Nan Goldin è una delle fotografe contemporanee più affermate. Capace di cogliere con uno scatto dell’obiettivo la bellezza delle persone, la loro natura più intima. Lo ha fatto con i suoi reportage sulle drag queen di New York, le comunità gay, la gente per strada, gli amici.

La fotografia è il linguaggio che ha imparato da giovane per comunicare col mondo ed esprimere i suoi sentimenti quando la vita è diventata impossibile.

Il documentario Tutta la bellezza e il dolore di Laura Poitras, vincitore del Leone d’oro a Venezia 2022 e ora candidato agli Oscar, arriva nelle sale il 12-13 e 14 febbraio e racconta la sua storia attraverso la sua voce, le sue fotografie, il suo presente di attivista, i suoi ricordi.

Nan Goldin, una grande donna dalla vita difficile

Nan Goldin è nata il 12 settembre 1953 a Washington in una famiglia ebraica, ultima di 4 fratelli, ma è cresciuta poi nella periferia di Lexington, Massachussets. In uno di quei quartieri con le villette tutte uguali e il giardinetto che si affaccia sulla strada. Ed è lì, attraverso le fotografie di famiglia che Laura Poitras ce la mostra, prima della sua “caduta”. Nan era legatissima alla sorella più grande, Barbara, che muore suicida: era il suo faro, il suo punto di riferimento. Da quel momento, appena 11enne, diventa insofferente alla famiglia, che la dà in affido, alla scuola da cui si fa cacciare. Sta male, e comincia un viaggio alla ricerca di punto su cui gravitare. Lo trova in un amico, David Armstrong con cui inizia a scoprire la forza e le potenzialità della fotografia. Ma è solo l’inizio.

Alla fine degli anni Sessanta va a vivere a Boston, si appassiona al cinema, alla factory di Andy Warhol, scopre le droghe, inizia a studiare arte e fotografia. Comincia a usare la macchina fotografica come mezzo per fermare e dare un senso a quello che le succede.

L’attivismo di Nan Goldin contro gli oppioidi

Nel film si vede la sua vita, la sua opera, la sua poesia. Ma anche il suo attivismo: nel 2017 ha dichiarato che si stava riprendendo da una dipendenza da oppioidi iniziata assumendo degli antidolorifici a seguito di un’operazione. Era arrivata a prenderne 12 al giorno, a non pensare ad altro. Così ha fondato un gruppo, PAIN (Prescripition Addiction Intervention Now)  con altri artisti, attivisti, persone che ci sono passate o che hanno perso figli o parenti a causa di questa dipendenza. Un vero flagello che ha cercato di combattere manifestando contro la famiglia Sackler, nota per le sue generose donazioni a musei e altre prestigiose iniziative artistiche, e proprietaria di Purdue Pharma, l’azienda che produce l’antidolorifico Ossicodone che ha causato la morte di circa mezzo milione di americani.

Un ritratto intimo e potente

Laura Poitras usa le azioni del gruppo, i loro filmati, li riprende in azione. E intreccia questo presente con le diapositive, le fotografie, i dialoghi intimi e alcuni filmati inediti, per raccontare la vita di una grande donna dal passato tragico e tumultuoso, il suo difficile rapporto con i genitori, il suicidio della sorella, la cacciata di casa appena 14enne, le difficoltà economiche, le amicizie. E poi l’affermazione a livello internazionale con la sua arte, capace di mostrarci tutta la bellezza del mondo e tutto il suo dolore.


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Tutte le foto sono courtesy of Nan Goldin