le prime «portano lacrime», i secondi... boh. Chi lo sa?

Tra le superstizioni tramandate nella mia famiglia, invece, la mia "preferita" è sognare denti che cadono. Pare sia una specie di allarme Armageddon. Sarà che mio padre fa il dentista?
Non l'ho mai capito. So che non è vero, ma se mi capita, un po' mi suggestiono.

Insomma, ho scritto questo post per invitare tutti (me compresa) a ragionare: la smettiamo di dirci: «Non è vero, ma ci credo?». Raccontatemi nei commenti le superstizioni più curiose a cui possiamo smettere di dare importanza.

E vi faccio una proposta: solo per oggi, postiamo tutti sulle nostre bacheche Facebook la foto di un gatto nero? Non sarà il solito gattino acchiappa-clic. Ma un gesto anti-pregiudizi.

Riproduzione riservata