Scuole superiori studenti tra i banchi

Scuola, giusto limitare le superiori a 4 anni?


Quattro anni di scuole superiori, come negli Stati Uniti. Dal prossimo anno scolastico 60 istituti italiani, tra cui il liceo classico Beccaria di Milano, sperimenteranno corsi di studio abbreviati. Tempo guadagnato o preparazione più incompleta? Lo abbiamo chiesto a due esperti.

Perché sì: l'opinione di Corrado Poli, urbanista e insegnante, autore di Rivoluzione a scuola (Infinito edizioni)

Il compito della scuola è guidare i ragazzi verso l’autonomia. Tenerli seduti a un banchetto a 19 anni è assurdo. Così come non ha senso che i genitori chiedano agli insegnanti informazioni sui figli maggiorenni. A parte che si potrebbe sollevare una questione di privacy, dal punto di vista educativo si nega ciò che il diritto consente. Il giovane è soggetto responsabile per lo Stato, ma paradossalmente non per la scuola: il contesto che dovrebbe favorire questa maturazione. Le superiori di 5 anni risalgono a un periodo in cui si andava a lavorare dopo il diploma e perciò serviva una cultura di base. Ma ora che tanti frequentano l’università è più utile risparmiare un anno e sfruttarlo poi nella ricerca del lavoro, come accade in Europa”.

Perché no: l'opinione di Paolino Marotta, presidente dell’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici

"Accorciare di 1 anno gli studi vuol dire mettere in pericolo le conoscenze dei giovani. Già ora completare i programmi è complicato, visto che i ragazzi fanno fatica a seguire le lezioni e persino a stare fermi in classe. Figuriamoci in 4 anni. L’unica possibilità è ridisegnare tutto il percorso scolastico, accorpando i primi gradi ed eliminando l’ultimo anno di elementari, come è stato proposto in passato. Finire in 4 anni implica che tutte le scuole attivino modalità didattiche che ora riguardano pochi istituti all’avanguardia: per esempio l’insegnamento in inglese di un’altra materia, l’accorpamento di discipline di argomento simile, una buona alternanza scuola-lavoro. Insomma, 1 anno in meno non deve equivalere a competenze in meno".


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