Referendum costituzionale: cos’è, a cosa serve

Il 4 dicembre 2016 votiamo per il referendum costituzionale: diciamo sì o no alla nuova Costituzione, dopo che il Parlamento ne ha modificato 47 articoli. Ma in cosa cambierebbe rispetto a quella vecchia? Ecco le principali novità

Il 4 dicembre 2016 voteremo per un referendum costituzionale confermativo. Esprimeremo il nostro parere sulla Riforma costituzionale varata dal Parlamento, che ha modificato 47 articoli della Carta. Non ci sarà bisogno di quorum. Quindi con il sì accetteremo la nuova Costituzione. Con il no terremo quella che abbiamo già. Queste le principali novità.

Il testo

Nella scheda elettorale per il referendum comparirà questo quesito: «Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente 'Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?».

Fine del bicameralismo perfetto

La nuova Costituzione manda in pensione il bicameralismo perfetto. Il nostro attuale Parlamento ha due camere (quella dei Deputati e il Senato) con le stesse funzioni e identici compiti. Per approvare una legge, su uno stesso testo ci deve essere l'approvazione di entrambe. Con la Costituzione avremmo un bicameralismo “partecipato”: fare le leggi sarà compito della Camera (che resta composta da 630 membri), ma solo su alcune materie (per esempio quelle costituzionali) verrà coinvolto anche il Senato, con un meccanismo simile all'attuale. Altrimenti, per le leggi normali, il Senato potrà inviare proposte o analizzare un testo o far pervenire le sue eccezioni, che la Camera potrà anche bocciare senza alcuna conseguenza. 

Il Senato dei 100

Il nuovo Senato avrà cento senatori (oggi ne ha 315). Non sarà eletto dal popolo. Sarà piuttosto un Senato delle Regioni: vi si siederanno consiglieri regionali (74 in tutto), designati dai rispettivi Consigli, e 21 sindaci, in carica solo per la durata del loro mandato nell'ente locale da cui provengono. Ogni Regione ne avrà almeno due. A Palazzo Madama siederanno anche gli ex Presidenti della Repubblica (a vita). E un massimo di altri 5 Senatori nominati dal Capo dello Stato per alti meriti, per sette anni. Avranno l'immunità che spetta ai deputati. Cambia anche l'età minima per essere designati: 18 anni (e non più 40). Secondo le stime, questa sforbiciata gioverà tra l’8 e il 20 per cento sul bilancio 2016 di 540 milioni per il Senato.

Le competenze dello Stato e delle Regioni

Alcune competenze sono di pertinenza esclusiva dello Stato (tra le più importanti, il coordinamento della finanza pubblica e del sistema fiscale, la previdenza, la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia, la tutela e la sicurezza del lavoro). Per altre materie, la competenza viene suddivisa tra Stato (che ha sempre il potere di scrivere le leggi) e Regioni (cui spetta il compito di organizzare servizi e attività sul territorio). Altre materie (pianificazione del territorio; infrastrutture; servizi sanitari e sociali; economico locale, formazione professionale; servizi scolastici) restano in mano alle Regioni. Una novità è la “clausola di supremazia”: lo Stato potrà intervenire in materie di competenza regionale se c'è di mezzo l’interesse nazionale.

Il Governo e la Consulta

Fra le novità, il diritto del Governo ad avere una corsia preferenziale e una data certa per la discussione in Parlamento di quei disegni di legge che ritiene essenziali per portare avanti il suo programma. Solo la Camera potrà votare la fiducia al governo. I cinque giudici costituzionali di nomina parlamentare non saranno più eletti in seduta comune: palazzo Madama ne sceglierà due, mente gli altri tre saranno eletti dalla Camera. 

Quirinale

Il Presidente della Repubblica sarà eletto dal Parlamento riunito in seduta comune e a scrutinio segreto. Fra i Grandi elettori - in tutto 730, più i senatori a vita - non ci saranno più i 58 delegati regionali, perché i senatori già rappresentano le regioni. Cambia il sistema dei quorum per l’elezione: per i primi tre scrutini resta necessaria una maggioranza dei due terzi dei componenti (come oggi), ma dal quarto scrutinio bisognerà che i voti per un candidato arrivino da tre quinti dei componenti. Il Presidente potrà sciogliere solo la Camera e non più anche il Senato. In caso di impedimento del Capo dello Stato, le sue funzioni saranno esercitate dal presidente della Camera (che così diventa la seconda carica dello Stato). 

La partecipazione popolare

Si introducono due nuovi tipi di referenda: quelli “propositivi” e quelli “di indirizzo”. Con il primo, si chiede il voto su specifiche proposte di legge; con il secondo il popolo investe il Parlamento di uno specifico compito o della stesura di una particolare legge (un po' come accadde nel 1989, quando gli italiani votarono con un referendum l'affidamento al Parlamento di un mandato speciale per redigere la Costituzione europea; unico caso nella nostra storia repubblicana). Resta valido il referendum abrogativo (che se richiesto da 800 mila firme, otterrà un abbassamento del quorum: non sarà calcolato sugli aventi diritto, ma sui votanti alle precedenti elezioni politiche). Novità anche per le leggi di iniziativa popolare: il Parlamento dovrà fissare tempi certi e modi per esaminarle. Ogni proposta dovrà essere appoggiata da 150mila firme (e non più 50mila, come oggi)

Riproduzione riservata