Istanbul, capodanno di sangue. Cosa sta succedendo in Turchia?

L'attentato della notte di capodanno del 2017 pone tanti interrogativi: perché la Turchia viene presa di mira? È coinvolto Is, lo Stato islamico? Il 2016 non era l'anno che avrebbe dovuto segnare la fine dell'Is? Un esperto risponde

Nella notte di Capodanno, la Turchia è scossa da un nuovo, l’ennesimo attacco terroristico. Questa volta nel mirino degli attentatori è finito un locale, molto rinomato e famoso di Istanbul: è una discoteca-night frequentata da turisti e occidentali, nella parte più ‘europea’, moderna della città. L’attentato non è stato ancora rivendicato. Si parla di Isis. Il bilancio delle vittime è ancora provvisorio: i morti sarebbero almeno 39, una settantina i feriti. In tutto il Paese, si è scatenata una caccia all’uomo. Nel tardo pomeriggio del primo giorno del 2017, media locali hanno riferito anche di spari davanti alla Moschea a Istanbul. Che cosa sta succedendo? Abbiamo intervistato Armando Sanguini, consigliere scientifico dell’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale.

Che cosa sta succedendo in Turchia?

«La Turchia è un paese dai piedi d’argilla: il suo leader, il presidente Recep Erdogan, vuol mostrarcela monolitica, forte e unita; nella realtà il Paese è frammentato, diviso da mille anime interne. Nella scorsa estate, con la scusa del tentato colpo di Stato, il presidente ha azzerato tutte le opposizioni, ha mandato in galera stampa e magistrati e inaugurato nuovamente una stagione dura, violenta contro il Pkk, il Partito dei lavoratori Curdi, raggruppamento considerato terrorista» ci spiega Sanguini. Proprio le scelte del presidente hanno inaugurato una stagione di instabilità. «Il presidente si è incattivito una parte consistente della società turca. I semi di instabilità che è riuscito coltivare fanno della Turchia un bersaglio ideale da parte dei terroristi» aggiunge il consigliere Ispi.


Le immagini dell'attentato

Credits: ANSA/AP
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Credits: ANSA/EPA
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L’attentato non è stato rivendicato. E’ verosimile pensare a Isis?

«Potrebbe essere stato Isis, ma è ancora troppo presto per dirlo. Di certo, la Turchia ha cambiato strategia verso lo Stato Islamico: prima era molto ambigua. C’era un patto non scritto, ma puntualmente rispettato: lungo i confini fra Turchia e Siria, il Califfato faceva quel che voleva, i suoi miliziani passavano con rifornimenti e i turchi facevano finta di non vedere. Poi si è cambiato passo quando sono stati catturati una sessantina di diplomatici turchi da parte di Isis e questo ha rotto gli equilibri. In più, la Turchia ha anche autorizzato l’uso delle basi aeree agli Usa in funzione anti-Isis, per la guerra in Siria».

I terroristi hanno colpito un locale affollato di turisti nella zona più europea di Istanbul. E’ un messaggio rivolto a noi occidentali?

«Il locale è famoso per essere frequentato da turisti, da occidentali, da arabi ricchi. E’ un night rinomato e molto conosciuto. Non c’è dubbio che si volesse colpire l’animo occidentale della città, il suo spirito moderno, se vogliamo anche ‘europeo’» commenta Sanguini. Secondo l’ex diplomatico, esiste un filo rosso che unisce Berlino e Istanbul: «Nel giro di una decina di giorni abbiamo avuto: la strage al mercatino di Berlino, poi questo capodanno di sangue in Turchia. In mezzo, un attacco violentissimo a Bagdad e uno a Damasco. La ricomparsa in pubblico di Al Baghdadi, il Califfo dell’autoproclamato Stato Islamico. Che cosa possiamo concludere? Isis doveva essere sconfitto entro il 2016: siamo ancora agli esordi di una campagna molto lunga e incerta, con le forze che fomentano il terrorismo ancora capaci di fare stragi. Avevamo un capodanno ‘militarizzato’, le nostre città erano blindate, il terrorismo è riuscito a trovare scelto un luogo filo-occidentale, a eludere controlli sicurezza. E a colpire ancora noi occidentali

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