Senior Couple Relaxing On Patio Outside Cottage
22 Jan 2014 --- Senior Couple Relaxing On Patio Outside Cottage --- Image by © Ian Lishman/Juice Images/Corbis

Poca carne per la nonna

Troppa carne fa male agli anziani. Meglio sostituirla con i legumi che sono un'ottima fonte di proteine vegetali

L’ho scoperto quando ho accompagnato mia suocera dal medico. Troppa carne agli anziani (e non solo a loro) fa male. Certo non è una novità. Ma se prima pensavo che il prosciuttino o la robiola la sera fossero dei piattini leggeri, perfetti anche per chi non stava bene o era un po’ in là con gli anni, adesso il dottor Antonino Frustaglia, direttore medico di area socio sanitaria dell’Istituto Pietro Redaelli di Vimodrone (Mi) ha sgretolato le mie convinzioni. «Ci vogliono ben 8 ore per digerire un piatto di prosciutto cotto, 5-6 ore per una bistecca di manzo, 4 ore per una coscia di pollo e addirittura 9 ore per la carne di maiale» mi spiega.

«È grave?» chiedo io timidamente. «Per sua suocera sì» mi risponde. «Significa  che l’organismo fa molta fatica, è sovraccaricato e deve spendere tanta energia per metabolizzare questi alimenti».

Ma allora, se la carne è un cibo poco adatto, come fare a dare tante proteine a chi, come Angela, e in generale tutte le persone anziane, ha una perdita di massa muscolare importante?

Facile. La soluzione sono i legumi, cioè le proteine vegetali. Lenticchie e fagioli vengono digeriti in sole 2 ore: l’organismo risparmia energia e quindi lavora meglio sugli altri fronti, sia a livello cerebrale (il cervello viene irrorato da più sangue, operazione fondamentale per tenere sveglia e pronta la mente), sia a livello cardiaco.

Anche perché fagioli e lenticchie non contengono grassi e colesterolo, pericolosissimi per la arterie, che si trovano invece in abbondanza in carni, uova, formaggi.

«In più» continua il dottore «chi segue un’alimentazione prevalentemente vegetale, si sente leggero, dorme meglio di notte, senza risvegli, ha più forza fisica, non si addormenta il pomeriggio dopo mangiato, ed è più lucido».

Scusate se è poco.

Esco entusiasta dalla visita e riequilibrio tutta la dieta di mia suocera, come ha suggerito il dottor Frustaglia: tante verdure e frutta, 1 pasto al giorno a base di legumi, dal riso con i piselli alla minestrina con le lenticchie, pane e pasta integrali e, solo 1 volta alla settimana, carne o pesce, uova o formaggi. In pratica, la quota di alimenti di origine animale non deve superare il 10 per cento del totale.

Risotto con i fagioli (Risotto with beans & diced bacon)
22 Jan 2014 --- Senior Couple Relaxing On Patio Outside Cottage --- Image by © Ian Lishman/Juice Images/Corbis



Mi sembra una soluzione così semplice e gustosa da consigliarla a tutti.

Infatti, appena vedo mio padre (anno 1930, arzillo e combattivo) gliene parlo subito e gli propongo di modificare tutto il suo stile di vita.

«Eh brava» mi dice «legumi tutti i giorni. Tu sei matta. Ma hai idea degli effetti collaterali?» Già, non ci avevo pensato.

Ritelefono al medico e gli sottopongo il problema. Mi rassicura. «Fermo restando che ogni individuo è un caso a sè (per cui prima di cambiare il proprio stile alimentare è sempre meglio chiedere un consulto), l’effetto del gonfiore si risolve facilmente».

Basta eliminare la buccia dei legumi - la vera responsabile - che contiene una glicoproteina, cioè uno zucchero non digeribile che fermenta nell’intestino.

Dunque, una volta cotti, fagioli, piselli o ceci (le lenticchie non danno questo tipo di problemi) si passano al passaverdura (niente mixer o minipimer, ma quello storico di casa. Io ne ho uno che ho ereditato da mia nonna). Lì resta la buccia e il problema si annulla.

Alternative? Usare fave decorticate o associare le verdure antigonfiore, come i finocchi.

Ci proverò.

Ma mi resta un ultimo dilemma. E il calcio? Quello sta nei formaggi e nei latticini. Come fare ad assimilarlo?

«Niente di più sbagliato» mi spiega ancora il dottor Frustaglia. «Quello utile, che viene assorbito dalle ossa, deriva dai legumi, dalle nocciole, dai broccoli…e si fissa grazie alla vitamina D: basta un quarto d’ora di sole, due o tre volte alla settimana, e non bisogna più fare scorpacciate di mozzarelle e burrate».

Peccato, però, perché a me piacevano....

 

Che cosa ne pensi? Hai avuto esperienze come la mia? Sai qualcosa dello stile alimentare da consigliare a chi è avanti con gli anni?

 

di Stefania Carlevaro

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