Il punto sulla scuola: caos concorso, prof trasferiti…

01 09 2016 di Sara Scheggia
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Dagli insegnanti bocciati in massa al concorsone ai prof appena assunti e subito trasferiti. Sono tante le questioni aperte a pochi giorni dall’inizio delle lezioni. E i genitori sono disorientati. Ecco le risposte alle loro domande

È stato un tormentone per tutta l’estate, e lo sarà ancora di più con l’inizio dell’anno scolastico. Parliamo del maxiconcorso bandito dal ministero dell’Istruzione per assumere nuovi docenti. Stando ai primi risultati appena comunicati, è stata bocciata più della metà dei candidati. Così alla ripresa delle lezioni, il 12 settembre, rischiano di esserci 23.000 cattedre vuote. E questo non è l’unico punto interrogativo sulla scuola che verrà.

«Oltre che al concorso, la riforma della Buona scuola ha dato il via libera all’assunzione a tempo indeterminato di migliaia di precari. Nell’assegnazione degli incarichi c’è stata confusione, con molti prof spediti a lavorare lontano da casa» spiega Marco Gioannini, capo della comunicazione dell’istituto di cultura e ricerca Fondazione Agnelli. «Si calcolano, da parte degli insegnanti, già 200.000 richieste di trasferimento: ci vorranno settimane prima che ciascuno sia al suo posto». Senza dimenticare che stanno per partire altre novità previste dalla riforma: dal bonus per i docenti meritevoli alla selezione dei prof tramite la chiamata diretta dei presidi. Inevitabile che i genitori si facciano tante domande. Ecco le più frequenti.

Il 55 per cento dei candidati al concorsone è stato bocciato. Ci saranno abbastanza prof?
«Un posto su 3 tra quelli da coprire resterà vacante » dice Marcello Pacifico, presidente del sindacato indipendente degli insegnanti Anief. «Ma le bocciature non sono dovute solo alla scarsa preparazione: la maggior parte dei candidati aveva alle spalle tirocini e scuole di specializzazione. La verità è che i quesiti erano troppo lunghi per essere svolti in poche ore oppure “paradossali”: per esempio, i laureati in Lettere moderne si sono trovati a dover rispondere anche a domande di greco, lingua che non hanno mai studiato. Ecco spiegati i tanti respinti ».

Per oltre 63.000 cattedre disponibili in scuole di ogni ordine, dalle materne alle superiori, si sono presentate 165.000 persone già abilitate a insegnare. «Le prove scritte si sono svolte a fine maggio, ma in molte Regioni, come la Sicilia, gli orali sono ancora in corso e di sicuro non finiranno in tempo per il ritorno sui banchi. Il risultato è che i ragazzi non troveranno in classe i prof definitivi, ma i supplenti, che vengono selezionati da graduatorie gestite dalle singole scuole in cui, tra l’altro, ci sono spesso anche docenti non specializzati. La qualità della didattica ne soffrirà» avverte Pacifico.

La legge sulla Buona scuola prevede comunque che d’ora in poi i docenti vengano assunti solo tramite concorso.
«L’impegno è farne uno ogni 3 anni. Fino a oggi, invece, il meccanismo era confuso. Alcuni prof erano selezionati da graduatorie provinciali in cui si entrava dopo la scuola di specializzazione, altri attraverso concorsi che però non avevano una cadenza fissa: prima di quello di quest’anno ce ne sono stati solo altri 2, nel 2012 e nel 1999» sottolinea Pacifico.

Molti docenti neoassunti dovranno spostarsi lontano da casa per avere la cattedra. Chiederanno subito il trasferimento? «Sì, se hanno figli sotto i 12 anni oppure genitori anziani o malati: in questi casi possono ottenere il ricongiungimento familiare anche in un mese. Gli altri, invece, dovranno rimanere almeno 3 anni nel sindacato Anief. Con la Buona scuola sono stati assunti 90.000 insegnanti: si tratta per lo più di precari storici che, dopo essersi specializzati, sono rimasti per anni nelle graduatorie in attesa del posto fisso. Adesso sono costretti a spostarsi per accettare l’incarico.

Ma perché tutto questo caos? «Il ministero ha utilizzato un “cervellone” informatico per distribuire i docenti nelle scuole in cui c’erano posti disponibili: un algoritmo ha incrociato i punteggi in graduatoria e le preferenze degli insegnanti. Moltissimi sono stati spediti a centinaia di chilometri dalla provincia di residenza o dall’ultima città in cui avevano insegnato».

Questa mobilità è legata in parte alla demografia del nostro Paese. «Il Sud si sta spopolando e le classi si svuotano, mentre al Nord gli studenti aumentano anche per via del numero degli alunni immigrati. Ma gli errori del sistema sono stati tanti e hanno generato altrettanti ricorsi. Ci sono stati casi in cui docenti con punteggi bassi si sono visti assegnare la cattedra vicino a casa, mentre chi era primo in graduatoria dovrà prendere servizio fuori Regione. Così, tra ricongiungimenti e battaglie legali, molti studenti inizieranno l’anno scolastico con i supplenti. E con buona pace della continuità didattica» conclude Marcello Pacifico.

Arriva il bonus per i prof più bravi. Si può sapere chi lo riceverà? Da quest’anno, in virtù della riforma, i presidi possono dare un incentivo in denaro agli insegnanti meritevoli. «Il meccanismo è stato pensato per premiare chi ha contribuito alla didattica con progetti particolari, per esempio un laboratorio di teatro o l’uso di metodi innovativi magari con l’aiuto del web. Ma se un docente non ottiene il bonus non significa che è incapace: può prenderlo l’anno successivo» spiega Pier Paolo Eramo, dirigente dell’Istituto comprensivo Sanvitale-Salimbene di Parma.

«Famiglie e alunni non avranno accesso ai nomi dei premiati né alle cifre percepite in busta paga. Questo per evitare che si creino insegnanti di serie A e serie B. O faide tra genitori per inserire i figli nella classe del prof che ha preso l’incentivo» prosegue Eramo.

Come funzionerà, in concreto? «Il ministero, a partire da oggi, stanzierà ogni anno per i bonus 200 milioni di euro, in media 18.000 euro a istituto. A decidere come distribuire i soldi è il preside, sulla base di criteri stabiliti da un comitato di valutazione in cui ci sono anche genitori e studenti: i parametri per “misurare” il lavoro dei prof sono fissati in autonomia da ogni scuola».

Il dirigente ha la massima libertà: non c’è un numero prestabilito di docenti da premiare, né cifre standard da assegnare. Questo è uno dei punti della Buona scuola che ha suscitato più critiche. «Il meccanismo va migliorato. L’idea di incentivare chi si impegna di più è giusta, ma un preside non può valutare tutti i suoi docenti da solo: io ne ho ben 75, non sono in classe con loro e non riesco a dialogare con ogni famiglia. E se qualcuno si sentisse discriminato potrebbe addirittura denunciarmi per abuso d’ufficio, un reato penale» fa notare Eramo.

D’ora in poi i presidi potranno reclutare gli insegnanti con la chiamata diretta. Assumeranno chi vogliono? «I dirigenti scolastici hanno l’opportunità di fare colloqui e valutare curricula, come in un’azienda privata. Ma la loro scelta è limitata. Non possono chiamare insegnanti da ogni parte d’Italia né assumere parenti o amici» precisa Pier Paolo Eramo, preside a Parma.

La chiamata diretta è una rivoluzione per il nostro Paese. Prima della riforma i docenti venivano alle scuole dagli uffici scolastici provinciali solo in base ai punteggi in graduatoria. «Ora le graduatorie sono state azzerate grazie alle assunzioni della Buona scuola e gli insegnanti reclutati vengono distribuiti in ambiti territoriali più piccoli delle Province. Le scuole coprono le cattedre vuote selezionando i docenti da un gruppo ristretto di candidati, quelli cioè che appartengono al loro “bacino”: in genere una decina. Per la prima volta, quindi, noi dirigenti possiamo individuare le risorse di cui abbiamo davvero bisogno. Nella mia scuola, per esempio, ci serviva un docente di matematica con la patente informatica e che avesse esperienza di laboratorio. L’abbiamo trovato dopo 5 o 6 colloqui ».

Nota dolente di quest’anno, la fretta. «Si è dovuto scegliere in pochi giorni: la distribuzione dei nuovi insegnanti è stata fatta solo ad agosto e con il maxipiano di assunzioni i numeri sono stati colossali» dice Eramo. «Speriamo che dall’anno prossimo questi passaggi siano più gestibili».

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DA SAPERE

Tra il 12 e il 15 settembre cominceranno le lezioni nelle scuole di tutta Italia.

Quest'anno entrerà a pieno regime la legge 107 del 2015, la cosiddetta riforma della "Buona Scuola", che ha previsto un investimento di 3 miliardi di euro da oggi al 2020.


I NUMERI DEGLI STUDENTI

7,8 MILIONI gli studenti nelle scuole statali.

972 MILA gli alunni della scuola dell’infanzia.

2,5 MILIONI gli scolari delle elementari.

1,6 MILIONI gli allievi delle medie.

2,6 MILIONI gli studenti delle superiori.

746 MILA gli insegnanti in classe quest’anno.

90 MILA i neoassunti.

200 MILA i prof che chiedono il trasferimento.

63 MILA le cattedere messe a disposizione con il Concorsone.

(fonte: Miur)

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