A 71 anni, Al Bano Carrisi viene messo al bando dall’Ucraina con un avviso diramato non più di una settimana fa (e che quasi nessuno all’inizio aveva preso sul serio). Ma poi il governo dell’ex Repubblica sovietica ha addirittura definito nemico pubblico il cantante di Cellino San Marco, aprendo inconsapevole la strada all’ironia del web che però, se nei primi giorni si è scatenato in meme, gif e sfottò, ora sta dalla parte del cantante di “Ci sarà”.

La scintilla che ha fatto scoppiare l’incendio tra Al Bano e l’Ucraina sarebbe stata la sua esibizione sul palco del gala che nel dicembre 2017 celebrava il centenario della Ceka. I servizi segreti sovietici, nei quali lo stesso Putin militò prima dell’ascesa al Cremlino, sono infatti invisi al governo ucraino per ragioni storiche. Ma insomma, stiamo parlando delle irreparabili fratture tra l’amministrazione di Kiev e il Cremlino o della vittima innocente del delicato conflitto fra i due paesi

Dal canto suo, l’artista italiano, in un’intervista a Novella 2000, spiega: “Le mie canzoni portano, gioia, non dividono, uniscono, sono messaggi d’amore, non di guerra, di pace, non di battaglia. Per questo le mie canzoni da sempre hanno scavalcato le frontiere in tutto il mondo, piacciono in Russia come in America, in Canada come in Sudamerica, abbattono quei confini creati dai politici. Ai miei concerti vedo gente di ogni popolo e razza divertirsi, abbracciarsi, sorridere. Noi artisti abbiamo un compito immenso e meraviglioso: portare la gioia nelle case, là dove c’è gente che magari vive anche momenti di difficoltà e cerca un attimo di evasione, di leggerezza, di musica e di poesia. Può essere tutto questo un pericolo nazionale? Forse sì“.

Al Bano non ci sta e passa all’azione minacciando di ricorrere alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Non solo, il cantante intende anche chiedere un risarcimento danni all’Ucraina, da devolvere in beneficenza a un ente benefico ucraino.

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Intanto un gruppo di deputati ucraini ha chiesto al capo dei servizi di sicurezza Vasily Gritsak di precludere l’ingresso in Ucraina anche al cantante Toto Cutugno per le sue presunte posizioni filorusse.

Pensare di annullare il concerto di Kiev per problemi politici “mi sembra assurdo“, spiegano dal suo staff all’Ansa, “in quanto Toto è sempre stato distante dall’ambito politico e in tutta la sua vita non si è mai espresso in nessuna direzione. Tra l’altro abbiamo rinunciato ai concerti in Crimea dopo l’annessione alla Russia perché ciò avrebbe significato non poter andare più in Ucraina per via delle restrizioni imposte dal governo. Toto è ambasciatore della musica italiana nel mondo da oltre 40 anni, ruolo che continua ad esercitare anche con questo tour che, dopo Kiev, tocca numerose capitali europee tra cui Budapest, Praga, Varsavia, Bratislava“.

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E non è finita perché tra i 147 artisti “banditi” dall’Ucraina spuntano anche Steven Seagal e il “nostro” Michele Placido considerati “Una seria minaccia alla sicurezza nazionale dell’Ucraina e inseriti nella lista nera stilata dal ministero della Cultura dietro richiesta del Consiglio di Sicurezza e Difesa nazionale. La cintura nera d’Aikido ha ricevuto la cittadinanza russa e ha sempre espresso aperto sostegno alle politiche dello “zar” sovietico, mentre l’attore italiano paga le sue posizioni dopo aver definito Putin “il numero uno in Europa per politica estera” e la Russia “un baluardo contro l’Islam”.
Ed è di oggi l’iserimento in lista anche del divo francese Gérard Depardieu.

Insomma certamente parliamo di uno spionaggio e controspionaggio tra i più feroci del XX secolo e, nonostante i numerosi cambiamenti di nomi e sigle, da Ceka a Kgb, i servizi segreti sovietici non ha lasciato bei ricordi in Ucraina, ma addisittura considerare Al Bano come come un terrorista o un pericolo per la sicurezza nazionale… Non avranno esagerato con la vodka?