La forza della scrittura per dare voce alla dislessia

18 09 2017

Vi ricordate di Michelangelo, il ragazzo dislessico vincitore di un prestigioso premio letterario? La mamma, che ci aveva scritto in redazione, ci racconta di una nuova importante iniziativa per portare all’attenzione di tutti i disturbi di apprendimento 

Mio figlio, dislessico, ha vinto un premio letterario

Conosci questo disturbo dell'apprendimento? Leggi il nostro progetto speciale sulla dislessia.

Vincere un concorso letterario è una cosa così mozzafiato che ha un effetto anche su chi non è l’autore del testo premiato. La commozione, l’orgoglio, il senso di rivincita, la speranza di un futuro migliore sono emozioni ad alto impatto che ti investono violentemente.

Eppure, dopo soli pochi giorni dalla cerimonia di proclamazione, chiedendo a mio figlio come si sentiva e cosa pensava di tutto quello che era successo e che ancora sarebbe potuto avvenire mi ha detto: “Mamma, ho solo vinto un premio. La mia vita di tutti i giorni non è questa, lo sai”. Nodo in gola immediato e tristezza profonda. Ho provato a ricordagli che era arrivato primo su oltre 1.700 testi candidati, che qui sul sito di Donna Moderna c’erano stati migliaia di like e commenti di apprezzamento e incoraggiamento, che il suo testo era stato pubblicato nell’Antologia del premio. Niente, nemmeno la somma di denaro guadagnata con la classificazione al primo posto riusciva a convincerlo. Non poteva finire così, come uno stucchevole apostrofo rosa tra le parole sofferenza e dislessia.

Ho spronato Michelangelo a continuare a scrivere perché, avendo anch'io questa passione, credo profondamente che mettere le proprie emozioni nero su bianco abbia un grandissimo potere terapeutico e liberatorio. E così, per proseguire il percorso iniziato e per convincere mio figlio che quello che esce dalla sua penna può davvero interessare e piacere a tante persone, abbiamo iniziato a scrivere un libro a 4 mani sulla dislessia (che colpisce anche in Italia sempre più bambini), analizzata dai due punti di vista di madre e figlio. La Casa Editrice “Una città che scrive” ha già dato disponibilità a pubblicare il libro senza alcuno scopo di lucro.

E per offrire una possibilità di riscatto anche ad altri ragazzi e famiglie come noi, con Giovanni Nappi (fondatore del Premio Letterario “Una città che scrive”) abbiamo creato per l'edizione 2018 del concorso un’intera sezione dedicata a “Dislessia e dintorni”.

Il bando è in alta leggibilità (lo trovate qui con tutte le indicazioni per candidarvi) cioè con caratteristiche grafiche e di impaginazione che favoriscono la visione e rendono il testo accessibile anche a chi ha difficoltà di lettura. Per partecipare gli autori devono presentare, entro il 20 aprile 2018, una poesia o un racconto breve (di massimo 10 pagine) ispirato al tema “I vissuti dei disturbi dell’apprendimento e dei bisogni educativi speciali”.

Possono candidarsi i ragazzi DSA e BES (che possono scrivere anche per tutte le altre categorie del premio) ma anche genitori e familiari, insegnanti e amici inviando le loro composizioni via mail all’indirizzo unacittache2018@gmail.com corredate da:

- nota completa dei dati anagrafici dell’autore partecipante (con i dati di uno dei genitori in caso di minorenni)

- indicazione della sezione a cui ci si candida (Sezione Speciale F)

- autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi del D. Lgs. 196/2003 e SMI

- dichiarazione di autenticità e titolarità del testo e dichiarazione esplicita che il testo è inedito.

La seconda cosa bellissima (seconda solo a livello temporale) è stata entrare in contatto e avviare una collaborazione con Samuele Gamba, un giovanissimo artista dislessico, che ha realizzato per noi questo disegno ad acquerello su plexiglas, il cui titolo dice tutto: “Un quartiere che scrive. Si è ammalato, di cultura e ha influenzato tutta la città”.

Perché è proprio questo quello in cui abbiamo scelto di credere. Vogliamo pensare che la forza della scrittura possa essere una sorta di epidemia benefica, un virus positivo in grado di contagiare tutte le persone che si portano dentro un vissuto difficile. Vogliamo far germogliare in loro un nuovo gene: il gene della speranza.

Io sarò nella giuria e spero di poter leggere, assieme agli altri giurati, tanti vostri testi. Spero che un giorno mio figlio e tutti i ragazzi che, come lui, hanno una storia complicata alle spalle, riescano a convincersi che le cose possono davvero cambiare (e non solo per un singolo bellissimo giorno).

Gabriella Schiavone

Ecco il testo con cui Michelangelo ha vinto il premio letterario "Una città che scrive". 

“Nella casa di mio padre esistono diverse dimore”

Dietro alla porta magica e sottovalutata c’è un mondo imbarazzante e divertente.

Buio negli angoli della casa. Una strada lunga e faticosa per arrivare alla sala dove ogni volta scrivo i miei giorni. Esperienza dopo esperienza.

Lontano dal mondo, chiuso al buio con una luce leggermente accennata, si cela un sentimento importante e delicato: la solitudine. Là dove posso sentirmi un topo e una montagna. Dove osservo la mia vita e la mia storia.

Una cosa triste e felice, nel silenzio totale, della paura di non avere più nessuno e non avere più qualcosa, di non essere come una volta. Come per giocare a nascondino, spunta una lacrima che si accende di rabbia, passione e desideri che mi porta a realizzare i miei sogni, che mi porta ansia e tensione.

Povero il mio cuore.

(a cura di Barbara Rachetti)


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