Rio 2016: le Olimpiadi vanno di moda

01 08 2016 di Giulia Pivetta

«L’importante è partecipare» diceva Pierre De Coubertin. Ma anche vestirsi bene. Perché, a guardare gli atleti che si sfideranno in Brasile tra il 5 e il 21 agosto, sembra proprio di assistere a una fashion week. Tanto che ora tutti vogliono indossare capi sportivi. Comodi, griffati, elegantissimi

La grande attesa per i Giochi di Rio è una conferma di come lo sport sia parte integrante della nostra vita e ci influenzi nel modo di pensare, nelle abitudini, persino nel vestire.

Performance e innovazione sono valori che dal podio olimpico si sono trasferiti nella società contemporanea: siamo sempre più spronati a battere record personali, impegnati a tenere testa alle sfide quotidiane del lavoro e degli impegni familiari. E quello che indossiamo deve saper gareggiare con noi.


L’australiana Cathy Freeman, medaglia d’oro nei 400 metri piani a Sydney nel 2000.


La parola d’ordine è “athleisure”. Unisce l’atletica con il leisure, che in inglese descrive la piacevolezza e il relax nel tempo libero. Ed è una vera e propria tendenza: quella di indossare capi sportivi e comodi con un tocco frivolo e glam.

Tanto che si moltiplicano le collaborazioni tra case di moda e colossi dello sport. Soprattutto ora, in occasione dei Giochi: Louis Vuitton ha concepito una linea con Nike, fornitrice ufficiale di Rio 2016, pensata sia per gli atleti in gara, sia per noi “atleti metropolitani”. In un’epoca creativa in cui la regola è citare (il passato, culture diverse, l’arte...), il mondo delle competizioni olimpiche si dimostra una fonte inesauribile di input stilistici.

Lilian Beaurepair, australiana, ai Giochi di Anversa, nel 1920: in quegli anni le atlete iniziarono a a gareggiare a braccia e gambe scoperte.

I Giochi in ogni epoca sanno stupire.

Hanno anticipato i tempi. Lo hanno fatto a piccoli passi, anno dopo anno, entrando a pieno diritto nel nostro immaginario (e nel nostro guardaroba) e spesso mettendo a soqquadro certezze radicate.

È successo negli anni Venti, quando le atlete gareggiarono a braccia e gambe scoperte, provocando le reazioni inorridite dei benpensanti. Le stesse facce allibite si sono riviste a Sydney 2000, di fronte alle forme e ai materiali futuristici del completo indossato dall’australiana Cathy Freeman, oggi parte dell’abbigliamento degli amatori della corsa.

Una rivoluzione senza fine, iniziata con una tuta e un paio di scarpe da ginnastica. La prima apparve nel 1932 ai Giochi di Los Angeles; le seconde debuttarono 4 anni dopo a Berlino ai piedi di Jesse Owens con il marchio “Adi Dassler” (poi Adidas, uno dei marchi che tutti conosciamo).

Che cosa ricordiamo di Monaco 1972? Di questi tempi, torna in mente l’angoscia per l’attentato terroristico e il massacro degli atleti israeliani, certo. Ma in quelle Olimpiadi si impose anche il body, inventato per le ginnaste. Lasciò a bocca aperta per la sua vestibilità perfetta. Invase letteralmente gli anni Ottanta, dall’aerobica alla moda di strada, indossato persino con le proverbiali spalline. E il body ritorna oggi, reinterpretato da Stella McCartney per il team olimpico inglese a Rio.

Gli stilisti gareggiano a Rio.

Quella britannica non sarà l’unica divisa griffata che vedremo competere: da Ralph Lauren per gli Stati Uniti a Giorgio Armani per l’Italia, da Dsquared per il Canada a Lacoste per la Francia, solo per citare i più famosi.

Insomma, in Brasile assisteremo a nuove settimane della moda. C’è da scommettere che faremo incetta di accessori come lo zaino in edizione limitata di Eastpak, gli occhiali da sole Brasilia di Pâquerettes Paris o le Havaianas presentate dal Comitato olimpico. E di certo andranno a ruba i top corti e le polo in fibre tecniche indossati dagli atleti.

Uniformi molto diverse da quelle di lana disegnate da Ottavio Missoni per le Olimpiadi del 1948 a Londra. Allora lui era un campione della corsa (partecipò piazzandosi sesto nella finale 400 metri ostacoli). In seguito sarebbe diventato il campione della maglieria. A proposito, si vocifera che sarà proprio la maglia, intrecciata, il futuro dell’athleisure. Ma dovremo aspettare la fine dei Giochi olimpici di Rio per riparlarne.

Modelli Ralph Lauren per il team Usa odierno.
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