L’iPhone compie 10 anni (e ormai è parte di noi)

Credits: Il lancio dell'Iphone nel giugno 2007
di

Roberto Moliterni

Sembra ieri. Invece l'iPhone compie i suoi primi 10 anni. E ha cambiato il modo in cui ci innamoriamo, ci lasciamo, comunichiamo

Ci conosciamo su Tinder, ci fidanziamo su Facebook, facciamo l’amore su Skype, ci lasciamo su WhatsApp. Litighiamo per il posto macchina nel gruppo di condominio, alle email di lavoro rispondiamo in infradito sulla spiaggia. Dieci anni fa tutto questo forse non era nemmeno immaginabile, tranne che nella testa di una persona: Steve Jobs. Alle 18 del 29 giugno 2007 arrivava in commercio l’iPhone, che di lì a poco sarebbe stato imitato da altre aziende. Per averlo, alcuni si erano messi in fila davanti all’Apple Store di Manhattan, a New York, dalle 5 del mattino... del 24 giugno. Da allora, senza che ce ne accorgessimo, «l’iPhone ha preso il posto di una parte del corpo», come cantano J-Ax e Fedez. «Le persone utilizzano la tecnologia digitale 6 ore al giorno, 4 solo dal telefono» spiega Giuseppe Riva, professore di Psicologia delle comunicazioni all’università Cattolica di Milano e autore del saggio Selfie. Narcisismo e identità (Il Mulino).

Un terzo della nostra vita

Passiamo un terzo delle nostre giornate in un altrove virtuale, ovunque disponibile tramite lo smartphone, in cui abbiamo costruito o trasferito pezzi sempre più importanti della nostra realtà: dalle relazioni alle foto. «Attraverso i selfie, che si sono diffusi grazie all’introduzione della fotocamera frontale dell’iPhone 4, è cambiato anche il modo in cui ci guardiamo e definiamo come individui, rendendo visibili agli altri le nostre trasformazioni» continua Riva. «E attraverso le emoticon è cambiato il modo in cui condividiamo le emozioni. Studi americani e inglesi in via di pubblicazione hanno dimostrato che chi utilizza le emoticon, esprimendo meglio la propria dimensione individuale, ha più benessere».

L’iPhone ha modificato le nostre relazioni, la maniera in cui comunichiamo, lavoriamo, ci innamoriamo e ci lasciamo. Ma non i nostri bisogni più intimi: sta a noi, ogni volta, scegliere quale sia la via migliore per esprimere e realizzare quei bisogni.

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