Su La Tribuna Illustrata dell’8 marzo 1964 c’era scritto: «Per accogliere i Beatles, il noto quartetto vocale, di ritorno dall’America, 4.000 giovani inglesi, per la maggior parte ragazze, non hanno esitato a dormire all’addiaccio, trasformando l’aeroporto di Londra in un folle e variopinto bivacco. Quando, con 3 giorni di ritardo sul previsto, i 4 cantanti pettinati alla frate sono apparsi sulla scaletta dell’aereo, un clamore isterico si è levato al cielo, accompagnato da svenimenti, pianti ed esagitati tentativi d’invasione della pista».

Rileggendo questa descrizione d’epoca si capisce bene perché fu uno scandalo quando la regina Elisabetta nominò i Beatles, considerati un prodotto del diavolo in una Inghilterra reazionaria e bacchettona, Cavalieri dell’Ordine dell’Impero britannico. Come se in Italia Jovanotti fosse nominato senatore a vita. Oggi le acconciature e i vestiti del gruppo più famoso dell’universo potrebbero essere le divise dello staff di un albergo a 5 stelle.

I Beatles scandalo non lo fanno più, anzi. Il 29 agosto ricorrono i 50 anni dall’ultimo concerto, che si tenne al Candlestick Park di San Francisco, e John Lennon & Co. sono celebrati come miti ineguagliabili dal film di Ron Howard The Beatles – Eight days a week e dalla mostra londinese che prende il titolo dalla hit You say you want a revolution? E io, coetaneo dei 4 ragazzotti di Liverpool, ascolto le loro canzoni con l’ammirazione con cui ascolterei una sinfonia classica di Beethoven.

Olycom
1 di 14
– La storica batteria di Ringo Starr

Getty
2 di 14
– 1966

Getty
3 di 14
– 1966

Olycom
4 di 14
– I Beatles mostrano un loro poster – 1967

OLycom
5 di 14
– L’Album Abbey Road


6 di 14
– Il disco Sgt. Pepper’s lonely hearts club band

Olycom
7 di 14
– Let It Be è l’ultimo disco pubblicato dalla band, nel 1970

Olycom
8 di 14
– I Beatles di cera al Madame Tussauds di Londra

Olycom
9 di 14

Olycom
10 di 14
– Giovani fans dei Beatles ad un concerto del 1966

Olycom
11 di 14
– Scultura raffigurante i Beatles a Liverpool

Getty
12 di 14
– 26 ottobre 1965: i membri dei Beatles furono insigniti dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine dell’Impero britannico


13 di 14
– Londra, 1965. La polizia contiene la folla dei fans fuori da Buckingam Palace, dove il gruppo si era recato per ricevere l’onorificenza

Ansa
14 di 14
– La mostra dedicata al gruppo a Città del Messico

EROICI  Nel 2016 dici Beatles e sai di cosa parli. Come dire Michelangelo o Torre Eiffel. Le facce di John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr sono più famose di quelle dei presidenti americani scolpiti sulla roccia di Mount Rushmore. I Beatles sono le Quattro Grazie della musica rock. Le Tre Grazie del quadro di Botticelli e della scultura di Canova al confronto sono emerite sconosciute. Più simili alle groupies che si sarebbero tagliate un dito pur di poter baciare uno degli “scarafaggi” (perché questo significa Beatles in italiano).

I poster che li ritraggono sul palco sono potenti come L’Urlo di Munch e vivi come i Girasoli di Van Gogh. Gli stessi Beatles produssero immagini memorabili. Penso al disco Sgt. Pepper’s lonely hearts club band, con la copertina disegnata dall’artista pop inglese Peter Blake, o alla mitica cover di Abbey road, dove i nostri eroi attraversano la strada sulle strisce pedonali: cosa comune a tutti i mortali, ma loro la fanno con un portamento degno degli dei greci, trasformando il passo in un gesto mitico come quello della scultura classica del famoso Discobolo.

UNICI  I Beatles sono per la musica quello che gli Impressionisti sono stati per l’arte moderna: lo sturalavandino della creatività e della sperimentazione. Per diffondere le loro canzoni usavano la Apple: non quella di Steve Jobs, ovviamente, bensì una casa discografica creata apposta per loro.

Finché rimasero insieme, i 4 furono una cosa sola. In realtà all’inizio della carriera, negli anni ’50 a Liverpool, i futuri Beatles erano solamente 3. Iniziò John Lennon, 16enne. Chiamò l’amico Paul McCartney nel gruppetto dei Blackjacks come chitarrista solista, e Paul a sua volta chiamò George Harrison, 14enne. Ringo Starr non era previsto. Senonché il batterista Stuart Sutcliffe ebbe la sfortuna di morire di colpo, aprendo l’autostrada alla fortuna di Ringo. Senza Sutcliffe, però, non ci sarebbero i Beatles. Fu lui a suggerire il nome del gruppo che, dopo qualche variazione, diventò quello che ormai fa parte del nostro vocabolario.

PROVOCATORI  Quando si parla di musica, la nascita della band equivale alla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo. Dopo di loro la storia della cultura contemporanea non poteva tornare indietro. E, nonostante la separazione del 1970, sono rimasti un faro nell’oceano del rock. Nel 1966 John Lennon creò un putiferio dichiarando in un’intervista che i Beatles erano più popolari di Gesù. Chi lo direbbe oggi rischierebbe di finire ammazzato o diventerebbe un ospite di Porta a Porta.

Certamente però i Beatles sono stati una religione, anche se fa un po’ ridere vedere i filmati di ieri e notare che Paul McCartney ha i capelli più corti del super manager Sergio Marchionne. Se poi pensi che a quel tempo non c’erano i social, la loro popolarità è ancora più straordinaria.

LIBERI  Lennon, McCartney, Harrison e Starr non sono stati influenti soltanto nella musica. Nel 1968 diventarono protagonisti del cartone animato Yellow Submarine, intitolato come il loro album che era la colonna sonora del film. La storia? I 4 musicisti a fumetti vengono prelevati da un sottomarino giallo a Liverpool per andare a Pepperlandia, una terra sul fondo dell’oceano, e curarla dalla tristezza che l’attanaglia. Dalla tristezza i Beatles non hanno curato solo gli abitanti di Pepperlandia, ma tantissimi di noi. L’allegria è l’ottava nota dei loro spartiti e il quinto magico membro del gruppo.

La loro fu una vera rivoluzione. La rivoluzione della libertà. Paragonabile a quella fatta da Pablo Picasso con il Cubismo. Senza i Beatles il mondo sarebbe sicuramente diverso. E probabilmente anche peggiore.

3 CHICCHE PER I FAN


1 di 3
– LA MOSTRA
Si intitola You say
you want a
revolution?
Records and rebels
1966-1970 la
ressegna ispirata
ai Beatles al via il
10 settembre al
Victoria & Albert
Museum di Londra
(vam.ac.uk).


2 di 3
– IL CARTOON
Si può guardare
su Netflix la serie
a cartoni animati
per bambini
intitolata Bugs
Beat. Ogni puntata
include una tra le
più amate canzoni
dei Beatles.
Come Lucy in the
sky o Blackbird.


3 di 3
– L’ALBUM
The Beatles: live
at the Hollywood
Bowl (Universal).
È la registrazione
dei concerti negli
Usa tra il 1964 e il
1965. E la colonna
sonora del film
di Ron Howard