Care amiche di salvataggio, del Festival di Sanremo si è già detto tutto e di più,  e anche che il vincitore assoluto è stato Carlo Conti, con la sua professionalità indiscussa, con la sua capacità di mettere a loro agio cantanti, ospiti e persino Gabriel Garko (impresa ardua).

Ma il vero regalo che questo presentatore (l’erede di Pippo Baudo senza l’arroganza di Pippo Baudo) ha fatto ai telespettatori è stato quello di portare sul palco dell’Ariston  Ezio Bosso, un grande artista reso ancor più grande dalla malattia. 

Un talento eccezionale nel saper scherzare con ironia sulla sua disabilità, nel far passare con leggerezza un messaggio fondamentale.

Non bisogna  vergognarsi della propria fragilità, ma condividerla, perché, a ben pensarci, la fragilità (e la caducità) è la condizione umana che ci accomuna tutti, che ci mette tutti d’accordo.

Quello che è accaduto a Ezio Bosso (che dal 2011 è affetto da una malattia neurologica degenerativa) può accadere a chiunque.

Nel bel mezzo di una carriera spianata, di un percorso in discesa,  inciampiamo e non ci rialziamo più. E se riusciamo a rimetterci in piedi lo facciamo con enorme fatica.

Ma Ezio, nonostante sia piegato nel corpo,  è luminoso nello spirito, sprizza simpatia e vitalità da ogni poro, insomma è il miglior maestro  possibile per cercare di assimilare essenziali ma folgoranti verità.  

«La musica-come tutte le cose belle- si fa insieme…»

«Nella musica è importante saper ascoltare…».

Così, quando esegue al pianoforte il suo  struggente Following a Bird (Inseguendo un uccellino), dimentichiamo i gesti scomposti, lo sforzo  che percepiamo in ogni  movimento, e siamo rapiti dalla dolcezza della sua opera,  dalla poesia del messaggio. 

«Perdersi per inseguire un uccellino significa anche questo: perdere per imparare a seguire un’altra strada. Perdere è brutto ma non è brutto perdere i pregiudizi, perdere le paure, perdere il dolore…».

In un Paese immiserito dagli scandali e della corruzione, dove tutti urlano dando la colpa agli altri e nessuno si degna di ascoltare; in una società che celebra solo il valore dell’efficienza e della prestanza fisica; in un mondo che rimuove la morte e relega la malattia nei corridoi degli ospedali (nelle stanze non c’è più posto), il messaggio portato con gioia lieve da Enzo Bosso è stato davvero un momento di bellissima televisione.

Una lezione di creatività in diretta: solo chi accetta di soffrire ha la forza di inventare (e di reinventarsi).

come sempre www.alessandraappiano.it 
oppure il Gruppo Amiche di Salvataggio