
Le vediamo nelle piazze, davanti alle scuole, nei giardini pubblici: rosse, evidenti e impossibili da ignorare. Negli ultimi anni le Panchine Rosse sono diventate uno dei simboli più riconoscibili della lotta alla violenza maschile contro le donne, un invito a non girarsi dall’altra parte e a mantenere alta l’attenzione su un fenomeno che continua purtroppo a coinvolgere milioni di persone.

Anche Enel ha aderito al progetto, installando oltre venti Panchine Rosse nelle proprie sedi nel mondo, da Milano a Santiago del Cile, come segno tangibile di un impegno che mette al centro il rispetto della dignità e dell’unicità di ogni persona.
Ma che cosa accade dopo e oltre il simbolo? Cosa succede, cioè, quando una donna trova il coraggio di chiedere aiuto, e magari perde la propria casa, il proprio lavoro e la propria rete di sostegno? E chi dà supporto e sostegno ai bambini che crescono in contesti segnati da povertà, isolamento e dalla stessa violenza?
Le risposte si trovano spesso lontano dai riflettori, in luoghi dove ogni giorno ci si impegna per trasformare situazioni di fragilità in percorsi di autonomia. Ed è in questi spazi che s’inserisce anche l’azione di Enel Cuore, l’ente filantropico del Gruppo Enel guidato da Flavio Cattaneo, che sostiene progetti dedicati a donne, bambini e famiglie vulnerabili in diverse aree del Paese. Realtà differenti tra loro, ma accomunate da un obiettivo preciso: non limitarsi a offrire assistenza, ma creare le condizioni ideali per ripartire.
Spazi sicuri per uscire dall’isolamento
oltre 6 milioni
di donne, in Italia, hanno subìto una forma di violenza
Quando si parla di violenza sulle donne il pensiero corre immediatamente alle sue forme più drammatiche ed evidenti: aggressioni, molestie, minacce, ed episodi che finiscono sulle pagine dei giornali.
Molto più spesso, però, la violenza si manifesta in maniera molto meno visibile e più subdola: assume la forma del controllo economico e delle finanze, dell’isolamento dai familiari e dagli amici, della svalutazione continua, della manipolazione psicologica nota come “gaslighting” (in cui il manipolatore fa dubitare la vittima della sua percezione della realtà) se non addirittura della limitazione alla libertà personale.
Situazioni che si sviluppano lentamente e che per questo rendono ancora più difficile chiedere aiuto. In questi casi il primo ostacolo non è soltanto trovare una soluzione, ma sapere a chi rivolgersi.

Lo Spazio Donna del Giambellino, ad esempio, nella periferia sud-ovest di Milano, nasce proprio come presidio di quartiere – e non luogo di accoglienza “emergenziale” – in cui entrare senza sentirsi giudicate. Un posto dove incontrare altre donne, partecipare a laboratori, confrontarsi con professioniste e ricostruire gradualmente relazioni che spesso si sono spezzate.
La dimensione comunitaria è uno degli aspetti fondanti di qualsiasi percorso di rinascita, perché uscire da una situazione di fragilità non significa soltanto risolvere un problema immediato, ma ritrovare fiducia nelle proprie capacità e nella relazione con gli altri. Anche per questo, per molte donne in difficoltà, il primo cambiamento non coincide con una scelta radicale, bensì con un gesto apparentemente semplice: varcare la soglia di uno spazio in cui sentirsi accolte.
A parlare è Sabrina Vincenti, coordinatrice nazionale del programma di WeWorld. «Donne che attraverso un momento particolare di difficoltà della propria vita hanno un problema o semplicemente si vogliono ritagliare uno spazio per sé e trascorrere del tempo con altre donne con cui confrontarsi. Allo stesso tempo, portiamo avanti delle attività all’interno delle scuole, che si occupano di educazione sesso-affettiva e di prevenzione dei temi legati alla parità di genere. Grazie a queste attività siamo riusciti a intercettare 900 ragazze e ragazzi della scuola di secondo grado».
E quando anche i bambini e i ragazzi sono coinvolti, il valore di questi percorsi si moltiplica, perché tutto ciò contribuisce a prevenire meccanismi che rischierebbero altrimenti di perpetuarsi nel tempo.
Liberarsi per ricominciare
1522
il numero nazionale antiviolenza e stalking
attivo 24 ore su 24
Ci sono numeri che tutti dovrebbero conoscere e il 1522 è uno di questi.
Attivo ventiquattr’ore su ventiquattro, rappresenta il principale punto di accesso per le donne che subiscono violenza o stalking. Eppure, chiedere aiuto resta ancora un passaggio difficile, perché la paura, la dipendenza economica, la presenza di figli o l’assenza di alternative concrete possono bloccare ogni iniziativa e trasformare anche una (saggia) decisione in un percorso complesso.
Per questo motivo, la disponibilità di strutture in grado di offrire protezione e accompagnamento è fondamentale, soprattutto in contesti isolati, remoti e distanti dai grandi centri urbani. Nell’Alto Bradano, ad esempio, area montana della Basilicata composta da 8 Comuni tutti classificati come periferici e ultra-periferici, il progetto Attive promosso da Differenza Donna APS e sostenuto da Enel Cuore ha dato vita a un Centro Antiviolenza e a una Casa Rifugio all’interno di un immobile confiscato alla criminalità organizzata.

La scelta del luogo non è casuale: un immobile sottratto alla mafia si trasforma in un presidio di accoglienza, libertà e rinascita, dimostrando come anche i luoghi possano essere restituiti alla collettività e diventare motori di rigenerazione urbana e sociale, contribuendo alla costruzione di intere comunità.
Accanto all’accoglienza, qui le donne trovano supporto psicologico, orientamento legale e percorsi di autonomia economica. Perché la protezione è soltanto il primo passo: la vera sfida consiste nel creare le condizioni affinché una donna possa costruire un futuro indipendente, sicuro e duraturo.
“Sentirsi a casa” per tornare a stare bene
Quando si perde una casa non si perde soltanto un tetto sopra alla testa: si rischia di vedersi sfumare stabilità, abitudini, punti di riferimento e relazioni. Una realtà che riguarda in particolare le famiglie monogenitoriali guidate da donne, che si trovano improvvisamente da sole a sostenere il peso economico, organizzativo ed educativo della famiglia.
1 FAMIGLIA MONOGENITORIALE SU 3
è a rischio povertà o esclusione sociale in italia
In caso di separazione, perdita del lavoro o di una (piccola) spesa economica imprevista e improvvisa, la spirale può trasformarsi rapidamente in una situazione di vulnerabilità esistenziale e non solo abitativa.

Ecco, allora, che la “casa” diventa molto più di uno spazio fisico, ma si trasforma in un dispositivo di sicurezza, protezione e, in prospettiva, vera e propria ricostruzione.
A questa la logica s’ispira Sentirsi a casa, un progetto della Fondazione Arché sostenuto da Enel Cuore a Quarto Oggiaro, che è storicamente uno dei quartieri più complessi di Milano. L’obiettivo, qui, è di creare comunità protette per 8 mamme e 16 bambini, offrendo non soltanto una sistemazione abitativa “emergenziale”, ma un contesto di relazioni in grado di favorire autonomia e benessere, individuale e collettivo.
Gli spazi condivisi diventano luoghi di incontro, sostegno reciproco e crescita: una cucina comune, una sala dove trascorrere il pomeriggio, attività condivise tra famiglie sono elementi che contribuiscono a ricostruire quel senso di appartenenza spesso compromesso dalle difficoltà.
Perché uscire da una condizione di fragilità significa spesso ritrovare una dimensione di quotidianità. E la quotidianità, quasi sempre, s’inizia a (ri)costruire proprio tra le pareti di una casa.
Imparare un lavoro può cambiare la vita
Quanto è LIBERA una persona che non dispone di un reddito proprio?
La domanda, per quanto quasi retorica, attraversa molte delle storie che riguardano la vulnerabilità femminile. L’indipendenza economica rappresenta infatti uno degli snodi principali per riuscire a contrastare esclusione sociale, povertà e violenza. Eppure, l’Italia continua a registrare uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d’Europa, con differenze ancora più marcate in alcune aree del Mezzogiorno.
50%
è il tasso di occupazione femminile in Italia, tra i più bassi d’Europa
In questo contesto, la formazione professionale assume un valore che va oltre l’acquisizione di competenze tecniche, ma diventa una vera e propria leva di emancipazione.

Il progetto Donne al lavoro – Formazione e inserimento lavorativo della Cooperativa Sociale S. Paolo in Campania, sostenuto da Enel Cuore, punta proprio su questo.
Grazie a questa iniziativa vengono organizzati e promossi percorsi qualificanti per diventare Operatrici Socio-Sanitarie, attraverso corsi di formazione da mille ore, tirocini e borse di studio-lavoro pensati per favorire un inserimento nel mercato del lavoro immediato e stabile. Il settore sociosanitario rappresenta infatti oggi uno degli ambiti con maggiore richiesta di personale qualificato e offre possibilità concrete alle donne che desiderano costruire o ricostruire il proprio percorso professionale.
In questa prospettiva, investire nella formazione non significa soltanto preparare nuove professioniste, ma produrre effetti positivi anche nel lungo periodo, ben oltre cioè il momento dell’assunzione: lavorare significa infatti avere un reddito, ma anche conquistare autonomia decisionale, ampliare la propria rete di conoscenze e rafforzare la fiducia nelle proprie capacità. Aspetti che possono incidere profondamente sulla qualità della vita delle persone e delle loro famiglie.
Proteggere i bambini per investire nel futuro
1 minore
su 4
in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale
Le disuguaglianze iniziano spesso molto presto. E non riguardano soltanto il reddito familiare, ma anche l’accesso alle opportunità educative, culturali e relazionali che accompagnano lo sviluppo.
Avere quindi meno occasioni di partecipare ad attività sportive, frequentare laboratori, ricevere supporto scolastico o semplicemente disporre di spazi sicuri in cui trascorrere il tempo con i propri coetanei può influire profondamente sul percorso di crescita di un bambino, ed è per questo che contrastare la povertà educativa è una delle sfide più cruciali e importanti del presente.

In questi spazi si studia, si gioca, si fa musica, si sperimentano attività creative e si costruiscono relazioni significative. Obiettivi che possono sembrare semplici ma che rappresentano spesso la base per prevenire isolamento, dispersione scolastica ed esclusione sociale. E, di conseguenza, diventano un investimento sul futuro dell’intera nostra società.
Perché come ricorda Andrea Valcada, consigliere delegato di Enel Cuore: «Sostenere progetti e associazioni che lavorano sul tema della violenza di genere è importantissimo, perché le vittime non sono soltanto le donne, che già sarebbero tantissime, ma un po’ tutta la società. Per questo crediamo sia importante sostenere questi progetti, che, appunto, servono a contrastare tutte le forme di violenza e parlare di prevenzione, di contrasto e di sostegno».
