Donne-Congresso-Usa

Scusi, non vorrà mica entrare così sbracciata?

Negli Usa le donne del Congresso hanno manifestato contro il divieto di entrare in aula con lo smanicato. Ma quali sono i limiti da non oltrepassare in fatto di decoro (anche nell'abbigliamento)?

Mia madre ha sempre sostenuto che il caldo si debba affrontare vestendosi: «Guarda i tuareg del deserto, 60 gradi e sono coperti da capo a piedi». Sicuramente i tuareg sapranno il fatto loro, resta che d’estate la tentazione di andare in giro nudi con due gocce di Autan tipo Marilyn con il profumo Chanel è forte. L’afa scioglie il mascara, disfa i capelli e allenta le maglie del comune senso del pudore e del look, in Italia come all’estero.

È appena successo negli Usa, dove le donne del Congresso (sopra, nella foto) hanno manifestato davanti al Parlamento contro il divieto di entrare in aula con lo smanicato: repubblicane e democratiche si sono trovate d’accordo nel contrastare l’obbligo della manica lunga, un retaggio superato e anacronistico sia per le braccia di destra sia di sinistra.

Anche da noi, la Regione Emilia Romagna ha invitato gli impiegati al decoro e ha messo al bando sandali da mare e abiti succinti. I lavoratori si sono detti offesi, definendola un’imposizione fantozziana. È che la scelta di un abbigliamento consono rimane una questione di etichetta e, si sa, le etichette prudono, danno fastidio, viene voglia di staccarle a volte in maniera creativa come nel caso degli studenti inglesi dell’accademia di Exeter: per lamentarsi dei pantaloni tassativamente lunghi delle divise estive, i ragazzi si sono presentati a scuola indossando le gonne delle compagne.

Impossibile non simpatizzare per la loro causa. Sono dell’opinione che l’unica regola aura da applicare in fatto di stile non sia quella del buongusto quanto quella del buonsenso. Per esempio, presentarsi al Teatro della Scala di Milano in ciabatte e bermuda, com’è accaduto pochi giorni fa durante il palinsesto estivo, è mancare di senso dell’occasione. Mi resta solo da spiegarlo al mio vicino di casa che ogni sera fuma di fronte alla mia finestra in mutande con l’elastico molle, grattandosi il sedere. E allora sì, mi viene da rimpiangere la saggezza dei tuareg tanto decantata da mia madre.

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