Girl at Portrait Studio
Girl at Portrait Studio --- Image by © Corbis

Privacy: le foto che ci scattano nei villaggi vacanza e in hotel


In vacanza, sulle navi da crociera, nei villaggi turistici, nei miniclub, nei ristoranti, ci sono decine di fotografi che immortalano noi e soprattutto i nostri figli, anche se non l'abbiamo richiesto e se preferiremmo di no. A costo di sembrare paranoica, io discuto quasi sempre, chiedendo i modi e i termini di utilizzo delle immagini (a preoccuparmi, ovviamente, non sono tanto le mie, quanto quelle di mia figlia) e soprattutto le politiche di cancellazione dei file, a vacanza finita.
Lo so: condividiamo tanto, condividiamo quasi tutto, riempiamo gli account di selfie e poi parlo proprio io, che sono sempre online a raccontare (anche)  i fatti miei. Ma ad esempio pubblico rarissime foto di mia figlia sui social. E preferisco in ogni caso scegliere le immagini da condividere e quelle da tenere private, senza restare affissa a una bacheca per una settimana, immortalata mentre sto cenando. Per avere più argomenti, quest'anno ho chiesto lumi a Ernesto Belisario, avvocato ed esperto di diritto digitale.

belisario
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Che diritti abbiamo sue nostre immagini scattate da fotografi professionisti in vacanza? Possiamo rifiutarci di farci fotografare? E se sì, come?
La questione è assai delicata e articolata. Innanzitutto bisogna chiarire che abbiamo tutto il diritto di non essere fotografati se non lo vogliamo (noi e i nostri figli). Molti non sanno, ad esempio, che nei villaggi o sulle navi da crociera è possibile farlo presente e far registrare tale volontà, così come abbiamo il diritto di chiedere la rimozione delle foto che ci ritraggono laddove fossero state esposte nelle “bacheche” che esistono in questi luoghi di villeggiatura. Per quanto concerne i ritratti, la legge sul diritto d’autore (legge n. 633 del 1941) stabilisce i limiti alla pubblicazione dei ritratti, a cui si deve aggiungere la normativa sulla privacy (decreto legislativo n. 196 del 2003). Il concetto di base è contenuto nell’articolo 96 della n. 633 in base alla quale il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto e messo in commercio senza il consenso di questa (a meno che non si tratti di una persona famosa).
Inoltre, il ritratto non può essere esposto o messo in commercio quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione o anche al decoro della persona ritratta (si pensi, ad esempio, ad una foto che ritragga la caduta di una persona mentre scende le scale).
Naturalmente, non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico; il soggetto principale della foto, però, deve restare l’evento pubblico (ad es. la foto della platea di uno spettacolo), altrimenti sarà necessario sempre il consenso della persona interessata.

Se non compriamo le foto esposte nelle bacheche di villaggi e hotel o nelle hall delle navi da crociera, che fine fanno? C'è l'obbligo di distruggerle? Solo in Italia o anche all'estero?
In teoria, trattandosi di dati personali, ciascun operatore dovrebbe darci adeguata informativa – anche verbale – sul trattamento (cosa fotografa, cosa farà delle fotografie scattate, dopo quanto tempo le cancellerà).
Sicuramente esiste un obbligo di distruggerle quando siano venute meno le finalità per cui erano state scattate (ad esempio, a conclusione della crociera) sia nella versione digitale che in quella stampata per l’affissione nelle bacheche.
In linea di principio, e con alcune differenze, si tratta di un obbligo che vale non solo nel nostro Paese ma anche all’estero (specialmente nei Paesi dell’Unione Europea).

Come facciamo a essere sicuri che abbiano distrutto anche il file digitale? Come essere certi, ad esempio, che le foto non vengano utilizzate comunque, in altri contesti e senza il nostro consenso?
Sfortunatamente, non esiste un diritto a che le operazioni di cancellazione avvengano davanti alla persona interessata, per cui dobbiamo fidarci di quello che i fotografi (e i soggetti per cui lavorano) ci dichiarano nell’informativa che ci rendono: sotto questo aspetto sarebbe bello che, quando scegliamo un operatore a cui affidare la nostra vacanza, iniziassimo a mettere in concorrenza non solo il prezzo, ma anche il rispetto che ha per la nostra riservatezza.
Una garanzia ulteriore è data dalla circostanza per cui, nel caso in cui venissimo a conoscenza dell’utilizzo abusivo di un nostro ritratto, in assenza di un nostro consenso, la sua pubblicazione e il suo utilizzo sarebbero evidentemente illegittimi e quindi ci consentirebbero di fare causa a chi ha violato le leggi, chiedendo la cessazione dell'utilizzo, la distruzione dell'immagine e il risarcimento dei danni subiti.
(La foto di Ernesto Belisario è di Alessio Jacona).




Che diritti abbiamo sue nostre immagini scattate da fotografi professionisti in vacanza? Possiamo rifiutarci di farci fotografare? E se sì, come?
La questione è assai delicata e articolata. Innanzitutto bisogna chiarire che abbiamo tutto il diritto di non essere fotografati se non lo vogliamo (noi e i nostri figli). Molti non sanno, ad esempio, che nei villaggi o sulle navi da crociera è possibile farlo presente e far registrare tale volontà, così come abbiamo il diritto di chiedere la rimozione delle foto che ci ritraggono laddove fossero state esposte nelle “bacheche” che esistono in questi luoghi di villeggiatura. Per quanto concerne i ritratti, la legge sul diritto d’autore (legge n. 633 del 1941) stabilisce i limiti alla pubblicazione dei ritratti, a cui si deve aggiungere la normativa sulla privacy (decreto legislativo n. 196 del 2003). Il concetto di base è contenuto nell’articolo 96 della n. 633 in base alla quale il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto e messo in commercio senza il consenso di questa (a meno che non si tratti di una persona famosa).
Inoltre, il ritratto non può essere esposto o messo in commercio quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione o anche al decoro della persona ritratta (si pensi, ad esempio, ad una foto che ritragga la caduta di una persona mentre scende le scale).
Naturalmente, non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico; il soggetto principale della foto, però, deve restare l’evento pubblico (ad es. la foto della platea di uno spettacolo), altrimenti sarà necessario sempre il consenso della persona interessata.

Se non compriamo le foto esposte nelle bacheche di villaggi e hotel o nelle hall delle navi da crociera, che fine fanno? C'è l'obbligo di distruggerle? Solo in Italia o anche all'estero?
In teoria, trattandosi di dati personali, ciascun operatore dovrebbe darci adeguata informativa – anche verbale – sul trattamento (cosa fotografa, cosa farà delle fotografie scattate, dopo quanto tempo le cancellerà).
Sicuramente esiste un obbligo di distruggerle quando siano venute meno le finalità per cui erano state scattate (ad esempio, a conclusione della crociera) sia nella versione digitale che in quella stampata per l’affissione nelle bacheche.
In linea di principio, e con alcune differenze, si tratta di un obbligo che vale non solo nel nostro Paese ma anche all’estero (specialmente nei Paesi dell’Unione Europea).

Come facciamo a essere sicuri che abbiano distrutto anche il file digitale? Come essere certi, ad esempio, che le foto non vengano utilizzate comunque, in altri contesti e senza il nostro consenso?
Sfortunatamente, non esiste un diritto a che le operazioni di cancellazione avvengano davanti alla persona interessata, per cui dobbiamo fidarci di quello che i fotografi (e i soggetti per cui lavorano) ci dichiarano nell’informativa che ci rendono: sotto questo aspetto sarebbe bello che, quando scegliamo un operatore a cui affidare la nostra vacanza, iniziassimo a mettere in concorrenza non solo il prezzo, ma anche il rispetto che ha per la nostra riservatezza.
Una garanzia ulteriore è data dalla circostanza per cui, nel caso in cui venissimo a conoscenza dell’utilizzo abusivo di un nostro ritratto, in assenza di un nostro consenso, la sua pubblicazione e il suo utilizzo sarebbero evidentemente illegittimi e quindi ci consentirebbero di fare causa a chi ha violato le leggi, chiedendo la cessazione dell'utilizzo, la distruzione dell'immagine e il risarcimento dei danni subiti.
(La foto di Ernesto Belisario è di Alessio Jacona).




Che diritti abbiamo sue nostre immagini scattate da fotografi professionisti in vacanza? Possiamo rifiutarci di farci fotografare? E se sì, come?
La questione è assai delicata e articolata. Innanzitutto bisogna chiarire che abbiamo tutto il diritto di non essere fotografati se non lo vogliamo (noi e i nostri figli). Molti non sanno, ad esempio, che nei villaggi o sulle navi da crociera è possibile farlo presente e far registrare tale volontà, così come abbiamo il diritto di chiedere la rimozione delle foto che ci ritraggono laddove fossero state esposte nelle “bacheche” che esistono in questi luoghi di villeggiatura. Per quanto concerne i ritratti, la legge sul diritto d’autore (legge n. 633 del 1941) stabilisce i limiti alla pubblicazione dei ritratti, a cui si deve aggiungere la normativa sulla privacy (decreto legislativo n. 196 del 2003). Il concetto di base è contenuto nell’articolo 96 della n. 633 in base alla quale il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto e messo in commercio senza il consenso di questa (a meno che non si tratti di una persona famosa).
Inoltre, il ritratto non può essere esposto o messo in commercio quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione o anche al decoro della persona ritratta (si pensi, ad esempio, ad una foto che ritragga la caduta di una persona mentre scende le scale).
Naturalmente, non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico; il soggetto principale della foto, però, deve restare l’evento pubblico (ad es. la foto della platea di uno spettacolo), altrimenti sarà necessario sempre il consenso della persona interessata.

Se non compriamo le foto esposte nelle bacheche di villaggi e hotel o nelle hall delle navi da crociera, che fine fanno? C'è l'obbligo di distruggerle? Solo in Italia o anche all'estero?
In teoria, trattandosi di dati personali, ciascun operatore dovrebbe darci adeguata informativa – anche verbale – sul trattamento (cosa fotografa, cosa farà delle fotografie scattate, dopo quanto tempo le cancellerà).
Sicuramente esiste un obbligo di distruggerle quando siano venute meno le finalità per cui erano state scattate (ad esempio, a conclusione della crociera) sia nella versione digitale che in quella stampata per l’affissione nelle bacheche.
In linea di principio, e con alcune differenze, si tratta di un obbligo che vale non solo nel nostro Paese ma anche all’estero (specialmente nei Paesi dell’Unione Europea).

Come facciamo a essere sicuri che abbiano distrutto anche il file digitale? Come essere certi, ad esempio, che le foto non vengano utilizzate comunque, in altri contesti e senza il nostro consenso?
Sfortunatamente, non esiste un diritto a che le operazioni di cancellazione avvengano davanti alla persona interessata, per cui dobbiamo fidarci di quello che i fotografi (e i soggetti per cui lavorano) ci dichiarano nell’informativa che ci rendono: sotto questo aspetto sarebbe bello che, quando scegliamo un operatore a cui affidare la nostra vacanza, iniziassimo a mettere in concorrenza non solo il prezzo, ma anche il rispetto che ha per la nostra riservatezza.
Una garanzia ulteriore è data dalla circostanza per cui, nel caso in cui venissimo a conoscenza dell’utilizzo abusivo di un nostro ritratto, in assenza di un nostro consenso, la sua pubblicazione e il suo utilizzo sarebbero evidentemente illegittimi e quindi ci consentirebbero di fare causa a chi ha violato le leggi, chiedendo la cessazione dell'utilizzo, la distruzione dell'immagine e il risarcimento dei danni subiti.
(La foto di Ernesto Belisario è di Alessio Jacona).




In vacanza, sulle navi da crociera, nei villaggi turistici, nei miniclub, nei ristoranti, ci sono decine di fotografi che immortalano noi e soprattutto i nostri figli, anche se non l'abbiamo richiesto e se preferiremmo di no. A costo di sembrare paranoica, io discuto quasi sempre, chiedendo i modi e i termini di utilizzo delle immagini (a preoccuparmi, ovviamente, non sono tanto le mie, quanto quelle di mia figlia) e soprattutto le politiche di cancellazione dei file, a vacanza finita.
Lo so: condividiamo tanto, condividiamo quasi tutto, riempiamo gli account di selfie e poi parlo proprio io, che sono sempre online a raccontare (anche)  i fatti miei. Ma ad esempio pubblico rarissime foto di mia figlia sui social. E preferisco in ogni caso scegliere le immagini da condividere e quelle da tenere private, senza restare affissa a una bacheca per una settimana, immortalata mentre sto cenando. Per avere più argomenti, quest'anno ho chiesto lumi a Ernesto Belisario, avvocato ed esperto di diritto digitale.


Che diritti abbiamo sue nostre immagini scattate da fotografi professionisti in vacanza? Possiamo rifiutarci di farci fotografare? E se sì, come?
La questione è assai delicata e articolata. Innanzitutto bisogna chiarire che abbiamo tutto il diritto di non essere fotografati se non lo vogliamo (noi e i nostri figli). Molti non sanno, ad esempio, che nei villaggi o sulle navi da crociera è possibile farlo presente e far registrare tale volontà, così come abbiamo il diritto di chiedere la rimozione delle foto che ci ritraggono laddove fossero state esposte nelle “bacheche” che esistono in questi luoghi di villeggiatura. Per quanto concerne i ritratti, la legge sul diritto d’autore (legge n. 633 del 1941) stabilisce i limiti alla pubblicazione dei ritratti, a cui si deve aggiungere la normativa sulla privacy (decreto legislativo n. 196 del 2003). Il concetto di base è contenuto nell’articolo 96 della n. 633 in base alla quale il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto e messo in commercio senza il consenso di questa (a meno che non si tratti di una persona famosa).
Inoltre, il ritratto non può essere esposto o messo in commercio quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione o anche al decoro della persona ritratta (si pensi, ad esempio, ad una foto che ritragga la caduta di una persona mentre scende le scale).
Naturalmente, non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico; il soggetto principale della foto, però, deve restare l’evento pubblico (ad es. la foto della platea di uno spettacolo), altrimenti sarà necessario sempre il consenso della persona interessata.

Se non compriamo le foto esposte nelle bacheche di villaggi e hotel o nelle hall delle navi da crociera, che fine fanno? C'è l'obbligo di distruggerle? Solo in Italia o anche all'estero?
In teoria, trattandosi di dati personali, ciascun operatore dovrebbe darci adeguata informativa – anche verbale – sul trattamento (cosa fotografa, cosa farà delle fotografie scattate, dopo quanto tempo le cancellerà).
Sicuramente esiste un obbligo di distruggerle quando siano venute meno le finalità per cui erano state scattate (ad esempio, a conclusione della crociera) sia nella versione digitale che in quella stampata per l’affissione nelle bacheche.
In linea di principio, e con alcune differenze, si tratta di un obbligo che vale non solo nel nostro Paese ma anche all’estero (specialmente nei Paesi dell’Unione Europea).

Come facciamo a essere sicuri che abbiano distrutto anche il file digitale? Come essere certi, ad esempio, che le foto non vengano utilizzate comunque, in altri contesti e senza il nostro consenso?
Sfortunatamente, non esiste un diritto a che le operazioni di cancellazione avvengano davanti alla persona interessata, per cui dobbiamo fidarci di quello che i fotografi (e i soggetti per cui lavorano) ci dichiarano nell’informativa che ci rendono: sotto questo aspetto sarebbe bello che, quando scegliamo un operatore a cui affidare la nostra vacanza, iniziassimo a mettere in concorrenza non solo il prezzo, ma anche il rispetto che ha per la nostra riservatezza.
Una garanzia ulteriore è data dalla circostanza per cui, nel caso in cui venissimo a conoscenza dell’utilizzo abusivo di un nostro ritratto, in assenza di un nostro consenso, la sua pubblicazione e il suo utilizzo sarebbero evidentemente illegittimi e quindi ci consentirebbero di fare causa a chi ha violato le leggi, chiedendo la cessazione dell'utilizzo, la distruzione dell'immagine e il risarcimento dei danni subiti.
(La foto di Ernesto Belisario è di Alessio Jacona).



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