Uomo cellulare

Dare buca ai tempi di WhatsApp

È assodato che la tecnologia abbia dato una mano ai ritardatari. La messaggistica istantanea, in particolare. Se faccio tardi, al tempo di WhatsApp, ti mando un messaggio che in sé dovrebbe costituire un’attenuante: «Dieci min di ritardo sorry». Scrive Stefano Benni: «La vita del puntuale è un inferno di solitudini immeritate». Oggi potremmo dire che la vita del puntuale è un inferno di solitudini immeritate, con in più la pretesa di un salvacondotto. Ma la questione non si esaurisce ai ritardi, che pure molte amiche amano auto attribuirsi quasi che fosse una chiccheria, una piccola nota di femminilità. Nella nostra epoca è il concetto stesso di “dare buca” che va a sgretolarsi.

Se un’ora prima dell’appuntamento ti invio un WhatsApp che dice: «Sono sfinito, stasera resterei a casa» ti sto dando buca o no? E se te lo invio un’ora e mezza prima? Qualcuno dirà che gli sms esistono da molti anni, e siamo d’accordo, ma possiamo essere d’accordo anche sul fatto che una volta la certezza che il messaggio fosse stato effettivamente ricevuto era molto più blanda. Mentre oggi che gli sms sono praticamente estinti si dà per scontato (e un po’ lo è) che tutti siano sempre online, dotati di connessione Internet perfino sul televisore di casa e sull’aspirapolvere. Oggi nessuno dà più buca a nessuno. Ci si messaggia, e questo è tutto. Per i ritardi, per le indisposizioni varie, reali o pretestuose che siano, esistono WhatsApp, Facebook messenger, Instagram, Snapchat.

Se vuoi dare un colore più umano al tuo messaggio di disdetta, puoi perfino registrarlo, magari mezz’ora prima. La tua voce rammaricata basterà a ottenere il perdono. Secondo te, almeno.


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