Perché sono d’accordo con il ristorante “vietato ai bambini”

di

Barbara Sgarzi

Un'opinione di:
Giornalista, in rete da sempre, ha scritto per molte testate su carta e online ed è stata...
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Hai uno o più figli, lavori, fai tutte quelle cose che si fanno normalmente quando si vive normalmente. Porti i tuoi figli "dappertutto", come si dice, perché li consideri mediamente educati e spieghi a tutti che si sanno comportare bene al ristorante, nei negozi, al museo. È sicuramente vero, ci mancherebbe: posto però che io ho sempre sentito definire "educati" i proprio figli da tutti i genitori, anche da quelli che hanno generato dei piccoli unni. 

Poi una volta ogni tanto - il budget, il tempo, la possibilità di organizzare, eccetera - ti concedi una cena fuori con il tuo compagno, con un gruppo di amici, insomma: fra adulti. Per una volta, non porti i tuoi figli "dappertutto" perché - è lecito - vuoi passare una serata tranquilla e rilassante, priva di capricci, musi lunghi perché il servizio è lento e loro si annoiano, oppure hanno ordinato un piatto che non gli piace, o ancora crollano dal sonno e vorrebbero tanto andare a dormire. Si sa: anche i bambini educatissimi restano bambini, e ci mancherebbe.

Quindi, se non hai nonni, amiche, sorelle e zie compiacenti, hai chiamato la babysitter giorni se non settimane prima (queste tate, signoramia: più richieste di un idraulico alla domenica), hai dato lunghe e approfondite istruzioni, finalmente sei uscita, magari con quella punta di senso di colpa perché se i figli sono molto piccoli pensi che qualcosa possa andare storto e se sono più grandi, abituati a essere portati "dappertutto", avranno fatto storie perché questa volta no.
Ora: dopo tutto questo, che comporta doti organizzative non da poco e anche un piccolo investimento economico, sei pronta a sopportare capricci, pianti e corse fra i tavoli dei figli altrui? Della famiglia o del gruppo di amici plurifigliati che - guarda la sfortuna - ha il tavolo proprio accanto al tuo? Non ti viene da pensare: "Per tanto così, portavo anche i miei e risparmiavo pure i soldi della baby-sitter?".

Ecco. Tutto questo per dire, a proposito della Fraschetta del Pesce, ristorante romano che ha esposto fuori il cartello «Vietato l’ingresso ai bambini di meno di 5 anni», che sono madre, porto anche io mia figlia "dappertutto", anche io la considero una bambina educata, ma non mi dispiace avere l'opzione di scegliere se frequentare ristoranti che sembrano kindergarten (e vanno benissimo, per un brunch, una serata in gruppo, per quando non ho voglia di cucinare e si esce tutti insieme) oppure posti riservati agli adulti per trascorrere una serata in pace. Non solo ristoranti: anche hotel o Spa, ad esempio, che esistono da anni: la tendenza no-kids, in tutto il mondo, non è certo una novità di oggi.
E credo che, pur fra le polemiche seguite al famigerato cartello (esposto da due anni, ma notato dai media solo ora), il locale in questione continuerà ad avere molti clienti affezionati proprio per questa scelta controcorrente.
"Non sono i bambini", ha detto il gestore "sono i genitori che non li sanno educare". Il risultato però è lo stesso: un momento rilassante e piacevole rovinato. Poi, ovvio: chi non è d'accordo con una scelta così radicale, non frequenterà il ristorante neppure quando i bambini restano a casa; si tratta, come sempre, di fare delle scelte.

Io sono per il diritto di scegliere, sempre; lo pensavo prima di avere figli, lo penso ancora di più adesso che ne ho una. 


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