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Test Invalsi: è giusto che siano prove d’esame?

I test Invalsi di italiano e matematica, orientativi in II e V elementare, in terza media sono una prova d'esame. E dividono genitori e alunni. Perché non tutti pensano che valutino davvero i ragazzi. Ecco due pareri autorevoli

È giusto che i test Invalsi siano prove d'esame?

SI

ALESSANDRO ANTONIETTI responsabile del Servizio di Psicologia dell’apprendimento dell’università Cattolica di Milano, autore di Come si impara (Mondadori)

«Ritengo giusto che i test Invalsi siano inseriti nelle prove d’esame perché oggi i quiz a risposta multipla sono una formula diffusa come strumento di valutazione sia in Italia sia all’estero. Sono usati per l’ingresso all’università, nei concorsi pubblici, ai colloqui di lavoro. Ed è bene che i ragazzi si abituino presto ad affrontarli».

Garantiscono la trasparenza

«L’esame da superare non è solo per gli studenti, ma anche per gli insegnanti che hanno una responsabilità di fronte alla società: il loro compito è dare una buona istruzione alle giovani generazioni. E le prove Invalsi sono un modo per verificare che questo accada, permettendo ai genitori di comprendere la qualità della scuola frequentata dai figli e ai professori di prendere atto di eventuali criticità, per poi risolverle».

NO

DANIELE NOVARA direttore del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, autore di Con gli altri imparo (Erickson)

«I quiz Invalsi non vanno usati come prova d’esame: si limitano a misurare il numero di nozioni accumulate da uno studente, non il suo livello di apprendimento. Che consiste in qualcosa di ben diverso: nell’aver assimilato ciò che si studia al punto da saperlo applicare alla vita reale. Ed è questa l’unica capacità da valutare».

Sono un modello di giudizio superato

«Non è un caso che in Italia non si riesca a risolvere il problema dell’abbandono scolastico e del calo delle iscrizioni all’università: è difficile dare valore a una scuola improntata solo sul nozionismo. Per riformarla dovremmo ispirarci a esempi virtuosi come quello della Finlandia dove, al posto degli esami, i ragazzi partecipano a laboratori in cui sono chiamati a risolvere situazioni problematiche concrete, attraverso le conoscenze acquisite con lo studio».

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