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Si vende un sogno: la casa di “Colazione da Tiffany”

Oh sì, se fossi miliardaria (la richiesta è di 8 milioni di dollari!) mi comprerei subito la casa dove fu girato "Colazione da Tiffany", un film cult per tutti e che, per quanto mi riguarda, ha riunito la mia icona di stile, Audrey Hepburn, uno fra gli scrittori che più mi affascinano, Truman Capote e, soprattutto, la città dove avrei voluto vivere, New York.

Eccola qui, sempre uguale dal 1910, anno in cui fu costruita nel cuore di Manhattan, al 69 East-71Street dell'Upper East Side. Ristrutturata più volte, è stata acquistata (per 6 milioni di dollari) nel 2006 dall'attuale proprietario che adesso l'ha rimessa in vendita. Effetto crisi?

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Fatto sta che da oggi partiranno le richieste di fortunati potenziali accaparratori dei 1150 metri quadrati di questo stabile, solo in apparenza come ce ne sono tanti nella Mela, ma che per me è stata meta di "pellegrinaggio". So bene che l'appartamento dell'incantevole Holly Golightly-Audrey è stato ricostruito in studio, ma chissà perché, vedendolo dal vero, mi piaceva pensare di trovarci lei e Gatto affacciati alla finestra.

Il film è del '61, non ricordo quando lo vidi per la prima volta e nemmeno quante volte fino a oggi l'ho rivisto. Ma, dalla prima volta che sono stata a New York, in viaggio di nozze, ho voluto ripercorrerne le tappe, a cominciare dall'albergo che ho scelto affacciato sull'ingresso di Tiffany nella Fifth Avenue.

E così è stato sempre, ogni volta che ci tornavo. Ed è accaduto molto spesso, anche per lavoro.

New York cresce di anno in anno, muta di ora in ora. È una città che chiama la vita proprio per questo. Tuttavia ha molta cura dei sogni che stimola e se le zone più trendy s'inventano di continuo e mi vien voglia di andare a scoprirle, allo stesso tempo ho sempre bisogno di ritrovare le mie certezze. Una fra queste, il sogno di Holly.

O meglio, il mio sogno di essere Holly Golightly, così come l'abbiamo tutte negli occhi, indimenticabile e inarrivabile, vestita Givenchy mentre fa colazione davanti alla vetrina di Tiffany.

E, per fortuna, il mio sogno non costa nulla e non risente della crisi.

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