Golpe fallito in Turchia: che cosa è successo?

16 07 2016 di Oscar Puntel

Nella notte fra il 15 e il 16 luglio un gruppo di militari occupa le tv, oscura i social network, chiude lo stretto del Bosforo. Bombardamenti e scontri ad Ankara e Istanbul. Cosa c'è dietro il tentato golpe?

La Turchia è sotto shock per il tentativo di colpo di Stato avvenuto nella notte fra il 15 e il 16 luglio. La notte più lunga di Ankara si conclude con il fallimento del golpe tentato da una fazione dell'esercito contro il presidente Recep Tayyip Erdogan. Dopo ore di bombardamenti e combattimenti nella capitale Ankara e a Istanbul, si parla di almeno 90 morti e quasi 1200 feriti. Oltre 700 i militari arrestati. Che cosa è successo? E perché?

Chi sono i golpisti?
Una frangia di militari dell'esercito turco. “Pare il regista del golpe sia un generale consulente giuridico del capo di Stato maggiore turco. Va precisato, però, che la maggioranza dell'esercito si è comunque dichiarata estranea a questo tentativo di presa di potere. Tanto è vero che il capo di Stato Maggiore è stato sequestrato, e poi liberato, dai golpisti. Quanto accaduto rappresenta comunque un segnale importante: in Turchia e dentro l'apparato militare ci sono profonde spaccature” dice Valeria Talbot, esperta dell'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano.

Perché l'esercito non è unito e al servizio dello Stato?
Puntualizza Talbot, esperta di Turchia: “L'esercito turco, per tradizione, è il garante del laicismo. Mentre il governo e il presidente Erdogan sono espressione del partito Akp (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), che ha una forte connotazione islamica. E' una delle spaccature del Paese. Inoltre, da quando l'Akp è al governo, cioè dal 2002, c'è stata una graduale riduzione dei poteri dell'esercito. Nel primo decennio del 2000, una parte dei militari aveva cospirato contro Erdogan: l'azione, mai concretizzata con un vero golpe, ha portato a un numero impressionante di arresti. In quegli anni, il presidente Erdogan è riuscito a inserire uomini a lui fedeli nell'esercito”

Perché i golpisti ce l'hanno con Erdogan?
“Nella loro rivendicazione, i golpisti hanno detto di 'voler ripristinare la democrazia e la laicità della Turchia'. Democrazia e laicità sono due parole chiavi” spiega Talbot. Partiamo dalla democrazia: in questi ultimi anni, Erdogan sta accentrando i poteri nella sue mani. Ha il progetto di riformare in senso presidenziale lo Stato, cioè di dare al presidente poteri decisionali ed esecutivi. Oggi, la Costituzione turca dice che il presidente ha solo funzioni di rappresentanza, ma Erdogan dimostra di prendere decisioni e di esercitare poteri ben al di là di quello che gli sarebbe consentito”.

Il secondo punto è laicità. La Turchia è un paese laico o islamico?
"Dal 1923, anno della fondazione della repubblica da parte di Ataturk, i militari sono stati i garanti del laicismo dello stato turco. La Turchia è stata laica per molti decenni. Dal 2002, c'è stata una trasformazione: il partito di Erdogan ha radici islamiste, che sono venute fuori e hanno smantellato alcuni 'paletti del laicismo nella società e nella vita politica turca'. Un esempio? In Turchia si era arrivati all'abolizione di portare il velo nei luoghi pubblici. Con Erdogan, il velo è ricomparso. Sono stati questi segnali di una islamizzazione della società e politica turca ad aver messo in allarme i militari turchi”, spiega Talbot.

Ma il popolo turco da che parte sta?
Nelle immagini che abbiamo visto in tv, la gente si è riversata sulle strade, per fermare i golpisti. Armando Sanguini, advisor del Ispi, spiega: “All'una di notte del 16 luglio, Erdogan sembrava fuori gioco, perché era salito su un aereo privato e sembrava si fosse allontanato dal Paese. Quando è rientrato a Istanbul, ha galvanizzato una parte della popolazione. Va anche detto che le principali formazioni politiche turche si erano dichiarate contrarie, Il motivo è semplice: nel momento in cui i partiti politici si vedono sopraffatti dai militari, essi vedono anche il loro tramonto. La Turchia resta un paese diviso, più diviso di quanto non appaia. Erdogan è riuscito a far fermentare queste contrapposizioni interne, sia di carattere etnico sia di carattere politico. La Turchia non ha riconquistato stabilità”.

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