Roberto Burioni

Roberto Burioni

Di vaccini possono parlare solo gli esperti?

Nel suo nuovo libro "La congiura dei somari" Roberto Burioni sostiene che non tutti possono parlare di scienza. E che bisogna tornare a fidarsi degli esperti

Non tutti hanno diritto di parola quando si parla di scienza. È la tesi del nuovo libro di Roberto Burioni, virologo di fama internazionale e docente all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano: La congiura dei somari. Perché la scienza non può essere democratica (Rizzoli). Su Facebook, dove il medico conta quasi 300.000 follower e una marea di pagine non ufficiali che gli si scagliano contro, è il tema del giorno. «Somaro non è un insulto» precisa lui. «Ma il termine pittoresco che uso per ridicolizzare l’arroganza di chi parla senza sapere. Sono anche io un somaro se dico a un elettricista come montare una presa. Eppure tanta gente non titolata, sui social o in tv, spiega a me, che studio i vaccini da una vita, i danni che provocano».

«Bisogna fidarsi degli esperti»

Il libro smonta le tesi antivax, come la correlazione con l’autismo o la connivenza tra medici e case farmaceutiche. Tesi diffusissime sul web, che hanno contribuito alla perdita dell’immunità di gregge e al ritorno del morbillo. «La salute è un tema che coinvolge tutti e prende la pancia, ma non si può danneggiare la società in nome della libertà di espressione» avverte il virologo. «Bisogna fidarsi della scienza, fatta di studio e analisi. Anche se a volte è fallace, è la cosa più vicina alla verità che abbiamo».


La cover del saggio di Roberto Burioni "La congiura dei somari" (Rizzoli)

La cover del saggio di Roberto Burioni "La congiura dei somari" (Rizzoli)

«Occorre la collaborazione tra studiosi e cittadini»

L’idea che del “sapere” possano parlare solo gli studiosi è sbagliata secondo gli scienziati della comunicazione. «Rischia di bloccare il dialogo e aumentare la diffidenza» spiega Andrea Cerroni, sociologo e direttore del Master in Comunicazione della scienza all’Università Milano-Bicocca. «Una buona comunicazione scientifica si basa sul principio della “citizen science”, cioè della collaborazione tra cittadini ed esperti. Pensiamo a questioni pratiche ed etiche come gli Ogm, le centrali nucleari o la vivisezione: non si può prescindere dall’opinione della gente, con le sue preoccupazioni e i suoi criteri di giudizio che possono indurre gli scienziati a fare ulteriori analisi e verifiche». La collaborazione oggi passa anche da Internet e social. «Se da un lato facilitano la circolazione delle fake news, dall’altro sono anche lo strumento per combatterle. La scienza deve imparare a usarlo».

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