Brussels Airport And Metro Rocked By Explosions
BRUSSELS, BELGIUM - MARCH 22: Tributes are left at the Place de la Bourse following today's attacks on March 22, 2016 in Brussels, Belgium. At least 31 people are thought to have been killed after Brussels airport and a Metro station were targeted by explosions. The attacks come just days after a key suspect in the Paris attacks, Salah Abdeslam, was captured in Brussels. (Photo by Carl Court/Getty Images)

Io, italiana assessore a Bruxelles, così combatterò i terroristi

Annalisa Gadaleta, pugliese da 21 anni in Belgio, è assessore alla Cultura a Molenbeek. «I terroristi vogliono dimostrarci che la democrazia non funziona» osserva. «Per sconfiggerli bisogna partire dalle donne: qui molte musulmane erano contente dopo la cattura di Salah»

Dopo la cattura di Salah Abdeslam, l’ultimo attentatore di Parigi ancora ricercato, Molenbeek aveva tirato un sospiro di sollievo. Questa mattina Annalisa Gadaleta,  pugliese che da 4 anni ricopre la carica di assessore alla Cultura, istruzione e ambiente al Comune alle porte di Bruxelles, era andata in una scuola per individuare con alcune mamme un percorso che potesse permettere ai piccoli studenti di tornare alla normalità, respirare aria di pace. Poi il caos. Prima la notizia dell’attentato all’aeroporto di Zaventem e poco dopo quella delle esplosioni alla metropolitana di Maelbeek. «I terroristi hanno una strategia chiara: vogliono dimostrarci che la democrazia non funziona» commenta poche ore dopo gli attacchi. Non c’è rabbia nelle sue parole, solo tanta stanchezza e una profonda tristezza.

gadaleta
BRUSSELS, BELGIUM - MARCH 22: Tributes are left at the Place de la Bourse following today's attacks on March 22, 2016 in Brussels, Belgium. At least 31 people are thought to have been killed after Brussels airport and a Metro station were targeted by explosions. The attacks come just days after a key suspect in the Paris attacks, Salah Abdeslam, was captured in Brussels. (Photo by Carl Court/Getty Images)



Cosa ha fatto appena ha saputo degli attentanti?
«Eravamo a scuola, molte donne volevano correre dai loro figli e riportarli a casa, ma ci hanno vietato di uscire per parecchio tempo. Io ho pensato che la cosa più giusta fosse proprio quella di lasciare i bambini in classe, solo qui potevano essere protetti dal terrore che c’era fuori, abbiamo convinto le mamme a fargli proseguire la loro giornata di studio sino alla fine. E domani per chi vorrà le scuole saranno aperte».
E i suoi due figli?
«Anche loro erano a scuola. Nonostante siano già grandi e autonomi sono andata io a prenderli per riportarli a casa, non permettevano loro di camminare per strada da soli. Mia figlia si è preoccupata molto perché per alcune ore la rete e le linee telefoniche sono state bloccate e non riusciva a mettersi in contatto con me».
Cosa pensa di questi attentati?
«I terroristi stanno portando avanti una strategia molto chiara: dimostrarci che la democrazia non funziona. Le sembrerà assurdo che io dica questo adesso, ma la nostra arma resta la democrazia stessa. Se chiudiamo le frontiere facciamo il loro gioco. Vogliono convincerci che il sistema europeo sia utopico. Lo so che dopo questi attentanti si perde la fiducia nelle istituzioni, ma io dico alla gente che sto incontrando: “Credete in voi e in noi, da questo problema ne dobbiamo uscire assieme, è importante restare uniti”».
La comunità musulmana di Molenbeek è, però, accusata di aver nascosto Salah Abdeslam...
«E’ chiaro che Salah Abdeslam ha avuto dei complici e che c’è un’omertà che va combattuta anche con un profondo lavoro culturale. L’attentato di Parigi dello scorso 13 novembre, però, ha risvegliato le coscienze della comunità musulmana, sono aumentate le denunce e molte donne musulmane si sono avvicinate per collaborare con il Comune sui progetti d’integrazione. Stanno imparando sulla loro pelle che quando i jihadisti ammazzano lo fanno senza distinzione. C’erano anche tanti musulmani felici per la cattura di Salah».
Come dovrebbe rispondere l’Europa adesso?
«E’ giusto aumentare i controlli e intensificare il lavoro dei servizi segreti, ma a questo deve unirsi una politica di sostegno per le famiglie. Che oltre ad avere problemi economici, vivono un disagio sociale: risiedono a Bruxelles, ma in tv guardano Al Jazeera. Non mi stancherò mai di ripeterlo che il terrorismo si combatte con l’integrazione culturale, dobbiamo iniziare subito dalle scuole».

di Michela Ventrella

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