prof psicologi

La scuola ha bisogno di prof psicologi

Per aiutare i ragazzi nell'età difficile servono insegnanti con una preparazione da psicologi. A proporlo è un prof, che riflette sul caso dei ragazzi assassini di Ferrara 

Quella maledetta scuola da frequentare, gli “scazzi” con i tuoi, quei prof che non ti capiscono e che hanno in mente solo i voti. E poi per fortuna c’è l’amico di sempre con il quale farsi le canne, bere qualche “bionda”, dire tutto quello che passa per la testa. Una vita sospesa tra la difficile realtà e la fuga in Facebook, Snapchat, YouTube, Instagram e la Play. Lì dentro è difficile che i “vecchi”, i genitori e i prof, ci ficchino il naso.

Cos'hanno nella testa i ragazzi

Potrebbe essere il ritratto di qualche mio ex alunno, di uno dei nostri figli adolescenti. Lo stesso di Riccardo e Manuel che per l’opinione pubblica e per la gente di Pontelangorino, frazione di mille abitanti circa di Codigoro (Ferrara) dove abitano, sono ormai solo dei mostri.

Riccardo, 16 anni, ha pagato l’amico del cuore per far uccidere i suoi genitori. Manuel, 17 anni, non si è tirato indietro e con un’ascia in una notte di gennaio ha massacrato papà e mamma di Riccardo e la sua esistenza.

L’altro ha assistito, non si è “sporcato le mani” ma si è macchiato per sempre. Difficile dire cosa sia successo nella testa di questi due ragazzi di campagna per arrivare a tanto. Impossibile giustificarli. Guardi il profilo Facebook dei due e trovi le “storie” di sempre: video condivisi, qualche foto con la “raga”, roba da età della “stupidera”.

Eppure qualche segnale c’è anche lì. Manuel ad agosto 2016 pubblica questo post: “Io ? Comportarmi bene? Da piccolo vedevo Tarzan andare in giro nudo. Cenerentola arrivava a mezzanotte. Pinocchio diceva bugie. Aladino era un ladro. Batman guidava a 320 km/h. Biancaneve abitava in una casa con sette uomini. Popeye fumava ed era tutto tatuato. E pacman correva in una sala buia con musica elettronica mangiando pillole che lo rendevano accelerato. Pollon usava una polverina bianca per portare allegria.... Lamu'.... Palesemente una escort. Tutto questo per non parlare della filastrocca più famosa...... 3 civette che facevano l'amore con la figlia del dottore... Ma dai....!? Troppo tardi! La colpa non mia è della mia infanzia! Se anche tu hai avuto questa infanzia copia e incolla nella tua bacheca!!”.

Qualche mese più tardi condivide una foto con un tatuaggio che dice così: “Non si invecchia andando avanti con l’età si invecchia quando si smette di ridere”.

Chi conosce i due ragazzi racconta di litigi con i genitori e di fallimenti a scuola: Manuel ha frequentato con insuccesso un istituto tecnico per passare poi ad un professionale. Riccardo non andava per nulla bene tant’è che lunedì scorso mamma e papà erano stati dal preside.

Come entrare in contatto con gli adolescenti

La scena di sempre: la scuola che boccia, che fa la cronaca di tutto ciò che non va, che non riesce a trovare proprio nulla in quello svogliato. Sempre così. Oppure i genitori che puntano il dito contro la scuola: non lo capiscono.

Chissà se qualcuno si è chiesto perché Riccardo e Manuel andavano male: perché non amavano stare in classe? Forse perché si sono sentiti rifiutati da una scuola che li ha bocciati? Cosa vuol dire per un 16enne trovarsi accanto al proprio nome la scritta “ripetente”? Chi ha gli strumenti per capire questi adolescenti che si chiudono, perennemente arrabbiati con il mondo? Non sempre gli “attrezzi del mestiere” li hanno mamma e papà. Chi li deve avere è la scuola, sono i professori, i maestri.

Oggi non basta più essere un bravo insegnante di matematica o di italiano. Non “serve” più avere una laurea con 110 e lode per insegnare. Chi sceglie questa professione deve capire che è un educatore, uno che conosce la psicologia, che ha sensibilità, che si mette in gioco e cerca di capire il “loro” mondo.

Abbiamo bisogno di professori che non stanno in cattedra ma che stanno tra i banchi.

Non servono gli psicologi ma ogni docente dovrebbe essere un po’ psicologo e avere quelle antenne che gli permettono di intercettare il malessere di un alunno, di trovare in lui ciò che è necessario a “promuovere” la sua personalità, partendo magari proprio dai suoi errori, dai suoi fallimenti.

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