Reddito di inclusione: che cosa è e come funziona?

10 03 2017 di Oscar Puntel
Credits: Ansa

Ora anche in Italia, come in tutti i paesi europei, viene introdotto il reddito di inclusione. Si tratta di un assegno da 80 a 480 euro al mese per nuclei che si trovano in condizioni di povertà. Ma è anche una misura per accompagnare il reinserimento delle persone nella comunità e nel mondo del lavoro

Il Senato ha dato il suo ok definitivo: ora anche in Italia, come in tutti i paesi europei, viene introdotto il reddito di inclusione: una misura di sostegno alle famiglie più povere. Ma anche un mezzo per favorire la ricerca del lavoro, lo status della formazione e l’occupabilità da parte persone che si trovano in condizioni di povertà.

Dieci anni di crisi, stando alle cifre fornite dall’Istat, hanno messo in ginocchio 4,5 milioni di persone. Ora questo assegno vuol essere prima di tutto uno strumento di aiuto “attivo” per queste famiglie: proprio perché non vivano in condizioni di completa indigenza e vengano reinserite nei contesti sociali e lavorativi.

Vediamo come funzionerà.

Che cosa è il reddito di inclusione?

Il reddito di inclusione si chiama anche Rei: è  un assegno, dato a tutte le famiglie che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta. Questa soglia però dovrà essere ancora definita (e sarà la prima cosa che il governo dovrà fare con il decreto che ne darà applicazione alla legge): si parla un Isee inferiore o uguale a 3.000 euro, oltre all’assenza di altri trattamenti economici rilevanti. L’Inps farà i controlli. Di certo, si terrà in considerazione la numerosità del nucleo familiari, la presenza di bambini e di adulti con più di 55 anni, che hanno perso il lavoro.

Quante sono le persone interessate dal reddito di inclusione?

Si stima che le famiglie che vivono in condizione di povertà siano circa 400mila. Un milione e 770mila individui non riuscirebbero neppure ad acquistare i beni di prima necessità.

Quanto vale l’assegno previsto dal reddito di inclusione?

L’assegno mensile potrà avere un valore variabile da 80 a 480 euro. Verrà mandata in pensione la vecchia “social card”, che sarà sostituita, appunto, da questo assegno. Verrà inoltre rivisto anche il vecchio assegno di disoccupazione. Il Rei prenderà il posto del Sia, il Sostegno per l'inclusione attiva (assegno valeva un massimo di 400euro al mese): una specie di antenato del Reddito di inclusione, una misura nazionale di contrasto alla povertà che prevede l'erogazione di un beneficio economico, condizionata all'adesione a un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa. Il Rei ne ricalca lo spirito, ma ha più risorse. Il ministro Poletti ha parlato di una dotazione iniziale per questa misura di 1,6 miliardi di euro, che poi dovrebbe aumentare, proprio per allargare la platea dei destinatari.

Come verrà dato l'assegno?

Ogni nucleo familiare riceverà mensilmente la somma necessaria a colmare la differenza tra la soglia di povertà e il proprio reddito disponibile. La somma verrà calcolata anche in funzione del numero di componenti del nucleo, perché esso abbia un tenore di vita accettabile. L’erogazione delle somme avverrà tramite carte prepagate, che verranno mensilmente ricaricate

Il reddito di inclusione prevede solo un aiuto economico?

No, il reddito di inclusione vuole fare in modo che la persona venga re-inclusa nel contesto sociale e lavorativo. L’idea è di un ausilio perché le famiglie poi possano avere una certa autosufficienza. Infatti l’assegno è gestito dai Servizi sociali del comune e dai Centri per l’impiego. Le persone che riceveranno questo assegno dovranno firmare una specie di “contratto” con la propria comunità di appartenenza: potranno essere contattate (e dovranno accettare) brevi periodi lavorativi (le posizioni che si aprono agli uffici di collocamento). L’assegno in sostanza è collegato a forme di accompagnamento e reinserimento nel mercato del lavoro, attraverso la formazione e la ricerca di posizioni lavorative.

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