Oltre il passato e la paura di soffrire

31 03 2016 di Chiara Grandin

“Chiara, tu non pensi però che il nostro passato, il nostro vissuto ci condizioni così tanto che diventi bloccante per tutte le altre nostre azioni? Mi spiego, come si fa a scollegare il fatto di aver sbagliato (e quindi sofferto per lo sbaglio) e tentare una cosa che potrebbe (solo potenzialmente è vero) farmi sbagliare (e quindi soffrire) di nuovo? un grande abbraccio” - AlessandraF

Quando crediamo all’idea che il nostro passato conti davvero molto nel determinare le nostre scelte future, è tempo di aprire gli occhi: ovvero è il momento di svegliarsi al fatto che il passato non ha potere di determinare né il presente, né il futuro a meno che tu non creda che sia così.

Tutti hanno un passato. Tutti hanno sofferto e con grande probabilità tutti, in un futuro più o meno lontano, soffriremo ancora. Il punto non è cercare di evitare la sofferenza, perché nessuno può. Il punto è smettere di temere la sofferenza.

Spesso la paura di soffrire diventa l’unico ostacolo nel godersi la vita. Eppure il pensiero della sofferenza che hai in testa è solo un’idea di qualcosa che è stato e non è più.

Vediamo un esempio in pratica di come un passato di reale fallimento, non è un problema nel nostro presente, partendo da un'esperienza che tutti abbiamo vissuto: imparare a camminare.

C’è stato un momento in cui eravamo infanti e non avevamo la più pallida idea di come si stesse in equilibrio su due gambe. Ci sono voluti mesi della nostra vita per imparare l’equilibrio ed ergerci in piedi. I momenti in cui abbiamo traballato per poi cadere miseramente al suolo sono stati centinaia e a ben guardare abbiamo collezionato fallimenti innumerevoli prima di riuscire.

Eppure oggi camminiamo. Lo facciamo naturalmente e ci viene così bene che non esiste nella nostra testa il pensiero che "visto che in passato ho fallito tante volte prima di camminare, è meglio che io smetta di farlo". E' un pensiero assurdo a cui non presteremmo mai attenzione. Eppure, quando si tratta delle relazioni o del lavoro, ecco che "dato che ho sbagliato 2 volte (o forse dieci), è meglio se non ci provo affatto."

Rifletti: quando stavi facendo le prove per alzarti in piedi, ti è andata subito bene? No. Ci sono state volte in cui piangevi se cadevi e ti facevi male? Sì. Eppure quegli infiniti fallimenti non ti hanno impedito di continuare a trovare il modo per stare in equilibrio su due gambe.

Perché dopo l’ennesima caduta, non hai pensato di mollare? Perché era sensato provarci ancora, nonostante il timore di cadere o farti male.
Nella vita è la stessa cosa. Non importa chi sei, quanti sbagli hai fatto, quale sia la tua storia personale. Se vuoi buttarti non è il tuo passato a frenarti, ma la paura di soffrire. Allora sappilo: soffrirai ancora.

Eppure esattamente come quando eri bambina, tra le mille prove che farai per stare in equilibrio alla fine troverai la combinazione giusta per te.

Buttarti nella vita allora, sarà naturale e la paura di cadere, rimarrà una  possibilità di cui ti occuperai solo se cadrai di nuovo.

E se accadrà, deciderai in quel momento che fare per tornare ancora una volta in piedi e proseguire il tuo cammino.

Buon weekend ragazze dalla vostra coach,
Chiara


PS: AGGIUNGI LA TUA RISPOSTA!

Tu cosa risponderesti ad AlessandraF? Se ti va di scriverlo fallo, seguendo due regole:

#1 Immagina di parlarle con la stessa rilassatezza che avresti per una persona che conosci.

#2 Non avere paura di sbagliare nel dare la risposta. Buttati con la stessa naturalezza che ha un bimbo che impara l’equilibrio.

Buone risposte (e domande se ne avete) a tutti!

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