Il bello e il buono dei cosmetici bruttini

L'Estetista Cinica parla dei piccoli compromessi eco che si possono fare anche quando acquistiamo un prodotto di bellezza

Siamo disciplinate fautrici della raccolta differenziata. Separiamo la plastica, le stacchiamo le etichette, nel caso specifico della mia famiglia i contenitori di plastica li sciacquiamo perché l’opuscolo del Comune dice di fare così. Ci portiamo da casa i sacchetti riutilizzabili del supermercato, compriamo detersivi che inquinano poco e pure la frutta di stagione, che le fragole a novembre sono una forzatura costosa della natura. E poi scegliamo i cosmetici attratte dalle mirabolanti confezioni extralusso, immaginandole troneggiare nei nostri bagni. Sia messo agli atti: io produco cosmetici quindi parlo di un mercato che conosco bene.

Nel mercato dell’estetica si vende un sogno molto più di quanto si vendano solide realtà e questo sogno viene spesso impacchettato in un flacone di plastica trasparente, perlescente, opalino o lucidissimo, stupendo alla vista e al tatto. Questo flacone viene poi inserito in una scatola molto più grande del flacone per cui un pezzo di cartone viene sagomato per tenere fermo il flacone stesso. Questa scatola viene colorata con scritte a rilievo e infine avvolta in una pellicolina di plastica trasparente, se il brand è molto lussuoso su questa pellicolina c’è un adesivino con il logo e dentro la scatola una mini brochure con i prodotti della gamma. Dunque, se scartate un prodotto cosmetico, prima di trovarvi in mano l’ambito flaconcino che racchiude il vostro sogno di giovinezza dovete lavorare un po’ e dovete lavorare un po’ anche dopo, per buttare tutto nella spazzatura con diligenza. Si può fare in modo diverso? Certo, ma tutto sembrerebbe triste per noi consumatori drogati da anni di confezioni incredibili. Mi spiego.

«Siamo drogate da anni di pack beauty mirabolanti ma, se vogliamo essere sostenibili, dovremo cambiare prospettiva»

Si possono realizzare flaconi di plastica riciclata, io lo faccio. Si può usare la plastica recuperata dai fondali oceanici e tracciata dal nome del peschereccio che ha effettuato il recupero (questa plastica costa più cara della porcellana ma vuoi mettere la soddisfazione). Però, diciamolo, questa plastica è opaca, è poco elastica. L’effetto elisir magico contenuto in un’ampolla lussuosa viene decisamente meno, facciamo fatica a immaginare che il sogno di ritrovare la nostra compianta giovinezza stia rinchiuso in un flacone di plastica che non sfolgora. Maledetto marketing che ci ha rese schiave! Voi ora state per chiedermi perché non si possono fare flaconi riutilizzabili: voi tenete quelli belli che vengono nuovamente riempiti una volta terminato il vostro antirughe. Perché non si può. Conservanti e antibatterici sono tarati nei cosmetici per stare in un flacone pulito e noi non possiamo sapere cosa avete fatto voi col vostro flacone vuoto. Si può fare coi profumi che, essendo alcool, si conservano da soli. Ma purtroppo, almeno nella cosmesi, brutto spesso vuol dire buono.

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