La vera scuola di vita sono i compiti delle vacanze

La lettera del papà che spiegava alle maestre perché il figlio non li avesse fatti ha riaperto un dibattito mai veramente sopito in Italia. Qui vi racconto cosa succede a casa mia durante l'estate. E perché sono diventata una grande fan dei compiti delle vacanze.

La diatriba compiti sì-compiti no ci aveva risparmiati. Poi è è diventata virale la lettera del papà che spiegava alle maestre perché il figlio non li avesse fatti (frase cult: «Voi avete nove mesi per dargli nozioni e cultura, io tre mesi per insegnargli a vivere») e la diatriba è ripartita.

[Intermezzo familiare]

A casa mia, compiti delle vacanze significa: pianificazione scientifica a inizio giugno, check di mezza estate con ridefinizione della tabella di marcia, aggiornamento del programma nelle ultime due settimane, quando scopriamo che l’Ottenne è allergica a qualsiasi pianificazione. Non ha rispettato la tabella di marcia e così elaboriamo un piano forzato di recupero: 10 pagine di compiti al giorno. Con controllo serale dell’esecuzione.

La sera prima del Primo Giorno di Scuola è tutto un colora là, correggi qua, finisci lì. A mezzanotte, sui libri di scuola ci siamo in quattro, Cinquenne inclusa. Il giorno dopo siamo stanchi ma sereni. Ignari che in quelle stesse ore la Maestra sta controllando il libro dell’Ottenne e ci sta trovando altri errori, sfuggiti alla nostra revisione notturna. “Li hai fatti correggere ai tuoi genitori?”, si informa. “Certo che sì”, risponde l’Ottenne.

“Che c’è mamma”, mi chiede interrompendo il racconto, “perché fai quella faccia?”
“Niente, tesoro, è che la maestra adesso penserà che non siamo capaci di fare degli esercizi da seconda elementare…”
“E che male c’è? Erano difficili sai…”

[Fine dell’intermezzo familiare]

A questo punto penserete che io sia una fiera sostenitrice del partito No-compiti. Invece è vero il contrario.

Siamo una famiglia con poche regole e nessuna abitudine. D’estate, oltre a tutto ciò, diventiamo una famiglia a distanza, dove tutti fanno vacanze in luoghi e momenti diversi dagli altri, eccetto che per 3 settimane.

Durante quelle tre settimane, il ricordo dei compiti-da-fare oscurava di tanto in tanto il volto dell’Ottenne. Ne ero felice. I libri delle vacanze sono il totem delle regole, del dovere, della responsabilità. Servono a far ripassare le tabelline, ma anche a insegnare ad autogestirsi, ad avere costanza e a raggiungere un obiettivo in autonomia, per poi renderne conto a qualcuno, le maestre.

Il mondo che aspetta i nostri figli è avaro di certezze, ma premia chi sa prendersi le responsabilità.

Esattamente ciò che viene chiesto agli studenti durante l’estate.
Esattamente ciò che mia figlia è ancora incapace di fare.

Per cui ben venga la scuola di vita dei compiti estivi.

Chi ha inventato i compiti delle vacanze?

VEDI ANCHE

Chi ha inventato i compiti delle vacanze?

Compiti delle vacanze. Come sfangarli

VEDI ANCHE

Compiti delle vacanze. Come sfangarli

Riproduzione riservata