Cosa pensano gli animali

04 09 2010 di Flora Casalinuovo

Amore, rabbia, tristezza... Gli scienziati hanno dimostrato che, come gli uomini, anche le scimmie, i cani, i pappagalli, i delfini e persino le api provano emozioni. Molti riescono a ragionare. E il gorilla Kazi ha addirittura imparato a parlare. Sorpresi? Avete mai guardato una lontra aprire un mollusco?

<p> Kazi ti invita a prendere un caffè, con la sua voce profonda. Ma dopo i convenevoli, e dopo avere sorseggiato la sua bevanda preferita, fa uscire il suo lato più vero e ti chiede di giocare a palla. Se pensate che Kazi sia il classico giovanotto un po’ immaturo, vi sbagliate di grosso. Perché lui è un gorilla di 29 anni. O meglio, il gorilla, visto che la sua storia ha fatto il giro del mondo. Infatti, questo gigante dagli occhioni gentili parla, fin dalla nascita. Cresciuto nel centro di ricerca di Des Moines, in America, ha imparato 384 parole. Anzi, secondo gli scienziati che lo seguono, ne conosce molte di più. Kazi è uno dei protagonisti delle pagine del settimanale americano <i>Time</i> che, nel numero del 16 agosto, ha realizzato un’inchiesta sulle prove scientifiche del pensiero animale.<br />Che si tratti di scimmie, delfini, api o molluschi, gli animali sono in grado di formulare ragionamenti più o meno complessi, pronunciare parole e provare i sentimenti più svariati. A dirlo sono esperimenti e teorie sempre più numerosi, tanto che l’etologia, la branca della scienza che studia il comportamento animale, sta avendo sviluppi notevoli.</p> Credits: FINLEY MACKAY

Kazi ti invita a prendere un caffè, con la sua voce profonda. Ma dopo i convenevoli, e dopo avere sorseggiato la sua bevanda preferita, fa uscire il suo lato più vero e ti chiede di giocare a palla. Se pensate che Kazi sia il classico giovanotto un po’ immaturo, vi sbagliate di grosso. Perché lui è un gorilla di 29 anni. O meglio, il gorilla, visto che la sua storia ha fatto il giro del mondo. Infatti, questo gigante dagli occhioni gentili parla, fin dalla nascita. Cresciuto nel centro di ricerca di Des Moines, in America, ha imparato 384 parole. Anzi, secondo gli scienziati che lo seguono, ne conosce molte di più. Kazi è uno dei protagonisti delle pagine del settimanale americano Time che, nel numero del 16 agosto, ha realizzato un’inchiesta sulle prove scientifiche del pensiero animale.
Che si tratti di scimmie, delfini, api o molluschi, gli animali sono in grado di formulare ragionamenti più o meno complessi, pronunciare parole e provare i sentimenti più svariati. A dirlo sono esperimenti e teorie sempre più numerosi, tanto che l’etologia, la branca della scienza che studia il comportamento animale, sta avendo sviluppi notevoli.

<p> «Molte ricerche si concentrano sulla corteccia cerebrale, una zona del cervello dove si trovano i neuroni e dove nascono il pensiero, il linguaggio e la memoria» spiega Danilo Mainardi, etologo e professore di Ecologia comportamentale all’università Ca’ Foscari di Venezia.<br /> «Più questa parte è estesa, più gli animali sono intelligenti. E tutti i mammiferi hanno una corteccia cerebrale molto grande». Ma questa non è l’unica prova schiacciante. Gli esperti, infatti, insistono sull’uso degli strumenti, ovvero la capacità di utilizzare oggetti e materiali in modo intelligente.<br /> Per costruire un nido o per procacciarsi il cibo, per esempio, proprio come fanno gli uccelli. O come<br />le lontre, che trasformano le rocce in “apriscatole” per scavare le conchiglie e raggiungere i molluschi. «Si è sempre pensato che si trattasse solo di istinto, una specie di intelligenza innata, pratica. Non è così» precisa l’etologo Giorgio Celli. «Altrimenti sarebbero gesti meccanici e sempre uguali, invece cambiano. Un ragno muta la forma e la grandezza della sua ragnatela per avere una casa sicura e per catturare più insetti possibile. E le cornacchie progettano piccole opere di ingegneria spostando e facendo scivolare le pietre di un ruscello per alzare il livello dell’acqua e berla»</p> Credits: GETTY

«Molte ricerche si concentrano sulla corteccia cerebrale, una zona del cervello dove si trovano i neuroni e dove nascono il pensiero, il linguaggio e la memoria» spiega Danilo Mainardi, etologo e professore di Ecologia comportamentale all’università Ca’ Foscari di Venezia.
«Più questa parte è estesa, più gli animali sono intelligenti. E tutti i mammiferi hanno una corteccia cerebrale molto grande». Ma questa non è l’unica prova schiacciante. Gli esperti, infatti, insistono sull’uso degli strumenti, ovvero la capacità di utilizzare oggetti e materiali in modo intelligente.
Per costruire un nido o per procacciarsi il cibo, per esempio, proprio come fanno gli uccelli. O come
le lontre, che trasformano le rocce in “apriscatole” per scavare le conchiglie e raggiungere i molluschi. «Si è sempre pensato che si trattasse solo di istinto, una specie di intelligenza innata, pratica. Non è così» precisa l’etologo Giorgio Celli. «Altrimenti sarebbero gesti meccanici e sempre uguali, invece cambiano. Un ragno muta la forma e la grandezza della sua ragnatela per avere una casa sicura e per catturare più insetti possibile. E le cornacchie progettano piccole opere di ingegneria spostando e facendo scivolare le pietre di un ruscello per alzare il livello dell’acqua e berla»

<p>Se finora le carte in tavola puntavano su gesti pratici, il discorso si fa più serio quando si passa sul piano del linguaggio, dove non c’è solo l’esempio del gorilla Kazi. «Proprio in questi giorni è morto Alex, il pappagallo dell’etologa americana Irene Peppenberg, che ha dimostrato che quando questi pennuti parlano non ripetono meccanicamente le parole» racconta Celli. «La studiosa gli aveva insegnato 300 vocaboli, mostrandogli per mesi un oggetto e il termine corrispondente. Poi, un giorno, lei gli ha indicato un piatto, dicendo bicchiere. Alex l’ha subito corretta. Insomma, il pappagallo non ripeteva solo dei suoni, ma conosceva il significato dei vocaboli e lo usava con precisione. E, con il tempo, aveva imparato a chiacchierare con gli umani. Addirittura, aveva rilasciato un’intervista, raccontando la sua storia e i suoi desideri».</p> Credits: GETTY

Se finora le carte in tavola puntavano su gesti pratici, il discorso si fa più serio quando si passa sul piano del linguaggio, dove non c’è solo l’esempio del gorilla Kazi. «Proprio in questi giorni è morto Alex, il pappagallo dell’etologa americana Irene Peppenberg, che ha dimostrato che quando questi pennuti parlano non ripetono meccanicamente le parole» racconta Celli. «La studiosa gli aveva insegnato 300 vocaboli, mostrandogli per mesi un oggetto e il termine corrispondente. Poi, un giorno, lei gli ha indicato un piatto, dicendo bicchiere. Alex l’ha subito corretta. Insomma, il pappagallo non ripeteva solo dei suoni, ma conosceva il significato dei vocaboli e lo usava con precisione. E, con il tempo, aveva imparato a chiacchierare con gli umani. Addirittura, aveva rilasciato un’intervista, raccontando la sua storia e i suoi desideri».

<p>A proposito di desideri, anche il fronte dei sentimenti apre scenari inimmaginabili. «Tutti gli animali provano amore, rabbia, empatia e tristezza» dice Danilo Mainardi. «Basti pensare alla compassione che dimostrano gli elefanti quando trovano le ossa dei loro simili morti e le curano come reliquie. Ecco perché meriterebbero punizioni esemplari i padroni dei due cani che, nelle scorse settimane, si sono buttati dai balconi dove erano stati lasciati soli. Non parlerei di suicidio, perché questo implica un ragionamento profondo sul significato dell’esistenza. Ma di lacerante disperazione, data dalla solitudine.</p> Credits: GETTY

A proposito di desideri, anche il fronte dei sentimenti apre scenari inimmaginabili. «Tutti gli animali provano amore, rabbia, empatia e tristezza» dice Danilo Mainardi. «Basti pensare alla compassione che dimostrano gli elefanti quando trovano le ossa dei loro simili morti e le curano come reliquie. Ecco perché meriterebbero punizioni esemplari i padroni dei due cani che, nelle scorse settimane, si sono buttati dai balconi dove erano stati lasciati soli. Non parlerei di suicidio, perché questo implica un ragionamento profondo sul significato dell’esistenza. Ma di lacerante disperazione, data dalla solitudine.

<p> Gli animali hanno delle emozioni e, di conseguenza, soffrono. Insomma, dobbiamo capire che non c’è solo un’intelligenza, quella umana, ma esistono più intelligenze, tra cui quella animale. Che è molto più simile alla nostra di quanto immaginiamo».<br />Deve averlo pensato anche il bimbo che a Ferragosto stava visitando lo zoo di San Francisco. Arrivato davanti al recinto delle scimmie ha fatto cadere la console Nintendo Ds. La gorilla Bawang non se l’è fatta sfuggire e ha iniziato a giocare al videogame. Poi l’ha restituito al legittimo proprietario, solo dopo essersi divertita un bel po’.</p> Credits: IBERPRESS

Gli animali hanno delle emozioni e, di conseguenza, soffrono. Insomma, dobbiamo capire che non c’è solo un’intelligenza, quella umana, ma esistono più intelligenze, tra cui quella animale. Che è molto più simile alla nostra di quanto immaginiamo».
Deve averlo pensato anche il bimbo che a Ferragosto stava visitando lo zoo di San Francisco. Arrivato davanti al recinto delle scimmie ha fatto cadere la console Nintendo Ds. La gorilla Bawang non se l’è fatta sfuggire e ha iniziato a giocare al videogame. Poi l’ha restituito al legittimo proprietario, solo dopo essersi divertita un bel po’.

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