Terremoto nell’Italia Centrale: le parole per capire

Nel terremoto che ha colpito l’Italia centrale, fra le tante scosse, tre sono state molto forti. Una di magnitudo 6.1 è stata registrata alle 3:36. L'epicentro a 2 chilometri da Accumoli (Rieti) e 10 da Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) ed Amatrice (Rieti). L'ipocentro è stato a soli 4 km di profondità.  Seconda e terza scossa sono state registrate alle 4:32 e 4:33. Hanno avuto epicentro in prossimità di Norcia (Perugia), Castelsantangelo sul Nera (Macerata) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). Gli ipocentri sono stati tra gli 8 e i 9 km. Oltre 50 finora (alle 6:40) le repliche di magnitudo superiore a 2, cinque delle quali di magnitudo 4 o superiore.

Cerchiamo di capire che cosa significano tutti questi termini tecnici e di tutti questi numeri con Laura Peruzza, dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste.

Che cosa è la magnitudo?

«È la misura dell’energia rilasciata da un terremoto, energia che si sprigiona alla sorgente e che misuriamo con diverse scale, la più conosciuta delle quali è la Richter. La magnitudo è un valore che si stima in modo preciso dall’ampiezza dei sismogrammi, ovvero il tracciato presente sul sismografo che misura il movimento del terreno durante una scossa. Dall’ampiezza di questo tracciato si individua l’energia che è stata liberata» ci spiega Laura Peruzza.

Nel caso specifico della prima scossa, abbiamo una magnitudo 6.1 Cosa significa questo numero? «In termini di energia sprigionata, quella scossa non è stata molto diversa da quella che ha distrutto L’Aquila nel 2009: per l’Italia si tratta di un terremoto forte. Per capirci: in Friuli, nel 1976, la scossa fu di magnitudo 6.4, di tanto più forte, perché fra il grado 6 e il 7 c’è un quantità di energia rilasciata pari a 30 volte di più, quindi i decimali pesano, in queste stime» conclude la ricercatrice.

Che cosa è l’ipocentro?

«È il punto in cui ha origine il terremoto, nella profondità della terra» ci dice l’esperta. In questo caso, la prima scossa ha avuto un ipocentro di 4 km. «È una profondità abbastanza bassa, nel senso che in questo modo si sono avuti più effetti in superficie. Generalmente la profondità dei terremoti viaggia fra i 4 km e i 8-12 km. Meno è la profondità, più  forte e devastante è l’effetto in superficie».

Che cosa è l’epicentro?

«L’epicentro è il punto in superficie dell’ipocentro. Si immagini  di tirare una verticale e di portare l’ipocentro in superficie: si ricava appunto l’epicentro. Generalmente è la zona più danneggiata, ma non è detto», aggiunge Peruzza dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste.

Ma quella zona era particolarmente sismica?

Tutto l’arco degli Appennini è interessato da terremoti. «L’Italia è un paese sismico nel suo complesso, ma quella fascia  specifica dal punto di vista geologico è interessata da continui movimenti: è una zona dove terremoti si sono verificati in passato e continueranno a verificarsi in passato. Perché? Questi fenomeni sono dovuti ai processo di costruzione delle montagne che in passato hanno portato alla formazione proprio degli Appennini» spiega la ricercatrice. In più c’è un precedente storico, perché anche la storia sismica di un territorio è una parte importante per definire la probabilità che un terremoto torni presentarsi. Proprio la zona di Amatrice nel 1639 - riportano fonti storiche -  era stata interessata da un terremoto del tutto simile a quello accaduto nella mattina del 24 agosto.

Si può prevedere?

«I terremoti li prevediamo, nel senso che sappiamo che si verificheranno, ma non sapremo mai quando, dove e come si manifesteranno. L’Italia ha una sua “Carta di pericolosità” che è il documento con cui l’Italia si difende dai terremoti, perché  per esempio le case devono costruirsi per poter sopportare la pericolosità di un evento del genere. Noi sappiamo che ci sono delle zone sismiche, sappiamo che alcune zone sono più a rischio di altre, ma non possiamo dire con certezza quando l’evento può verificarsi, né la sua intensità. Abbiamo tutti i casi possibili: dalle scosse che aumentano gradualmente, fino ad una molto forte e distruttiva, a una situazione di quiete sismica che dà origine a un terremoto molto energetico» precisa Peruzza.

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