Gli eroi dell’anno raccontati da Roberto Saviano

23 12 2015 di Giusy Cascio

Sono donne e uomini che nel 2015 hanno mostrato al mondo il volto della speranza. Alcuni famosi, come Emma Bonino e Aung San Suu Kyi, altri sconosciuti, come il muratore Anatolji Korol. Roberto Saviano li racconta in esclusiva per Donna moderna

<p><b>AUNG SAN SUU KYI CHE HA PORTATO LA LIBERTÀ IN MYANMAR </b></p><p>L’8 novembre è stato un giorno storico: quello delle prime elezioni democratiche in Myanmar dopo 25 anni. Il partito del <b>premio Nobel per la pace</b> Aung San Suu Kyi, chiamata la Signora dai connazionali birmani, ha avuto l’80% dei voti.</p><p>«Così distante nel mappamondo, così vicina a noi questa donna che, dal suo Paese, non ha mai voluto andarsene. Ha lottato sola per anni contro il regime militare. In ogni scelta umana c’è un <b>sacrificio</b>, si perde tantissimo. Aung San Suu Kyi ha perso la famiglia: persino quando il marito era malato, a Londra, ha preferito restare e resistere. Lui è morto lontano da lei. E dal suo ruolo di piccola, grande <b>combattente</b>».</p> Credits: Corbis

AUNG SAN SUU KYI CHE HA PORTATO LA LIBERTÀ IN MYANMAR

L’8 novembre è stato un giorno storico: quello delle prime elezioni democratiche in Myanmar dopo 25 anni. Il partito del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, chiamata la Signora dai connazionali birmani, ha avuto l’80% dei voti.

«Così distante nel mappamondo, così vicina a noi questa donna che, dal suo Paese, non ha mai voluto andarsene. Ha lottato sola per anni contro il regime militare. In ogni scelta umana c’è un sacrificio, si perde tantissimo. Aung San Suu Kyi ha perso la famiglia: persino quando il marito era malato, a Londra, ha preferito restare e resistere. Lui è morto lontano da lei. E dal suo ruolo di piccola, grande combattente».

In questi mesi di emergenze internazionali, attacchi terroristici e svolte politiche epocali, Roberto Saviano prende come esempi da seguire 7 persone speciali nella loro umanità. E ci consegna i loro ritratti: alcuni sono famosi, come la nostra Emma Bonino e la sua scelta di parlare del suo tumore in modo rivoluzionario. Oppure Aung San Suu Kyi, il premio Nobel per la pace che con il suo partito ha ottenuto l'80 per cento dei voti nelle prime elezioni democratiche in Malesia. Altri sono sconosciuti. Ricordate il muratore Anatolji Korol, l'ucraino morto per sventare una rapina? Roberto Saviano racconta le loro storie di eroismo in esclusiva per Donna moderna.

<p>Insieme a tanti altri volontari, 2 ragazzi <b>austriaci </b>di 24 anni a settembre sono partiti da Vienna verso il confine con l’Ungheria. E hanno organizzato una staffetta sull’autostrada per aiutare le migliaia di <b>profughi </b>in fuga. La loro #marchofhope, marcia della speranza, ha invaso anche i social network e ha costretto il governo ungherese di Viktor Orbán a mettere a disposizione dei bus per portare i rifugiati in Austria.</p><p>«Alex e Sebastian sono l’altro volto dell’Europa, il simbolo dell’<b>accoglienza</b>. Hanno mandato in corto circuito il circo mediatico sull’immigrazione, fatto di tante parole e idee complicate. Altro che “flussi”, “quote”, “ingressi”... Si sono detti: là ci sono esseri viventi che vogliamo aiutare per sentirci parte dell’umanità. Hanno macinato chilometri, preparato panini, portato vestiti. Il ragionamento in questi casi è secondario. E va bene così».</p> Credits: Olycom

Insieme a tanti altri volontari, 2 ragazzi austriaci di 24 anni a settembre sono partiti da Vienna verso il confine con l’Ungheria. E hanno organizzato una staffetta sull’autostrada per aiutare le migliaia di profughi in fuga. La loro #marchofhope, marcia della speranza, ha invaso anche i social network e ha costretto il governo ungherese di Viktor Orbán a mettere a disposizione dei bus per portare i rifugiati in Austria.

«Alex e Sebastian sono l’altro volto dell’Europa, il simbolo dell’accoglienza. Hanno mandato in corto circuito il circo mediatico sull’immigrazione, fatto di tante parole e idee complicate. Altro che “flussi”, “quote”, “ingressi”... Si sono detti: là ci sono esseri viventi che vogliamo aiutare per sentirci parte dell’umanità. Hanno macinato chilometri, preparato panini, portato vestiti. Il ragionamento in questi casi è secondario. E va bene così».

<p>«La cosa importante è saper provare, vivere, accettare e governare le emozioni, mai diventare indifferenti a ciò che ci attraversa o ci sfiora» ha detto la leader radicale a febbraio. Nei mesi di chemioterapia ha chiamato il suo <b>tumore al polmone</b> «la bestiola» o «lo stronzo».</p><p>«Emma Bonino non ragiona mai per slogan. Non lo ha fatto in politica, con le sue missioni in Maghreb e in Medio Oriente, non lo ha fatto di fronte alla malattia. Ha avuto il <b>coraggio</b> di dire: “Io ho il cancro”. Dimostrando che un tumore non è una punizione di cui vergognarsi. E che la reazione non deve essere chiudersi in casa, annullarsi. Ma curare il morale al pari del corpo. Un <b>messaggio</b> forte per i malati, in cui non c’è traccia di ideologia».</p> Credits: Olycom

«La cosa importante è saper provare, vivere, accettare e governare le emozioni, mai diventare indifferenti a ciò che ci attraversa o ci sfiora» ha detto la leader radicale a febbraio. Nei mesi di chemioterapia ha chiamato il suo tumore al polmone «la bestiola» o «lo stronzo».

«Emma Bonino non ragiona mai per slogan. Non lo ha fatto in politica, con le sue missioni in Maghreb e in Medio Oriente, non lo ha fatto di fronte alla malattia. Ha avuto il coraggio di dire: “Io ho il cancro”. Dimostrando che un tumore non è una punizione di cui vergognarsi. E che la reazione non deve essere chiudersi in casa, annullarsi. Ma curare il morale al pari del corpo. Un messaggio forte per i malati, in cui non c’è traccia di ideologia».

<p>Il muratore 38enne è stato ucciso il 29 agosto a Castello di Cisterna, in provincia di Napoli, mentre cercava di fermare 2 banditi, figli di un boss.</p><p>«Conosco bene Castello di Cisterna: è il mio territorio, un territorio di <b>tensioni sociali </b>e <b>criminali</b>. Il gesto di Korol mi ha aperto un mondo. Lui, straniero, non aveva avuto modo di essere condizionato da anni e anni di “formazione omertosa” come noi che in quel territorio ci siamo nati e cresciuti. Non ha avuto <b>paura</b>, non ha pensato ciò che tutti avremmo pensato: “Cosa mi succederà?“, “La pagherò con la vita?”. Ha agito d’istinto e mi ha fatto capire che cittadino non è chi ha i documenti giusti all’anagrafe. Ma chi, una terra, la <b>difende</b>».</p>

Il muratore 38enne è stato ucciso il 29 agosto a Castello di Cisterna, in provincia di Napoli, mentre cercava di fermare 2 banditi, figli di un boss.

«Conosco bene Castello di Cisterna: è il mio territorio, un territorio di tensioni sociali e criminali. Il gesto di Korol mi ha aperto un mondo. Lui, straniero, non aveva avuto modo di essere condizionato da anni e anni di “formazione omertosa” come noi che in quel territorio ci siamo nati e cresciuti. Non ha avuto paura, non ha pensato ciò che tutti avremmo pensato: “Cosa mi succederà?“, “La pagherò con la vita?”. Ha agito d’istinto e mi ha fatto capire che cittadino non è chi ha i documenti giusti all’anagrafe. Ma chi, una terra, la difende».

<p>È diventato virale il<b> video </b>della tv francese Le petit journal all’indomani degli attentati del 13 novembre. Si vede un bambino spaventato: «Ci sono i cattivi, bisogna cambiare casa» dice il bimbo. «I cattivi sono dappertutto» risponde il suo papà, per calmarlo. «La nostra casa è la Francia...». «Ma loro hanno le pistole» sbotta il piccolo. «Noi abbiamo i fiori, che ci proteggono» lo rassicura il padre.</p><p>«Mi ha colpito la compostezza di questo papà. La sua <b>forza d’animo</b>, la sua gentilezza. Il suo senso di protezione nei confronti del figlio è stato naturale. Si è guardato attorno, non sapeva a cosa appigliarsi. C’erano solo fiori, fiori per le vittime, ovunque. Non ha detto una bugia: l’unico modo per salvarsi dal terrore è <b>continuare a vivere</b> e a costruire un orizzonte di pace».</p>

È diventato virale il video della tv francese Le petit journal all’indomani degli attentati del 13 novembre. Si vede un bambino spaventato: «Ci sono i cattivi, bisogna cambiare casa» dice il bimbo. «I cattivi sono dappertutto» risponde il suo papà, per calmarlo. «La nostra casa è la Francia...». «Ma loro hanno le pistole» sbotta il piccolo. «Noi abbiamo i fiori, che ci proteggono» lo rassicura il padre.

«Mi ha colpito la compostezza di questo papà. La sua forza d’animo, la sua gentilezza. Il suo senso di protezione nei confronti del figlio è stato naturale. Si è guardato attorno, non sapeva a cosa appigliarsi. C’erano solo fiori, fiori per le vittime, ovunque. Non ha detto una bugia: l’unico modo per salvarsi dal terrore è continuare a vivere e a costruire un orizzonte di pace».

<p>Catturato a maggio da un gruppo jihadiista, l’archeologo siriano e musulmano è stato torturato e poi decapitato dall’<b>Is</b> a Palmira perché non voleva rivelare dove fossero nascosti i tesori d’arte della città.</p><p>«Khaled al-Asaad è stato per 40 anni direttore del sito archeologico di Palmira, città simbolo di convivenza nei secoli. I templi distrutti dall’Is erano dedicati a Bel, dio neobabilonese, e a Baalshamin, divinità semitica, simili a Zeus nell’antica Grecia. Lo studioso è diventato un <b>bersaglio</b> perché voleva proteggere la continuità tra il mondo di Platone e Aristotele e il mondo arabo. Il passato è nemico dell’Is perché insegna che <b>convivere pacificamente</b> è possibile. E fa paura a chi vorrebbe costringerci a vivere, senza radici né pensiero critico, nella dittatura dell’eterno presente».</p> Credits: Getty

Catturato a maggio da un gruppo jihadiista, l’archeologo siriano e musulmano è stato torturato e poi decapitato dall’Is a Palmira perché non voleva rivelare dove fossero nascosti i tesori d’arte della città.

«Khaled al-Asaad è stato per 40 anni direttore del sito archeologico di Palmira, città simbolo di convivenza nei secoli. I templi distrutti dall’Is erano dedicati a Bel, dio neobabilonese, e a Baalshamin, divinità semitica, simili a Zeus nell’antica Grecia. Lo studioso è diventato un bersaglio perché voleva proteggere la continuità tra il mondo di Platone e Aristotele e il mondo arabo. Il passato è nemico dell’Is perché insegna che convivere pacificamente è possibile. E fa paura a chi vorrebbe costringerci a vivere, senza radici né pensiero critico, nella dittatura dell’eterno presente».

<p>Lo scrittore Roberto Saviano, 36 anni. Il 28 dicembre alle 21,15 conduce <b>Imagine</b> su Deejay Tv.</p> Credits: Getty

Lo scrittore Roberto Saviano, 36 anni. Il 28 dicembre alle 21,15 conduce Imagine su Deejay Tv.

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