Divorziare dopo i sessant’anni

11 02 2019 di Caterina Duzzi
<p>Jane Fonda è la protagonista insieme a Lily Tomlin della seguitissima serie tv di Netflix "Grace e Frankie". Al centro della storia due settantenni lasciate dai mariti che hanno fatto coming out e che si sono sposati tra di loro. La quinta stagione della serie è in onda ma Netflix ha già confermato l’arrivo della sesta</p> Credits: Netflix

Jane Fonda è la protagonista insieme a Lily Tomlin della seguitissima serie tv di Netflix "Grace e Frankie". Al centro della storia due settantenni lasciate dai mariti che hanno fatto coming out e che si sono sposati tra di loro. La quinta stagione della serie è in onda ma Netflix ha già confermato l’arrivo della sesta

Nelle aule dei tribunali finiscono sempre più spesso loro: mariti e mogli di 65, 70 e perfino 80 anni. Sposati da una vita, ma decisi a liberarsi di un matrimonio e una vecchiaia infelici

A 75 anni suonati Robert De Niro ha divorziato dalla moglie Grace Hightower. E quello dell’affascinante Bob è solo l’ultimo nella lista di addii over: divorzio a 63 anni per Richard Gere e a 83 per l’inossidabile Clint Eastwood. Per fortuna non tutte le donne stanno a guardare: bella e indomabile, all’alba del suo ottantesimo compleanno Jane Fonda ha lasciato il compagno Richard Perry (e prima di lui aveva già divorziato dall’ultimo marito a 62 anni).

Oltreoceano li chiamano grey divorce (divorzi grigi): avvengono a Hollywood ma sempre più spesso anche tra i comuni mortali. E non solo negli States. I dati Istat del 2018 dicono che aumentano divorziati e divorziate, più che quadruplicati dal 1991 (siamo passati da circa 376.000 a oltre un milione e 672 mila) e il boom riguarda principalmente la fascia d’età dai 55 ai 64 anni.

Che cosa sta cambiando? Perché ci lasciamo anche nell’età della pensione?

«La speranza di vita si è allungata e ha generato un’aspettativa di felicità: a 60 anni puoi ragionevolmente pensare di avere ancora alcuni anni buoni davanti a te e non li vuoi trascorrere in un matrimonio infelice. Ma le ragioni cambiano molto da donna a uomo: nella maggior parte dei casi i maschi se ne vanno perché si innamorano di un’altra, le donne perché non sono più disposte a stare con un partner che non sopportano, con la prospettiva magari di doverlo accudire in futuro» risponde la sociologa Chiara Saraceno. 

I figli se ne vanno e si scopre che l’altro è un estraneo

«Nella mia esperienza le donne di una certa età arrivano a separarsi maturando a lungo la decisione, gli uomini invece agiscono sull’onda del classico colpo di testa» concorda lo psicologo e terapeuta di coppia Dante Ghezzi del Centro Mara Selvini. Comunque sia lasciarsi andare a una passione o alla voglia di libertà, quando i figli sono cresciuti e lo stigma sociale non è più così forte, diventa una tentazione forte, un’ultima possibilità da non negarsi. Anche perché dopo i 60 anni c’è più tempo per riflettere sulle proprie vite.

«Ho visto coppie che si sono sfiancate per il lavoro e l’impegno verso i figli e in un certo senso queste fatiche le hanno tenute insieme. Ma ora che i ragazzi sono diventati grandi e loro potrebbero rilassarsi si ritrovano disorientate perché non hanno mai coltivato la relazione» racconta Valentina Rimini, avvocato matrimonialista, figlia del celebre Cesare. «I figli se ne vanno e lui e lei che si scoprono sconosciuti sotto lo stesso tetto».

Un divorzio è ad alto rischio economico

Resta il fatto che il divorzio è sempre un impoverimento. «L’invecchiamento è di per sé una fragilità, quindi separarsi in tarda età è molto rischioso» spiega Chiara Saraceno. «Per l’uomo che non è riuscito a entrare in un altro rapporto di coppia c’è il pericolo legato alla gestione della solitudine. La donna ha spesso una rete di relazioni più forte, ma se ha investito tutto nella famiglia e non ha lavorato, o ha comunque guadagnato meno del marito, si ritrova economicamente in difficoltà». «A 60 anni sei ancora giovane ma non per il mondo del lavoro» prosegue l’avvocato «e spesso i ragazzi non sono così autonomi».

Se si finisce davanti al giudice, tutto o quasi può succedere. «Una controversa sentenza del 2017 ha escluso ogni riferimento al tenore di vita per la valutazione dell’assegno di divorzio. Poi è arrivata quella successiva delle Sezioni Unite che ha ristabilito un equilibrio: al coniuge economicamente più debole vanno riconosciuti l’impegno e i sacrifici personali affrontati a vantaggio della famiglia. Ma siamo in una fase di cambiamento e alle donne che vengono da me io consiglio quando è possibile di cercare un accordo fuori dal tribunale, un compromesso che “curi” più rapidamente i rapporti tra ex e preservi più facilmente quelli con i figli».

Sono i ragazzi a far ragionare i genitori

Ma loro, i figli grandi, come reagiscono al divorzio di questi genitori over, di madri e padri che forse vedono più come nonni dedicati alla famiglia che come persone con tanta voglia di cambiare e riprendersi la libertà nell’ultima parte della vita? «In realtà in molti casi si erano già accorti che qualcosa non funzionava e si erano schierati, anche solo idealmente, con chi avevano percepito come la parte debole della coppia» racconta lo psicologo Dante Ghezzi.

«È quasi commovente come molti intervengono per aiutare i genitori, per farli ragionare, anche perché spesso se un matrimonio non funziona da tanti anni, una separazione è una presa di coscienza liberatoria per tutti» aggiunge Valentina Rimini. Perché lasciarsi è brutto ma vale sempre la pena di uscire da un matrimonio davvero infelice. «Le mie clienti mi dicono: “lui si mette le pantofole e si guarda il Milan, io non ne posso più, voglio uscire, andare al cinema, a una mostra. Io voglio finalmente quello che mi sono meritata”».

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