Il decreto salva-Italia

21 12 2011 di Dario Biagi

Così il premier Mario Monti ha definito le misure del governo, dalle pensioni alle tasse, che per risolvere la crisi del Paese peseranno sulle nostre tasche. Mentre il Parlamento le discute (e i sindacati protestano), due famosi economisti le commentano qui

<p>Due dei più autorevoli economisti italiani giudicano la manovra presentata dal governo Monti, che il Parlamento dovrà approvare entro Natale. Il giuslavorista Pietro Ichino, senatore del Pd, è padre di un progetto di riforma del mercato del lavoro ispirato alla “flexsecurity” danese (contratto a tempo indeterminato per tutti con tutele progressive; più flessibilità compensata da maggiore sicurezza in caso di perdita del posto). È un progetto di cui si discute da anni e che prevede il superamento del famoso articolo 18 antilicenziamenti, storica linea Maginot dei nostri sindacati. Ichino ha approfondito la sua proposta in un saggio appena pubblicato da Mondadori, <i>Inchiesta sul lavoro, </i>e sarà tra i protagonisti della concertazione con le parti sociali per ridisegnare mercato del lavoro e sistema di ammortizzatori sociali: una riforma alla quale il premier Mario Monti dà grande importanza per stimolare la crescita. Tito Boeri, docente di Economia alla Bocconi di Milano e fondatore del sito la voce.info, ha appena distillato con il collega Pietro Garibaldi dieci proposte nel saggio <i>Le riforme a costo zero </i>(Chiarelettere editore), per ridare impulso all’economia senza pesare sui nostri conti. Dentro questo ventaglio di idee trova posto anche la conversione della previdenza al sistema contributivo, mentre un’attenzione speciale è riser vata all’incentivazione dell’occupazione femminile e dei giovani. «È fondamentale fare riforme dalla parte delle nuove generazioni» scrive Boeri. «È una questione di equità, ma anche di efficacia. Perché saranno loro a darci il motore di cui abbiamo bisogno per far ripartire l’Italia».</p><p><b>Nella foto, il presidente del Consiglio Mario Monti durante la presentazione della manovra economica in Parlamento. </b></p> Credits: AP / La Presse

Due dei più autorevoli economisti italiani giudicano la manovra presentata dal governo Monti, che il Parlamento dovrà approvare entro Natale. Il giuslavorista Pietro Ichino, senatore del Pd, è padre di un progetto di riforma del mercato del lavoro ispirato alla “flexsecurity” danese (contratto a tempo indeterminato per tutti con tutele progressive; più flessibilità compensata da maggiore sicurezza in caso di perdita del posto). È un progetto di cui si discute da anni e che prevede il superamento del famoso articolo 18 antilicenziamenti, storica linea Maginot dei nostri sindacati. Ichino ha approfondito la sua proposta in un saggio appena pubblicato da Mondadori, Inchiesta sul lavoro, e sarà tra i protagonisti della concertazione con le parti sociali per ridisegnare mercato del lavoro e sistema di ammortizzatori sociali: una riforma alla quale il premier Mario Monti dà grande importanza per stimolare la crescita. Tito Boeri, docente di Economia alla Bocconi di Milano e fondatore del sito la voce.info, ha appena distillato con il collega Pietro Garibaldi dieci proposte nel saggio Le riforme a costo zero (Chiarelettere editore), per ridare impulso all’economia senza pesare sui nostri conti. Dentro questo ventaglio di idee trova posto anche la conversione della previdenza al sistema contributivo, mentre un’attenzione speciale è riser vata all’incentivazione dell’occupazione femminile e dei giovani. «È fondamentale fare riforme dalla parte delle nuove generazioni» scrive Boeri. «È una questione di equità, ma anche di efficacia. Perché saranno loro a darci il motore di cui abbiamo bisogno per far ripartire l’Italia».

Nella foto, il presidente del Consiglio Mario Monti durante la presentazione della manovra economica in Parlamento.

<p> <u><b>Pensioni </b></u><br />Sulla riforma cardine del decreto salva-Italia, ora in discussione alle Camere, i due esperti concordano: sono più che necessari il passaggio al sistema contributivo dal 2012, l’innalzamento dell’età delle pensioni di vecchiaia a 62 anni per le donne e a 66 per gli uomini fino a raggiungere la parità nel 2018, l’aumento di un anno di contributi per le pensioni d’anzianità (42 anni e un mese per gli uomini, 41 e un mese per le donne). Secondo Boeri, è giusto «superare del tutto le pensioni d’anzianità, pur mantenendo la flessibilità nell’età di pensionamento». «Il nuovo criterio di calcolo contributivo verrà applicato solo alla parte di trattamento che maturerà di qui in avanti» argomenta Ichino. «È dunque un sacrificio modestissimo per chi sta per ritirarsi dal lavoro». Divergenza sul blocco dell’adeguamento all’inflazione per le pensioni sopra i 935 euro nei prossimi due anni. «Inevitabile» per Ichi- no «e non iniqua, perché colpisce chi è andato in pensione senza essere toccato da nessuna delle altre misure». Boeri invece asserisce: «Bisognerebbe evitare di inter venire sulle prestazioni in essere. E sarebbe stato meglio un inter vento sul metodo di indicizzazione: come in Svezia, dove la si è agganciata alla crescita del Pil».</p><p><b> </b></p><p> <u><b>Ici-Imu </b></u><br />Anche sulla reintroduzione della tassa su prime e seconde case con la nuova formula dell’Imu (Imposta municipale unica), che offre la possibilità di dedurre 200 euro per le prime abitazioni, Ichino è tranchant: «È sostanzialmente una patrimoniale ed è strutturata in modo da esentare la fascia meno ricca dei contribuenti». E Boeri conviene: «Lo spostamento della tassazione dal lavoro alla casa e ai patrimoni è uno dei lati apprezzabili di questa manovra». <b> </b></p><p><b> </b></p><p> <u><b>Costi della politica </b></u><br />La scure sui consigli provinciali e la rinuncia ai compensi ministeriali da parte di Monti e della sua squadra paiono insufficienti. «Era possibile fare di più» sostiene Boeri. «Il governo poteva ridurre le dotazioni di Camera e Senato con una semplice variazione di bilancio inserita nel decreto».</p><p><b>Nella foto, Tito Boeri, docente di Economia alla Bocconi e autore con il collega Pietro Garibaldi de <i>Le riforme a costo zero</i> (Chiarelettere editore). </b></p><p><b> </b></p> Credits: Contrasto

Pensioni
Sulla riforma cardine del decreto salva-Italia, ora in discussione alle Camere, i due esperti concordano: sono più che necessari il passaggio al sistema contributivo dal 2012, l’innalzamento dell’età delle pensioni di vecchiaia a 62 anni per le donne e a 66 per gli uomini fino a raggiungere la parità nel 2018, l’aumento di un anno di contributi per le pensioni d’anzianità (42 anni e un mese per gli uomini, 41 e un mese per le donne). Secondo Boeri, è giusto «superare del tutto le pensioni d’anzianità, pur mantenendo la flessibilità nell’età di pensionamento». «Il nuovo criterio di calcolo contributivo verrà applicato solo alla parte di trattamento che maturerà di qui in avanti» argomenta Ichino. «È dunque un sacrificio modestissimo per chi sta per ritirarsi dal lavoro». Divergenza sul blocco dell’adeguamento all’inflazione per le pensioni sopra i 935 euro nei prossimi due anni. «Inevitabile» per Ichi- no «e non iniqua, perché colpisce chi è andato in pensione senza essere toccato da nessuna delle altre misure». Boeri invece asserisce: «Bisognerebbe evitare di inter venire sulle prestazioni in essere. E sarebbe stato meglio un inter vento sul metodo di indicizzazione: come in Svezia, dove la si è agganciata alla crescita del Pil».

Ici-Imu
Anche sulla reintroduzione della tassa su prime e seconde case con la nuova formula dell’Imu (Imposta municipale unica), che offre la possibilità di dedurre 200 euro per le prime abitazioni, Ichino è tranchant: «È sostanzialmente una patrimoniale ed è strutturata in modo da esentare la fascia meno ricca dei contribuenti». E Boeri conviene: «Lo spostamento della tassazione dal lavoro alla casa e ai patrimoni è uno dei lati apprezzabili di questa manovra».

Costi della politica
La scure sui consigli provinciali e la rinuncia ai compensi ministeriali da parte di Monti e della sua squadra paiono insufficienti. «Era possibile fare di più» sostiene Boeri. «Il governo poteva ridurre le dotazioni di Camera e Senato con una semplice variazione di bilancio inserita nel decreto».

Nella foto, Tito Boeri, docente di Economia alla Bocconi e autore con il collega Pietro Garibaldi de Le riforme a costo zero (Chiarelettere editore).

<p> <u><b>lva </b></u><br /> Ritocchi di un paio di punti alle aliquote Iva potrebbero scattare dal  prossimo settembre, se non venissero raggiunti gli obiettivi della  cosiddetta delega fiscale. «Misura recessiva e possibilmente da  scongiurare» secondo Ichino. «Utile» per Boeri. Che argomenta: «L’idea  di abbassare i contributi sociali, cioè una forma di tassazione del  lavoro, finanziandola con un incremento dell’Iva è valida».</p><p><b> </b></p><p> <u><b>Lotta all’evasione </b></u><br /> La nuova soglia della tracciabilità dei paga- menti ottiene la  sufficienza da Ichino: «Bene la riduzione drastica del limite dei  pagamenti in contanti (da 2.500 a 1.000 euro), ma avrei preferito  scendesse a 500. Monti vorrà arrivarci gradualmente, verificando gli  effetti di questa prima riduzione» commenta. «Misura molto timida» la  giudica Boeri. «Meglio fare una patrimoniale vera. Saremmo stati in  grado di tracciare i patrimoni e le loro variazioni». <b> </b></p><p><b> </b></p><p> <b><u>Misure per la crescita</u> </b><br /><b> </b>La deducibilità dell’Irap (Imposta regionale sulle attività  produttive), gli incentivi fiscali all’assunzione di giovani e donne, le  agevolazioni per gli imprenditori che reinvestono utili nell’azienda,  il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese lasciano freddo il  professor Boeri: «Mi paiono misure estemporanee e dai costi rilevanti.  Se si voleva diminuire il costo del lavoro, si poteva inter venire sui  contributi sociali». «Non bastano» gli fa eco Ichino. «Urge una  riduzione dell’Irpef sui redditi da lavoro, perlomeno nella fascia fino a  1.000 euro».</p><p><b> </b></p><p> <u><b>Liberalizzazioni </b></u><br /> «È troppo poco intervenire sulla vendita dei farmaci e sugli orari dei  negozi» stigmatizza Boeri. «Un’authority sui trasporti potrebbe avere  invece un ruolo importante». Laconico Ichino: «Sulle libere professioni  il governo poteva essere più incisivo».</p><p><b>Nella foto,</b><b> Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Pd. Per Mondadori è appena uscito in libreria con <i>Inchiesta sul lavoro</i>. </b></p> Credits: Milestone

lva
Ritocchi di un paio di punti alle aliquote Iva potrebbero scattare dal  prossimo settembre, se non venissero raggiunti gli obiettivi della  cosiddetta delega fiscale. «Misura recessiva e possibilmente da  scongiurare» secondo Ichino. «Utile» per Boeri. Che argomenta: «L’idea  di abbassare i contributi sociali, cioè una forma di tassazione del  lavoro, finanziandola con un incremento dell’Iva è valida».

Lotta all’evasione
La nuova soglia della tracciabilità dei paga- menti ottiene la  sufficienza da Ichino: «Bene la riduzione drastica del limite dei  pagamenti in contanti (da 2.500 a 1.000 euro), ma avrei preferito  scendesse a 500. Monti vorrà arrivarci gradualmente, verificando gli  effetti di questa prima riduzione» commenta. «Misura molto timida» la  giudica Boeri. «Meglio fare una patrimoniale vera. Saremmo stati in  grado di tracciare i patrimoni e le loro variazioni».

Misure per la crescita
La deducibilità dell’Irap (Imposta regionale sulle attività  produttive), gli incentivi fiscali all’assunzione di giovani e donne, le  agevolazioni per gli imprenditori che reinvestono utili nell’azienda,  il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese lasciano freddo il  professor Boeri: «Mi paiono misure estemporanee e dai costi rilevanti.  Se si voleva diminuire il costo del lavoro, si poteva inter venire sui  contributi sociali». «Non bastano» gli fa eco Ichino. «Urge una  riduzione dell’Irpef sui redditi da lavoro, perlomeno nella fascia fino a  1.000 euro».

Liberalizzazioni
«È troppo poco intervenire sulla vendita dei farmaci e sugli orari dei  negozi» stigmatizza Boeri. «Un’authority sui trasporti potrebbe avere  invece un ruolo importante». Laconico Ichino: «Sulle libere professioni  il governo poteva essere più incisivo».

Nella foto, Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Pd. Per Mondadori è appena uscito in libreria con Inchiesta sul lavoro.

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