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Un murales di Alice Pasquini. Foto di Jessica Stewart.

Tutti fanno graffiti. Anche tu

Si vedono murales ovunque: in aziende, scuole, ospedali. Non sono opera di vandali ma disegni su commissione. Perché tutti amano i graffiti che rendono più vive le città

I graffiti spuntano ormai da ogni parte. Non sto parlando delle tag, le "firme" di writer senza testa che imbrattano i muri delle case. Penso invece ai murales che rendono le città più belle. Più vivaci e colorate: un coro di voci sotto il cielo.

Piano piano, mi sono fatto l'idea che i graffiti sono diventati un linguaggio universale, usato da tutti.

Vedo murales sulle serrande dei negozi, sulle scuole, nelle sedi di multinazionali, negli spazi pubblici. Dappertutto. Quante foto ho scattato in questi mesi.

Nella città in cui vivo, Milano, sono appena stati aperti i Giardini delle Culture, e sui muri dei palazzi circostanti sono comparsi alcuni graffiti.

 

graffiti giardini culture
Un murales di Alice Pasquini. Foto di Jessica Stewart.



Ho visto disegni sui muri delle scuole, murales realizzati e firmati dagli studenti per mandare i loro messaggi al quartiere che li circonda. Sembrano dire: «Hey, noi siamo qui e facciamo parte della città».

graffiti scuola
Un murales di Alice Pasquini. Foto di Jessica Stewart.
graffiti scuola
Un murales di Alice Pasquini. Foto di Jessica Stewart.

 Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.

graffito negozio
Un murales di Alice Pasquini. Foto di Jessica Stewart.

 E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome. 

graffito wwf
Un murales di Alice Pasquini. Foto di Jessica Stewart.

  

graffito napoleone
Un murales di Alice Pasquini. Foto di Jessica Stewart.

 Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo

graffiti a milano
Un murales di Alice Pasquini. Foto di Jessica Stewart.

E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9EcLa domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.

graffiti milano
Un murales di Alice Pasquini. Foto di Jessica Stewart.

Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

graffiti giardini culture
Un murales di Alice Pasquini. Foto di Jessica Stewart.
graffiti giardini culture
Un murales di Alice Pasquini. Foto di Jessica Stewart.

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Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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[_modulo=9] Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.   [_modulo=10] [_modulo=9]

 

Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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[_modulo=9]  E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9EcLa domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.[_modulo=10] [_modulo=9]

 

Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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[_modulo=9]E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9EcLa domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.[_modulo=10] [_modulo=9]

 

Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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[_modulo=9] Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.   E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9EcLa domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.[_modulo=10] [_modulo=9]

 

Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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[_modulo=9]  Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.[_modulo=10] [_modulo=9]

 

Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

[_modulo=10]

 

[_modulo=9] Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.   Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.[_modulo=10] [_modulo=9]

 

Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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[_modulo=9]Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.[_modulo=10] [_modulo=9]

 

Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

[_modulo=10]

 

[_modulo=9]  E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9EcLa domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.[_modulo=10] [_modulo=9]

 

Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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[_modulo=9]E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9EcLa domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.[_modulo=10] [_modulo=9]

 

Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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[_modulo=9] Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.   E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9EcLa domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.[_modulo=10] [_modulo=9]

 

Ce ne sono, di graffiti, anche nei palazzi di aziende e società che tutti conoscono, come Google: il gigante delle nuove tecnologie ha un bella parete colorata nella sua sede di Milano. Ma se ne vedono sulle saracinesche di moltissimi negozi.



 

E poi ho visto i graffiti del Wwf e i poster di Ikea che sono stati commissionati a una squadra di 11 graffitari di gran nome.

 



 

 



 

Rimane da capire perché questa espressione creativa sia diventata un linguaggio universale, che si vede ovunque. A questa domanda ha risposto Mattia Carzaniga con un articolo nel numero ora in edicola di Donna Moderna. È stata sentita la più famosa writer italiana, Alice Pasquini, che il nostro giornale ha inserito quest'anno tra le donne dell'8 marzo.

 

 

 



E proprio parlando con Alice e con altri street artist (qui sotto c'è un video che mostra Federico Unia, alias Omer Tdk, al lavoro nella periferia di Milano: l'artista fa parte della crew Tdk, attiva da anni in Italia e all'estero) mi sono fatto una mia personale idea sul perché tutti oggi sono attratti dai graffiti: chi non ne ha fotografati e condivisi sui social media?

https://www.youtube.com/watch?v=7oQyVM-r9Ec

La domanda è: cos'è un graffito? Risposta: è un messaggio realizzato con colori forti e forme incisive, disegnato su pareti che danno su strade e piazze, una specie di "megafono" della comunicazione che "spara" parole d'ordine verso gli abitanti, la gente, le masse. Non a caso i graffiti sono stati un'arte al servizio della rivoluzione e della rivolta sociale. Come avviene oggi a Tunisi e ad Atene.



Ma noi viviamo nell'epoca dei social media. Quando scriviamo un tweet, postiamo su Facebook, carichiamo una foto su Instagram, ci rivolgiamo a un pubblico ampio, potenzialmente infinito. Una piazza virtuale a cui inviamo i nostri "graffiti" scritti o in forma di foto.

E allora mi sembra naturale che ci sia una grande affinità tra comunicazione digitale e murales. Anzi, i graffiti sono i tweet della grafica. Ma forse bisognerebbe dire che i social media sono i graffiti della comunicazione digitale. Da questo punto di vista, TUTTI oggi fanno graffiti, ANCHE TU.

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