Sclerosi multipla: a chi è adatto il nuovo farmaco

05 08 2019 di Cinzia Testa
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La Cladribina non è un fake. È uno dei nuovi farmaci a disposizione dei malati di sclerosi multipla: a chi è utile, come funziona, le altre cure, la nuova Unità di cura

C’è un nuovo farmaco in più a disposizione dei neurologi per tenere sotto controllo la sclerosi multipla. Si chiama Cladribina e il suo arrivo ha sollevato molte domande: «Va bene anche per mio marito, malato da 30 anni?» «Perché il medico non me ne ha parlato?» «Sarà vero che funziona oppure è l’ennesima bufala?».

La prova del nove per essere certi di non essere di fronte a una fake è il sito dell’associazione pazienti (www.aism.it). È un vero e proprio faro per i malati, perché riporta notizie aggiornate e scientificamente attendibili. Come quella relativa alla Cladribina, per l’appunto, da pochi mesi disponibile con il costo a carico del Servizio sanitario nazionale.

A chi è adatta la Cladribina

La novità di questo farmaco è la somministrazione, concentrata in brevi parentesi di tempo. Un grande vantaggio dal punto di vista dell’adesione al trattamento. È noto infatti che nelle malattie croniche il grande problema è quello di non riuscire talvolta, e per ragioni diverse, a rispettare la quotidianità della cura. Qui, c’è la certezza che il paziente rispetti lo schema. «È indubbiamente un punto a favore di questa cura ma, voglio sottolinearlo, non è questo a determinare la scelta da parte del neurologo», interviene Giancarlo Comi, coordinatore Area Neurologica e primario del Servizio di Neurofisiologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. «La partenza è la valutazione del meccanismo d’azione del principio attivo e quindi le indicazioni. Si può capire se la persona è adatta testando la sua forma di sclerosi nell’ultimo anno e valutandone lo stato con le indagini strumentali, tra le quali la principale è sicuramente la risonanza magnetica».

Per la sclerosi multipla altri 15 farmaci

Sì al farmaco, dunque, se il paziente risulta idoneo. Altrimenti che succede? « La ricerca in questi anni ha fatto passi da gigante», risponde il professor Comi. «Sono in aumento i malati, ma vengono curati meglio. Merito delle innovazioni terapeutiche. Questo ha fatto sì che oggi ci sia una gamma di farmaci a disposizione, circa 15, che permettono di scegliere il trattamento più appropriato alla fase della malattia, e altri se ne stanno aggiungendo. Si chiama “medicina personalizzata” e anche la sclerosi multipla, come già accade per altre patologie, si può giovare per fortuna di questa grande possibilità».

L'Italia all'avanguardia nella cura della sclerosi multipla

Medicina personalizzata significa anche farsi curare in un Centro ad hoc. «L’European Charcot Foundation sta promuovendo una campagna mondiale, con l’obiettivo di stimolare la creazione di Unità di cura della sclerosi multipla», dice il professor Comi, che è anche presidente della Fondazione. «In questo noi in Italia siamo all’avanguardia, a differenza di quanto accade in altri Stati. Negli USA ad esempio chi ha la sclerosi multipla viene seguito soprattutto dal neurologo privatamente. Ma per poter far fronte a tutti i problemi che possono insorgere nella gestione di questa malattia, è necessario avere a disposizione diverse figure professionali, e questo è possibile solo in un Centro specializzato» (per gli indirizzi dei centri, www.aism.it).

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