Si dice sempre che il futuro sia una pagina bianca, un destino da scrivere. Ma forse mai come nei mesi scorsi ci siamo resi conto di quanto illusorie siano le nostre pretese di dominare l’incertezza facendo progetti. La pandemia ci ha costretto a ripensare il nostro modo di vivere e stare con gli altri. «E se provassimo a reinventare anche lo spazio e il tempo che abbiamo davanti?» è l’invito che arriva da Daria Bignardi, 59 anni, scrittrice e conduttrice (vedi sotto), da sempre attenta al modo in cui le persone, inclusa lei stessa, reagiscono a eventi dirompenti quali malattie, separazioni, amori fatali.

Come ha vissuto i mesi scorsi?

«Da privilegiata. Non avevo persone malate da curare né bambini piccoli da seguire e, insieme a mia figlia 17enne, potevo godere dello spazio di una casa in cui abito da 12 anni senza mai averla conosciuta davvero. Da un lato, sentivo la curiosità e l’eccitazione che nascono quando ti ritrovi dentro un evento epocale. Dall’altro, per la prima volta ho sperimentato la possibilità di inventare le giornate, senza appuntamenti e scadenze. Davanti a un tempo immobile ho iniziato a svegliarmi molto presto per scoprire, ad esempio, da quale finestra sorge il sole a casa mia. E poi, rimettendo in ordine i 4.000 volumi della mia libreria, ho recuperato episodi del passato che avevo dimenticato».

Quali?

«Ho ritrovato l’autobiografia di Mike Bongiorno, cui ho fatto l’ultima intervista della sua vita. Mi aveva scritto un biglietto molto affettuoso perché gli avevo raccontato che Rischiatutto era un appuntamento fisso a casa nostra. E da un cassetto sono spuntate le foto del primo marito di mia nonna Adele, morta di influenza spagnola. La vera scoperta, però, è stata la lentezza che ho assaporato dal primo all’ultimo giorno».

L’antropologa Jane Guyer sostiene che molti vivano con difficoltà il “presente obbligato” del lockdown, perché è impossibile progettare il futuro

«È vero, la quarantena ha messo in scena il presente, rivelato l’incertezza delle nostre vite e strappato l’illusione di poter controllare il futuro. Ma, da persona ansiosa, che teme ciò che non conosce, il fatto di vedere avverate le mie paure in un evento di eccezionale gravità mi ha, in un certo senso, placata: se il peggio è già successo, se non devo più preoccuparmi che arrivi, divento lucida e pragmatica».

Daria Bignardi

Il lockdown ha rivelato lo squilibrio domestico tra il carico delle donne e quello degli uomini

«È un discorso complesso perché nelle famiglie di oggi ci sono condizioni molto diverse per età, consapevolezza, possibilità di avere un aiuto. Però è vero che nella maggior parte dei casi il peso ricade tutto sulle donne: la casa, la cura dei figli e degli anziani. Voler prendersi cura degli altri è anche un piacere, ma bisogna stare attenti a non superare un crinale in cui è tutto troppo e troppo faticoso. Perché inconsciamente ci aspettiamo gratitudine, mentre magari i nostri familiari quelle cose neppure le chiedevano».

Infatti ha invitato provocatoriamente le donne a «non fare più nulla»

«A noi donne serve uno sforzo per reprimere la nostra inclinazione a voler fare tutto. È faticoso e scomodo non farsi intrappolare dal sentimento di essere importanti e necessarie: dovremmo copiare dagli uomini, che evitano di assumere ruoli in cui il piacere sia completamente assente e tutto si riduca a un dovere. Ritroviamo il gusto di non dover fare, di non dover essere, di non avere nulla da dimostrare. All’inizio è una trasgressione; poi, una liberazione».

La “bolla” del lockdown mi ha liberata dalla schiavitù autoindotta di conformarmi alle abitudini imposte o ai presunti obblighi

In questi mesi di clausura è cambiato anche il nostro rapporto con l’esterno?

«Sì. Penso, per esempio, che un anno fa parlavamo solo di Greta Thunberg. Chiuderci in casa ci ha dato modo di capire a cosa stavamo rinunciando e ha accresciuto il valore di sapere che là fuori c’è un mondo cui tornare, a patto di tutelarlo».

Nella “nuova” normalità cosa ci porteremo dietro?

«Vorrei mantenere una scansione del tempo più conforme ai miei desideri. Da ragazza ho sempre invidiato chi il sabato sera stava in casa a leggere anziché uscire perché lo facevano tutti. Questo periodo mi ha regalato la possibilità di studiare, se mi va, anche se è Ferragosto, di pulire i fornelli anche se è sera, o di decidere di lavorare durante le vacanze. Resettando da zero tutti gli impegni senza cedere al senso di colpa perché nessuno dei miei piani aveva più una scadenza, mi sono sentita autorizzata a fare non solo quello che per me è importante, ma a farlo quando lo desidero, senza cedere agli orari imposti o ai presunti obblighi sociali. E, adesso che sono guidate dal desiderio autentico, ognuna delle mie giornate è un’avventura. Perché ogni volta mi chiedo se quello che penso di dover fare sia anche quello che voglio fare, in quel preciso momento».

I prossimi impegni di Daria Bignardi fra libri, radio e tv

Dal 21 settembre Daria Bignardi condurrà L’intrusa, ogni mattina alle 10 su Radio Capital. Dal 21 ottobre tornerà in tv sul Nove con il talk show L’assedio. Il 10 novembre uscirà per Mondadori il suo nuovo romanzo, scritto durante il lockdown e ultimato durante le vacanze.