Massimo Recalcati (foto @annaritabriganti)

Elogio del fallimento

Per essere un “Elogio del fallimento” è stato un incontro trionfale.

Qualche giorno fa sono stata al Parenti di Milano per la lezione magistrale del professore Massimo Recalcati (nella foto), il saggista più venduto in Italia. C’era la fila fino a fuori per sentirlo, alle sei di pomeriggio. Il tema era proprio il fallimento, prendendo spunto da I giocatori, lo spettacolo in scena fino ad oggi domenica 25 gennaio al teatro Parenti e poi in giro per l’Italia.

I Giocatori, testo premiatissimo dello spagnolo Pau Mirò, rappresenta quattro esistenze ai margini – un anziano professore, un barbiere licenziato, un becchino che frequenta prostitute ucraine e un attore fallito -, che però non rinunciano al sogno, all’impresa. Siamo tutti noi, che vorremmo cambiare vita. Siamo tutti noi, quando cadiamo e cerchiamo di rialzarci.

Il professore Recalcati inizia la sua lezione con la “forma della vita”:

«Gli incontri che facciamo danno forma alla vita. Gli incontri buoni allargano l’orizzonte del mondo. Gli incontri cattivi generano traumi. Ogni buon incontro è un incontro d’amore».

Ma fallire fa bene o male? E qui c’è la parte più interessante di quel pomeriggio: «Per formarci dobbiamo darci il tempo del fallimento, perdersi per poi ritrovarsi, magari con l’aiuto di un buon maestro», sostiene Recalcati.

Ho provato, ho fallito. Riproverò. Fallirò meglio”, diceva Samuel Beckett. Ovvero: dobbiamo essere più indulgenti con noi stessi.

Non abbiamo un uomo, un mutuo, un contratto di lavoro, un matrimonio felice? Non riusciamo a perdere due chili, a risparmiare per un viaggio, a andare d’accordo con un collega? Nostro figlio ci sbatte la porta in faccia o abbiamo il conto in rosso?
Mi piace pensare che vediamo solo frammenti di un disegno superiore. Andrà tutto bene, se non ci facciamo schiacciare dalle cose della vita.

E voi, quali piccoli o grandi fallimenti avete affrontato e superato?

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