Quei sette minuti che fanno la differenza

01 03 2016 di Alessandra Appiano


Care amiche di salvataggio dopo aver visto, al Piccolo Teatro di Milano, il bellissimo spettacolo di Stefano Masini 7 minuti  (con la regia di Alessandro Gassmann), mi sono chiesta quante volte ci ritroviamo ad abbozzare, a fare una serie di compromessi che all’inizio appaiono impercettibili aggiustamenti ma che alla lunga cambiano le prospettive e il corso degli avvenimenti. Senza dimenticare quante volte abbiamo abbassato  la guardia sul fronte ingiustizie (lievi e sostanziali), finché ci ritroviamo a vivere una vita senza dignità  e senza principi,  che non assomiglia nemmeno lontanamente a quella che sognavamo. Perché a furia di concedere dilazioni e accomodamenti sulla nostra tabella di marcia ideale ci ritroviamo a percorrere un percorso esistenziale che non ci assomiglia (e ci umilia).


La pièce teatrale mette in scena la notte di fuoco di 11 operaie chiuse nello spogliatoio di una fabbrica per decidere del loro destino e di quello di altre duecento operaie. Non è in ballo il posto di lavoro, come temevano, ma devono dare una risposta, mettendola ai voti, alla dirigenza.


Dall’alto, infatti, è arrivata soltanto una piccola, apparentemente innocua, richiesta: rinunciare a sette minuti della pausa lavoro (che dura, in totale, soltanto 15 minuti). In tempi di crisi, una simile condizione, posta con toni soavi, non può che essere accolta con sollievo: le donne del consiglio si abbracciano felici, si sentono salve, sono ansiose di accettare al più presto il trascurabile sacrificio. Solo per Bianca (interpretata da una strepitosa Ottavia Piccolo) i conti non tornano.


È la più anziana del gruppo, quella con più esperienza e dolore sul groppone (“da trent’anni sono piegata sul telaio, al punto che le dita non le sento più per l'artrite…”).  Lei non è convinta che sia un buon affare accettare, e chiede alla compagne di riflettere, di non prendere decisioni affrettate: “sette minuti, moltiplicati, diventerebbero 600 ore di lavoro in più . Vi rendete conto? Regaliamo centinaia di lavoro gratis, senza ricevere in cambio niente, senza lottare per i nostri diritti…”.


A furia di insistere, di tentare con calma il ragionamento, di insinuare legittimi dubbi,  Bianca pian piano sposta gli equilibri, fino a capovolgere il voto finale del consiglio. Il tema è davvero avvincente,  e non riguarda solo il mondo operaio: troppe volte, per paura di perdere qualcosa (amore, successo, posizioni acquisite, sicurezza economica) accettiamo condizioni capestro che ci ingabbiano l’orizzonte e l’anima. Che ci rendono codarde, e in definitiva schiave degli altri.   Perché dobbiamo sempre tenere a mente una illuminante massima di Pericle: “Non c’è alcuna  felicità senza libertà, né libertà senza coraggio” .


come sempre www.alessandraappiano.it 
oppure il Gruppo Amiche di Salvataggio

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