Le foto della scuola per sviluppatori di app aperta a ottobre 2016 da Apple nel quartiere di San Gi

Le foto della scuola per sviluppatori di app aperta a ottobre 2016 da Apple nel quartiere di San Giovanni a Teduccio

Come sta davvero il Sud Italia?

La disoccupazione ha toccato il record del 20%, almeno 200.000 laureati sono emigrati. Eppure, multinazionali hi-tech investono milioni di euro e aprono campus per giovani talenti. Perché questa contraddizione? Abbiamo indagato per capire se, e in che modo, l’economia digitale può essere la strada giusta per la rinascita del Meridione

Domanda: qual è la professione del futuro?

Risposta di tutti gli esperti del mondo del lavoro: lo sviluppatore di app per mobile. Ovvero, chi realizza le applicazioni che usiamo ogni giorno sullo smartphone e sul tablet. Per formare queste figure, già oggi richiestissime, Apple, l’azienda più “cool” della digital economy, ha scelto Napoli. In collaborazione con l’università Federico II è nata lo scorso anno la prima Developer Academy d’Europa, una sede avveniristica nel quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio: ha già sfornato 200 sviluppatori, tutti con un’offerta di lavoro o un progetto imprenditoriale digitale all’attivo. E 376 giovani sono stati selezionati per il secondo anno. Non solo. Dietro le Vele di Scampia, uno dei simboli del Sud “brutto” in tutti in sensi, Cisco, altra multinazionale del digitale, ha attivato la Networking Academy per formare docenti e studenti dell’istituto Galileo Ferraris sull’Internet of things: la nuova frontiera dell’uso della Rete che, collegata agli oggetti che usiamo ogni giorno, li rende “intelligenti”. E 46 progetti simili sono nati in altrettante scuole campane, per un investimento di 100 milioni di euro.

Tra disoccupazione e grandi investimenti

Le iniziative di questi colossi stridono con la realtà di un Sud in perenne crisi, dove la disoccupazione tocca il record del 20% (contro la media italiana dell’11%). Come convivono queste 2 facce della medaglia? «La tecnologia per fortuna non viaggia su autostrade o rotaie e non ha bisogno di grossi servizi per insediamenti di tipo industriale. Ciò permette di bypassare il principale handicap storico-economico del Meridione: le infrastrutture e le distanze» spiega Giuseppe Provenzano, vicedirettore di Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno. «Non c’è motivo per cui una grande azienda del settore tecnologico e soprattutto digitale oggi non debba venire qui». Al contrario, ce ne sono tanti per investire. A partire da uno che nessuno si aspetterebbe: la banda larga, grazie agli ultimi piani di sviluppo, ora copre il 60% del territorio rispetto al 40% nel resto d’Italia. Ma ci sono altre ragioni che spingono a essere fiduciosi sulla buona riuscita di progetti come quelli di Apple e Cisco. E sulla loro capacità di fare da volano all’economia del Sud.

Le foto della scuola per sviluppatori di app aperta a ottobre 2016 da Apple nel quartiere di San G

Le foto della scuola per sviluppatori di app aperta a ottobre 2016 da Apple nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Nel primo anno si sono diplomati 200 studenti: di questi, il 72% ha ricevuto almeno un’offerta di lavoro, il 47% ne ha avute almeno 3, il 17,5% sta avviando una propria azienda. Nell’anno accademico 2016/2017 gli iscritti sono 376.

Ha un “capitale umano” preparato e motivato

«Nel 2003 abbiamo acquisito una società in Puglia e deciso di restare qui anziché prelevare il know how e portarlo al Nord» spiega Marco Bossi, managing director per l’Italia di Talentia Software, multinazionale specializzata nella realizzazione di soluzioni software per la gestione delle risorse umane. A Bari ha aperto un campus in stile Silicon Valley, con pista di atletica e stanza dei giochi, dove oggi lavorano 60 ricercatori. «Qui troviamo giovani laureati molto preparati, un rischio di turn over minimo rispetto al Nord, dove la possibile “attrazione“ da parte di altre aziende è più forte, e l’apporto di tante piccole imprese digitali sul territorio ». Una costellazione di start up che fioriscono, prosperano e adesso trovano anche gli strumenti per crescere. Digital Magics, per esempio, uno dei principali incubatori di progetti digitali in Italia, dal 2012 è a Napoli e da un anno offre i suoi servizi anche a Palermo e Bari. «Al Sud incontriamo molti giovani talentuosi che hanno voglia di fare gli imprenditori e non sono affatto alla ricerca del posto fisso» spiega Layla Pavone, amministratore delegato per l’Industry Innovation. «Il tessuto economico e imprenditoriale, al contrario di quanto si immagina, è molto attento all’innovazione e alla digital transformation». Anche Tim Cook, l’amministratore delegato di Apple, spiegando la scelta di Napoli come prima sede europea della Digital Academy, ha sottolineato proprio la freschezza del suo spirito imprenditoriale.

Conta sulla voglia di riscatto e sulla dedizione

NTT Data, multinazionale giapponese che si occupa di integrazione dei sistemi, ha aperto una sede a Cosenza nel 2001 perché attirata da una piccola start up di 3 persone specializzata nella sicurezza informatica. «Ma quei 3 talenti volevano restare, non fuggire, sognavano di portare lavoro in Calabria » racconta Walter Ruffinoni, presidente di NTT Data Italia. «Grazie a loro la sede di Cosenza, che intanto ha raggiunto i 200 dipendenti, è cresciuta a tal punto da diventare il terzo polo di ricerca e sviluppo del nostro gruppo insieme a Tokyo e Palo Alto. Perché questo desiderio di restare e creare, di riscattare gli stereotipi qui è molto comune tra i dipendenti. E io l’ho trovato solo nel Sud Italia: è una grossa spinta motivazionale che si lega anche a flessibilità e dedizione che noi riscontriamo superiori persino a quelle dei nostri team cinesi». Nei prossimi 2 anni l’azienda prevede di assumere tra Cosenza e Napoli circa 500 persone.

Fa affidamento su molte università valide

«Le ottime facoltà di Scienze e di Informatica pugliesi disseminano il territorio di risorse e talenti ai quali noi attingiamo quando non bastano quelli interni» spiega Bossi di Talentia Garden. «È anche merito loro se stiamo crescendo». Il 45% dei giovani assunti in NTTData proviene dalle università meridionali. «Grazie alla collaborazione con gli atenei calabri riusciamo a fornire le competenze giuste ai nostri futuri dipendenti» continua Ruffinoni. «Le università, da Napoli a Catania, hanno le carte in regola per porsi a monte di un sistema virtuoso quando riescono a collaborare con le aziende e formare per loro le risorse giuste. Risorse che a noi hanno permesso di crescere molto nel settore della cybersecurity. Con queste sinergie crediamo che Cosenza possa diventare un polo in questo ambito, come altre zone del Mezzogiorno per altri. Perché ogni territorio ha la sua specificità, il Sud non è tutto uguale. Nel polo Tecnopolis dell’università di Bari si stanno insediando molte realtà che fanno innovazione nel campo della tecnologia medica mentre a Catania, grazie ai nuovi grossi investimenti di Enel, si sta creando il terreno favorevole alle sperimentazioni tecnologiche in ambito energetico».

Ha bisogno di un sistema virtuoso che unisca i singoli progetti

La creazione di poli specializzati sembra essere la nuova ricetta per la rinascita economica del Meridione. «Finora istituzioni e aziende non sono riuscite a fare davvero rete, condizione alla base della creazione dei poli tecnologici. È proprio per l’isolamento delle grandi imprese che in passato abbiamo avuto più cattedrali nel deserto che vero sviluppo» spiega Provenzano di Svimez. «Il rischio c’è ancora se si ragiona in termini di singoli progetti e non di sistema: spesso le risorse pubbliche vengono convogliate in iniziative che danno uno stimolo ma non creano basi. E i giovani continuano a fuggire: negli ultimi 15 anni circa 200.000 laureati hanno abbandonato il territorio, che ha così bruciato 30 miliardi di euro in formazione. Nella tecnologia e nel digitale la partita è ancora da giocare perché il vero boom deve arrivare. Il Sud la vince se impara a fare sistema e così diventare attrattivo nei confronti dei suoi giovani e delle grandi imprese che hanno l’interesse economico a investire in un territorio meno sviluppato». Lo dimostrano Apple, Cisco, NTData e gli altri. Anche la voglia di creare una rete c’è: questa estate è nato il Campania digital innovation hub, associazione che punta a creare un contatto fra aziende, università e centri di ricerca in linea con il piano nazionale Industria 4.0. Un hub omonimo e con gli stessi scopi è appena nato a Catania tra Confindustria, università e l’azienda STMicroelectronic, gigante dei componenti elettronici.

I numeri

0,9% è il tasso di crescita economica del Sud, in media con quello italiano (1%). 2,4% l’aumento dell’occupazione nell’industria tra 2015 e 2016. Al Nord l’aumento è stato dello 0,4%. 1.700 il reddito medio in euro al Sud, contro i 2.000 del Nord. È cresciuto del 2,8% rispetto al 2014. 58,7% il tasso di disoccupazione giovanile in Calabria nel 2016: è il più alto d'Europa. 26% le “scale up” che hanno sede al Sud. Sono quelle imprese che, grazie agli investimenti in innovazione e digitalizzazione, crescono di oltre il 20% all’anno: Napoli è subito dopo Milano, Bari viene prima di Firenze e Catania precede Venezia (fonti: Eurostat, Svimez, Unioncamere). 

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