Sono i ragazzi che cambieranno il mondo

15 03 2019 di Isabella Fava
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Sono scesi in piazza in 100.000 a Milano per dire «Non esiste un pianeta B». In migliaia anche nelle altre città d'Italia. Ragazzi e ragazze delle scuole che vogliono un futuro pulito e farsi sentire. Una folla colorata e gioiosa che sta facendo la storia

Hanno risposto in 100.000 all'appello dei FridaysForFuture, lanciato dall'attivista 16enne svedese Greta Thunberg. Una folla sterminata di ragazzi di tutte le scuole che hanno sfilato per il centro di Milano. Una marea colorata, trasversale. Hanno 14, 16,18 anni. Qualcuno più piccolo è qui con mamma e papà, qualcuno col fratello la sorella più grandi. Sorridono, sono belli, uniti, contenti di fare parte di questa "rivoluzione" che parte da loro, dalle loro esigenze, dai loro pensieri. Determinati a fare in modo che qualcosa cambi. Sfilano allegri, composti, responsabili. Senza rabbia, pacifici. Tra loro anche qualche insegnante e qualche nostalgico delle grandi manifestazioni degli anni '70. Talmente tanti che nemmeno gli organizzatori (www.fridaysforfuture.it) si aspettavano una risposta così. E invece di fermarsi in piazza della Scala a parlare, confrontarsi, a guardarsi in faccia e rallegrarsi della partecipazione, si sono allungati fino al Duomo e hanno riempito la gigantesca piazza. Composti, in un gigantesco cerchio improvvisato, la maggior parte seduti per terra per consentire a tutti di ascoltare e vedere.

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L'importante è farsi vedere e farsi sentire. «Su le mani per il pianeta» scandiscono all'unisono e «Scendi giù, scendi giù, manifesta pure tu» alla gente che si affaccia alle finestre quando li sentono arrivare. Sollevano cartelloni con messaggi del tipo: «Make Love not Co2», «Voglio respirare il mio futuro», «Ci siamo rotti i polmoni». Soprattutto dicono:«Se non noi allora chi?». Vogliono prendersi la responsabilità, fare sentire la loro voce agli adulti, ai politici che stanno lasciando loro in eredità un futuro invivibile. E' il loro mondo e lo vogliono senza emissioni di Co2, libero dalla plastica, pulito. Hanno paura del cambiamento climatico che vedono già in atto, raccontano di città dove si muore di caldo, mai come prima, di allarmi degli scienziati.

Sono informati. Riprendono, magari senza saperlo, le cose già dette dall'attivista canadese Naomi Klein nel 2015 col libro Una rivoluzione ci salverà (Rizzoli) ma probabilmente non hanno letto quel tomone di 700 e più pagine (documentatissimo!). Però la sensibilità è la stessa: «Non esiste un capitalismo verde. Dobbiamo ripensare il nostro modo di vivere» dice uno studente di Fisica. «Non abbiamo un altro pianeta». Il loro messaggio è semplice, arriva diretto, più di quello della Klein o degli scienziati più accreditati. Perché parte da loro, da una 16enne che a dicembre ha detto alla Conferenza mondiale sul clima: «Voi dite che amate i vostri figli ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi» ed è riuscita a smuovere i coetanei di tutto il pianeta che si sono sentiti rappresentati, che avevano gli stessi pensieri. Milioni in oltre 2.000 città del mondo. 100.000 a Milano, 10.000 a Firenze e Roma, 3.000 a Bologna. Altre manifestazioni, credo, seguiranno. «Stiamo facendo la storia» scrivono su Instagram. Greta intanto è candidata al Nobel per la Pace, il 16 aprile uscirà il libro scritto da lei (La nostra casa è in fiamme, Mondadori). E questo 15 marzo, il #GlobalStrikeForFuture, sarà ricordato come il giorno in cui qualcosa si è mosso davvero.

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