Allarme zecche nel Nord Est: ecco i consigli da seguire

05 07 2016 di Lorenza Pleuteri
Credits: Olycom

Sono già sette le persone ricoverate all’ospedale di Belluno per le conseguenze provocate dalle punture delle zecche. La diagnosi della malattia provocata, la meningoencefalite, non è semplice e non sempre arriva tempestivamente. L’unica forma di prevenzione è la vaccinazione. Ma anche seguire alcuni semplici consigli può essere d’aiuto

Allarme zecche nel bellunese, in tutto il Nord Est e in Slovenia. In questo inizio d’estate solo all’ospedale San Martino di Belluno sono  state ricoverate sette persone con la Tbe, la meningoencefalite provocata dalle punture dei micidiali parassiti. Nella metà degli “attacchi”, spiegano gli esperti, non si accorge nemmeno di essere stati morsi perché nella saliva delle zecche è contenuta una sostanza con effetto anestetico. Ma le conseguenze per la salute possono essere pesanti:  danni permanenti al sistema nervoso centrale, paralisi e, nell’1-2 per cento dei casi, la morte.

Il tempo di incubazione è variabile. I sintomi iniziali sembrano quelli di una influenza: mal di testa, febbre, dolori muscolari.  Quando cessano, c’è un periodo di 7-10 giorni di relativa tranquillità. Poi la malattia si ripresenta. Il rischio è che la diagnosi sia ritardata, per un mix di ragioni: il fatto che non si percepisca la puntura, una sintomatologia non specifica, la difficoltà a riconoscere la patologia. Non ci sono terapie. L’unica forma di prevenzione è il vaccino. E allora diventano utilissime le informazioni diffuse anche online dal ministero della Salute.

Le  zone a rischio “zecca”
Le zone in cui sci si può esporre di più alle punture di zecche sono gli ambienti boschivi e ricchi di cespugli, umidi ed ombreggiati, con vegetazione bassa e letti di foglie secche. Sono a rischio, spiega sempre il  ministero, anche il sottobosco ed i prati incolti, così come le zone di confine tra prato e bosco, soprattutto se c’è presenza di acqua  e di fauna selvatica. L’area italiana più flagellata, negli ultimi tempi, è  il Triveneto. In provincia di Belluno, in particolare , dal 1994 ad oggi sono stati segnalati 194 i casi di encefalite , poco meno della metà di quelli registrati in tutto il Paese.

La stagione  più insidiosa
Il periodo a maggior rischio per la puntura di zecche è quello, tardo primaverile-estivo. Nei climi temperati e caldi, quando gli inverni sono  particolarmente miti, l'attività delle zecche può protrarsi anche fino all'autunno inoltrato e talvolta, per tutto l’anno.

Suggerimenti e consigli per combattere le zecche
Nelle zone a rischio, frequentate da escursionisti e amanti delle passeggiate, si consiglia di camminare al centro dei sentieri, evitando per quanto possibile il contatto con la vegetazione. Meglio indossare indumenti di colori chiari, per rendere evidente la presenza di zecche, e resistenti agli strappi. A canottiere e shorts sono da preferire capi a maniche lunghe e pantaloni lunghi. Questi ultimi dovrebbero essere infilati nelle calze per evitare la possibile penetrazione dei parassiti nelle parti scoperte.

E, ancora: portare calzature chiuse e alte sulle caviglie; se possibile usare i guanti, soprattutto se si maneggia la selvaggina, o per la raccolta di funghi o bacche; ogni 3 o 4 ore fermarsi e verificare se su indumenti e pelle ci sono zecche.

Attenzione ai repellenti
Il ministero della Salute suggerisce anche di usare prodotti repellenti specifici e di ripetere l’applicazione, se necessario, ogni 2-3 ore. L’importante è utilizzarli con cautela, soprattutto nei bambini, per la possibilità di effetti indesiderati.

Controllare bene tutto il corpo
Una volta tornati a casa, dopo un’escursione in una zona a rischio,controllare accuratamente tutto il corpo, senza trascurare il cuoio cappelluto. L’aiuto di una altra persona è utile e consigliato per ispezionare le parti che da soli non si vedrebbero bene.

In caso di puntura di zecca
“In caso di puntura - altre istruzioni che arrivano dal ministero della Salute -  afferrare saldamente la zecca con una pinzetta il più possibile aderente alla cute e tirarla decisamente, ma senza strappi, con una delicata rotazione, in modo da non romperla. Durante l’operazione, proteggere le mani con i guanti o con un fazzoletti, per eliminare la possibilità di infezione attraverso piccole lesioni della pelle o per via congiuntivale o orale. Se il rostro della zecca rimane all’interno della pelle, estrarlo con l’aiuto di un ago sterile.”

Cose da evitare per proteggersi dalle zecche
Applicare disinfettanti e antibiotici sulla parte soltanto dopo l’estrazione della zecca, evitando quelli che colorano la pelle (tintura di iodio, mercurocromo) perché potrebbero mascherare segni di infezione. Non applicare calore o sostanze quali acetone, ammoniaca, cloruro di etile, alcol etilico, etere, cloroformio o vaselina sulla zecca prima della rimozione.

Un mese di osservazione
Alla rimozione della zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione di 30-40 giorni, per individuare la comparsa di eventuali segni e sintomi di infezione. L’assunzione di antibiotici in questa fase è sconsigliata, perché potrebbe mascherare eventuali segni di malattia da zecche e rendere più complicata la diagnosi. Va da sé che - in caso di dubbi o timori, oltre che di punture - è opportuno andare dal proprio medico o al pronto soccorso, preferendo quello di un ospedale dotato di un reparto di malattie infettive.

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