Come scegliere il nido giusto

Parla la mamma di un bambino pronto per l'inserimento nell'asilo nido sequestrato dai carabinieri a Milano. Aveva fatto i colloqui. Ecco la sua storia e i suoi suggerimenti

C’è mancato un soffio. Il figlio di Fabio e Daniela, un bimbo di nove mesi, a settembre avrebbe cominciato a frequentare l’asilo nido milanese BabyWorld. Non succederà. La struttura è stata sequestrata dai carabinieri, nell’ambito dell’inchiesta su vessazioni e maltrattamenti sui piccoli ospiti. Il coordinatore e una educatrice, compagna anche nella vita, sono finiti sotto inchiesta e rischiano di andare a processo e di essere condannati. “Siamo stati fortunati rispetto ad altri genitori - dice la mamma che l’ha scampata, infermiera d’ospedale. È lei, attraverso il racconto dell’esperienza vissuta, a spiegare le difficoltà che si incontrano nelle scelta di un nido e a suggerire a cosa prestare la massima attenzione quando si seleziona una struttura. Il marito, dipendente comunale, ha fatto un passo in più: ha aderito al gruppo Facebook “Sì alle telecamere”, sposando la causa degli impianti di videosorveglianza in tutti i centri per l’infanzia.

Spesso i nidi privati offrono di più

“Sfortunatamente – spiega mamma Daniela - non abbiamo avuto alternative. Nel nido aziendale del mio ospedale non c’era un posto libero. Ci è stato assegnato un asilo comunale, ma era troppo lontano e scomodo. E poi c’è il problema degli orari. Devono essere compatibili con i miei turni di servizio, anche quando comincio alle sette. Non in tutti i nidi è prevista l’apertura anticipata. I nonni sono lontani, non possiamo permetterci di rinunciare a un impiego e a uno stipendio. Così ci siamo rivolti ai privati. Abbiamo cercato su Internet i nidi della zona di nostro interesse e ne abbiamo selezionati due. Navigando online non sono venute fuori critiche o storie particolari. Abbiamo preferito quello di viale Sarca, senza convenzione e con tariffe di mercato, perché dalle pagine web sembrava che offrisse qualche servizio in più: aveva la cucina interna e proponeva piccole attività in inglese. Così ci sono andata due volte, per discutere del contratto e dell’offerta educativa e per programmare l’inserimento di mio figlio. Il suo approccio con l’educatrice, la donna che è stata arrestata, sembrava positivo: si erano piaciuti, pareva avessero feeling. Abbiamo accelerato i tempi per non perdere l’opzione”.

I segnali da tenere d’occhio

“Sono una mamma apprensiva, eppure non ho badato più di tanto a una serie di cose che pure avevo notato e alle quali bisognerebbe dare peso. Durante la prima visita, ad esempio, l’educatrice ha messo a letto una bimba in modo un po’ brusco. Ma mai sarei arrivata a pensare che lì dentro si andasse oltre. Poi ho sentito puzza di fumo. Non si dovrebbero accendere sigarette nei luoghi pubblici e destinati i più piccoli. Può succedere, però. Non l’ho considerato il sintomo di una situazione fuori controllo. E nemmeno avrei immaginato che quella donna, come ho letto, dopo, si faceva le canne. C’erano altre due ragazze di turno, non hanno aperto bocca. Parlava solo lei. Ci ho pensato successivamente. Era più interessata a spiegarmi le tariffe, nell’ordine dei 550-600 euro al mese, che il piano educativo. Non solo. Mi ha proposto pochi giorni di affiancamento. Per l’inserimento, invece, di solito ci vogliono due settimane. Nei locali che ho visitato, altra cosa che avrei dovuto valutare meglio, erano esposti solo lavoretti su Halloween, datati, superati. Mancavano disegni e composizioni recenti, al passo con le stagioni, le altre feste. Tra me e me mi sono detta: Beh, li avranno sicuramente fatti e se li saranno portati a casa… Ora ne dubito. Avevo parlato anche con il coordinatore, pure lui arrestato. Mi è sembrato un tipo tranquillo, a posto”.

Meglio confrontarsi con altri genitori

“Non conosco altri genitori che abbiano i bimbi in quella struttura. E ho avuto i colloqui in orari particolari, non all’entrata o all’uscita, quando sono presenti genitori o nonni. Se ci fossero state indicazioni negative, dalle figure adulte o dalle autorità, non avrei scelto quel nido. Ne avrei trovato un altro, come sono stata costretta a fare adesso”.

Troppo facile aprire un nido in Italia

“Sono indignata dalla facilità con cui si può aprire un nido. La carenza di controlli e di prevenzione. Uno pensa che le regole e le verifiche siano rigide, perché ci sono di mezzi bambini e strutture delicate. Invece scopre che non è così. E i brutti casi precedenti, tipo Cip e Ciop, non hanno insegnato niente. Ecco, questo è un altro rischio. Che si parli di certi temi quando scoppia uno scandalo, poi che tutto torni sotto silenzio fino all’episodio successivo”.

Il movimento pro telecamere

“Mio marito e io siamo d’accordo sulle telecamere nei nidi. Meglio essere vigilato dalle telecamere, per un bambino, che malmenato. Sarebbe bello non dover ricorrere agli “occhi elettronici”, però abbiamo il diritto di stare tranquilli. Le riprese, in caso di abusi, consentirebbero di intervenire immediatamente appena arriva una denuncia: per approfondire subito le indagini, mettendo fine agli abusi il prima possibile, le immagini da visionare sarebbero già a disposizione di carabinieri o polizia. La videosorveglianza farebbe da deterrente. Certo, da sola non è sufficiente. Credo anche io che il personale di nidi e asili vada sottoposto a test psico-attitudinali prima e dopo l’assunzione, affidati non a un solo psicologo, ma a un team. Io sono infermiera. Sono consapevole che ci possono essere momenti di stanchezza o di nervosismo. L’importante è che si sappiano superare senza pesare sulle persone assistite. Però è anche doveroso che nelle valutazioni si vada a fondo, senza pregiudizi. Non vorrei – conclude la mamma che l’ha scampata per un soffio - che un’educatrice venisse scartata perché ha i capelli tinti di blu. Bisogna andare oltre le apparenze”.



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