Nel mese di luglio il team della Divisione Universitaria di Urologia del Policlinico San Donato di Milano, diretto dal professor Luca Carmignani, risponde il lunedì e il venerdì dalle 14 alle 16 al 3479023038, oppure via mail a [email protected]

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Dici urologia e, complici i problemi legati alla prostata, pensi subito al pubblico maschile. Ma quella dei disturbi alle vie urinarie è una vera emergenza anche per le donne: oltre cinque milioni di italiane soffrono di incontinenza, una su due ha almeno un attacco di cistite nell’arco della vita e una su dieci soffre di calcoli renali. «Come sta succedendo per altre patologie, purtroppo in questo momento molte pazienti preferiscono curarsi da sole ma rischiano conseguenze e danni seri» sottolinea Luca Carmignani, presidente della Fondazione Società italiana di urologia. Soprattutto se pensiamo che alcuni disturbi possono essere confusi tra loro e che un aiuto anche solo telefonico degli specialisti può rassicurare ed evitare mosse sbagliate.

Iniziamo dal problema più diffuso: il tanto temuto attacco di cistite. Antibiotico sì o no?

«Dipende. Le forme lievi oggi si curano con un mix di integratori: il d-mannosio e i probiotici. La prima è una sostanza estratta dalla betulla, che intrappola il batterio responsabile della cistite e lo espelle con le urine. Gli altri, sono fermenti lattici specifici per le vie urinarie, capaci di riequilibrare la flora batterica, che spesso è alterata. Ma stando attente ai segnali del corpo è possibile addirittura risolvere una crisi senza farmaci».

Com’è possibile?

«Nel giorno che precede l’attacco le urine assumono un odore più intenso, provocato da un disequilibrio dei batteri. In questa fase è sufficiente bere molta acqua minerale naturale per un paio di giorni per risolvere l’attacco. State attente anche ai rapporti sessuali. Quelli anali, per esempio, non sono vietati, ma se volete proteggervi dalle infezioni urinarie bisogna usare sempre il profilattico».

Quindi l’antibiotico non serve più?

«No, ma lo riserviamo alle forme più gravi, quelle con sangue nelle urine e dolore. Il più usato è un antibatterico a base di fosfomicina. Di solito sono sufficienti due giorni di terapia, ma nei casi più gravi il ciclo viene ripetuto a distanza di una settimana. Una cura da pensare sempre con lo specialista anche perché si vedono i primi casi di resistenza al principio attivo».

Per i calcoli renali ci sono novità?

«Oggi siamo concentrati sulla prevenzione delle recidive. Che passa anche dalle nostre scelte alimentari. Chi ha già avuto problemi di calcolosi dovrebbe sottoporsi a un kit di accertamenti: analisi delle urine raccolte nelle 24 ore, urinocoltura ed esame del sangue. Servono per personalizzare la terapia a partire dal metabolismo dei diversi oligoelementi che compongono il calcolo, cioè calcio, ossalato, fosforo, acido urico e cistina. Per dare un’idea, se c’è una tendenza a produrre calcoli ricchi di ossalato, viene ridotto il consumo di noci, nocciole, arachidi, mandorle, barbabietole, spinaci, perché contengono questo minerale in quantità. In linea generale, poi, meno sodio e più acqua per tutte. Per capire quanto un’alimentazione e un’idratazione corrette possono incidere su questo problema, le dico che gli studi hanno dimostrato come la dieta mediterranea diminuisca il rischio di calcolosi di circa il 30%».

È vero che l’alimentazione è importante anche per l’incontinenza?

«Assolutamente sì. Se ci sono chili di troppo vanno eliminati perché, premendo sulla vescica, sono tra i principali colpevoli della forma di incontinenza cosiddetta da stress o sforzo. Vanno poi limitate le sostanze che irritano, come vino bianco, tè e caffè perché stimolano le contrazioni dei muscoli vescicali».

Quindi, poche calorie e tanto movimento

«Sì ma evitando l’eccessiva attività fisica perché quando le contrazioni addominali sono esagerate, spingono gli organi verso la vescica. Infine, non mi stancherò mai di dire alle donne di eseguire dopo il parto gli esercizi per la tonicità del pavimento pelvico. E di farli con costanza anche a partire dai 45-50 anni, per contrastare la perdita di tono».

E se tutto questo non basta?

«Oggi ci sono diverse tecniche chirurgiche. Se le perdite sono lievi si iniettano ai lati dell’uretra delle sostanze che creano uno spessore e riducono così le perdite. Nelle forme più avanzate, invece, si posizionano sotto l’uretra le cosiddette bendarelle, cioè delle strisce di tessuto biocompatibile che ne evitano lo sfiancamento. Però, ci tengo a sottolinearlo, bisogna dimagrire, altrimenti anche la tecnica più raffinata può essere un insuccesso».

La cistite come segnale di un tumore alla vescica

Se ne parla poco ma il tumore alla vescica è il quarto più frequente nella donna ed è in costante ascesa. La colpa? Il fumo di sigaretta e l’inquinamento che alla lunga aprono la strada alla trasformazione delle cellule. I campanelli d’allarme sono sangue nelle urine o una cistite che non passa nonostante le cure. In questi casi, bastano un’ecografia e l’esame citologico delle urine per una prima diagnosi. La terapia è sempre chirurgica e se il tumore è in fase iniziale l’operazione non
è invasiva.