Non tutto quel che pensi è sensato

10 03 2016 di Chiara Grandin
Quanti problemi sono reali e quanti esistono solo perché li alimenti ogni giorno con i tuoi pensieri?

Ci sono momenti in cui ci sentiamo inquieti, agitati e immaginiamo nella nostra testa i peggiori scenari possibili.

In quei momenti ho sempre la sensazione di essere come un roditore in gabbia con gli occhi spiritati, i nervi a fior di pelle e una gran voglia di muovermi in qualsiasi direzione, pur di non dover stare ferma.

Ricordo una sera di tanti anni fa in cui ero appena andata a convivere con Alex, mio marito. Nessuno dei due aveva voglia di cucinare e avevamo optato per una cena da asporto. Nel paese vicino c’era un posto gestito da un ragazzo del Pakistan e Alex si offrì di andare a comprare un pollo allo spiedo.

Il posto distava solo 5 minuti di auto da casa nostra e avevo fatto il calcolo che ci sarebbe voluta al massimo una ventina di minuti per cenare. Così tagliai le verdure, preparai la tavola e aspettai che Alex arrivasse.

Dopo venticinque minuti non era tornato ed io iniziai ad infastidirmi.

Quanto mai ci voleva per comprare un pollo?

Spazientita lo chiamai al cellulare, ma lo sentii squillare in casa perché se l’era scordato.

Trascorsero altri dieci minuti e la sensazione di fastidio si trasformò in preoccupazione: gli era forse successo qualcosa?
Ben presto la mia testa si riempì di pensieri terrificanti e la preoccupazione si trasformò in angoscia. 40 minuti… e ancora nulla. Con il cuore in gola sentivo di dover fare qualcosa ma non sapevo cosa.

Improvvisamente mi venne in mente che fosse passato a salutare i suoi, dimenticando di avvisarmi. Li chiamami immediatamente chiedendo se fosse lì. Mi dissero che non l’avevano visto e mi domandarono se fosse tutto ok. Spiegai la situazione a suo padre che mi rispose che se non avessi avuto notizie di Alex in 15 minuti, sarebbe uscito a cercarlo insieme a me.

I quindici minuti trascorsero e in preda ormai al panico mi vestii per precipitarmi a cercarlo.

Mentre aprivo la porta di casa, vidi Alessandro che fischiettava sulle scale esterne con in mano il sacchetto del pollo allo spiedo. In preda a un sollievo misto a rabbia mi precipitai ad abbracciarlo e gli urlai:

“Razza di imbecille… oddio per fortuna sei vivo!”

Poi scoppiai a piangere e Alex rimase lì perplesso e zitto a guardarmi con la faccia a punto interrogativo.

Quando entrammo in casa, dopo che mi fui tranquillizzata, mi spiegò che al ristorante era accaduta una specie di rissa fra arabi e che lui era rimasto insieme ad altre persone per assicurarsi che non ci fossero problemi per il proprietario. Non si era reso conto di quanto tempo fosse passato e quando l’aveva realizzato era già sulla strada di casa.

Mangiando il pollo con un senso di sollievo, mi resi conto che avevo vissuto un’esperienza infernale interamente creata di sana pianta nella mia testa.
Mi fu chiaro che la maggior parte delle nostre esperienze terribili le creiamo con la nostra fantasia e le nostre congetture.

Abbiamo la capacità di pensare i nostri pensieri in modo così vero e realistico che finiamo per crederci totalmente e alla fine ci ritroviamo a piangere disperati per qualcosa che abbiamo creato noi, dimenticandoci di averlo fatto.
Chi pensa i tuoi pensieri sei tu e chi crede ai tuoi pensieri, sei sempre tu. Renditi conto che tu sei il pensatore e che se non ci fossi, i tuoi pensieri non esisterebbero.

Quindi a ben guardare non sono i pensieri ad avere potere su di te, ma sei tu a permetterne in ogni momento la creazione e il livello di credibilità.

Buon weekend a tutti, dalla vostra coach che domani inizia un seminario di 3 giorni nella bellissima Verbania!

Chiara

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